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Lo scempio in Val Rosandra
Il Comitato: "Dalla distruzione lo stimolo per creare una vera coscienza ambientale".

Il 24 marzo scorso in Friuli Venezia Giulia, come ogni anno, è stato il giorno della “Operazione alvei puliti”. A Trieste, in Val Rosandra, annunciata dall'assessorato all'Ambiente nel novembre scorso, si è voluto ripulire il torrente Rosandra. Completata la prima parte dell'intervento è scoppiata una protesta: il Comitato per la difesa della Val Rosandra ha raccolto firme, testimonianze, fotografie e video. In termini tecnici, quel che hanno fatto si chiama “lavori urgenti di prevenzione per il ripristino dell’efficienza idraulica dei corsi d’acqua regionali a tutela della pubblica incolumità mediante l’asportazione della vegetazione arborea ed arbustiva infestante gli alvei”.
Peccato che l’intervento non abbia interessato solo il tratto di torrente tra Gornji Konec (Bagnoli Superiore) e Boljunec (Bagnoli), tratto di scarso pregio, ed effettivamente infestato da robinie e rovi; ha interessato anche un tratto a monte, all’interno della riserva naturale.
«È stata una devastazione coperta dai decreti per l'emergenza che danno il potere di violare i vincoli della riserva alla Protezione Civile», spiegano dal Comitato, che in un comunicato stampa segnala i fatti incriminati:- Distruzione totale di un habitat prioritario (cod. 91E0 Habitat Natura 2000) rarissimo nel Carso Triestino, nel tratto tra la passerella di legno e la prima ansa del fiume a monte di questa.
- Intervento effettuato in piena stagione riproduttiva dell’avifauna, con contestuale distruzione di nidi.
- Passaggio delle ruspe sul letto del torrente Rosandra durante il periodo riproduttivo degli anfibi.
- Il tutto nell’ambito di una Riserva Naturale Regionale inclusa in un sito S.I.C. e zona Z.P.S. (Direttiva Habitat).
A loro si sono uniti gli esperti, tra cui il professor Pier Luigi Nimis, dell'Università di Trieste. «L’intervento ha completamente distrutto un habitat prioritario: il bosco ripariale ad ontano nero (Alnus glutinosa). Questo costituisce una valida difesa delle rive, tanto che la sua presenza viene considerata una caratteristica che aumenta notevolmente il valore dell’Indice di Funzionalità Fluviale, adottato anche dall’ARPA regionale per monitorare lo stato dei corsi d’acqua della Regione. La completa scopertura del suolo derivante dal taglio drastico effettuato in Val Rosandra priverà questo tratto del torrente del suo presidio forestale, accelerando il disseccamento del suolo e l’erosione delle rive».
Una grande mobilitazione all'inizio di aprile è riuscita a fermare un secondo intervento nella riserva. Ma il comitato non si ferma, ora vuole capire e difendere la zona: com'è potuto succedere? Non sarà complice il dibattito sul percorso del TAV e sulla costruzione di un rigassificatore, due “grandi opere” che probabilmente nei prossimi anni interesseranno il territorio del comune di Dolina, lo stesso in cui si trova la riserva naturale della Val Rosandra?
Intanto il caso Val Rosandra è arrivato sul tavolo del Ministero dell’Ambiente: una segnalazione sull’intervento della Protezione Civile è stata infatti inoltrata al Governo, che richiedendo alla Regione un approfondimento e altre informazioni sulla questione, assicura come l’accaduto sia «all’attenzione del ministero».
Questo il testo che la nostra associazione ha inviato al Comando Forestale regionale Friuli Venezia Giulia:
- Mountain Wilderness Italia condanna fermamente quanto avvenuto in Val Rosandra alla fine del mese di marzo.
Il Comune di San Dorligo della Valle-Dolina aveva segnalato alla protezione Civile della Regione la necessità di eseguire l'intervento di manutenzione dell'alveo lungo il tratto del torrente Rosandra compreso tra l'abitato di Bagnoli Superiore e Bagnoli, a salvaguardia della pubblica incolumità e per garantire il regolare deflusso delle acque. Peccato che questo intervento non abbia interessato solo quel tratto, ma anche un tratto a monte, all'interno della riserva naturale.
Il tutto più che una manutenzione sembra una devastazione del territorio ad opera di persone incompetenti.
E'urgente bloccare subito un ulteriore scempio in questo territorio.
Mountain Wilderness Italia chiede che il Corpo Forestale Regionale intervenga per rilevare e sanzionare eventuali irregolarità, sia nel disboscamento, sia anche nel controllo di autorizzazioni per definire a chi sarà assegnata la raccolta della legna tagliata. Tenendo conto che parte della zona in questione è una Riserva Naturale Regionale, si chiede di comunicare il tutto alla competente autorità giudiziaria.
Vogliamo ricordare che questa Valle è unica nel suo genere per il suo aspetto selvaggio, nonché la presenza di grotte che l'hanno resa importante anche per lo studio dei fenomeni carsici.
Giancarlo Gazzola vice presidente Mountain Wilderness Italia
http://comitatovalrosandra.org/
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