Appennino sotto attacco: focus Umbria

Di Maria Cristina Garofalo (Referente MW Umbria)

Siamo invecchiati insieme alle vertenze storiche (gasdotto SNAM Rete Adriatica) e a quelle ricorrenti: eolico industriale, mancate bonifiche di SIN -Siti di Interesse Nazionali-, traffico veicolare sui sentieri, inquinamento e consumo di suolo, attacchi alle Aree Protette, mercificazione dell’ambiente naturale, captazioni ed emungimenti ingiustificati e profondi dei nostri fiumi.

Non siamo né stanchi, né così malandati da dare partita vinta a chi vedrebbe bene immense gettate di cemento in quota per installare inutili torri di 230 mt che non catturerebbero alcun vento necessario e sufficiente, o a chi spaccia per “energia pulita” e “opera strategica” un tubone di 1,20 mt di diametro e una servitù di scavo di 40 mt per lato, sistemato  diligentemente su ogni e qualsiasi faglia attiva dell’Appennino centrale dall’Abruzzo all’Emilia Romagna. Una seconda “colonna vertebrale” della penisola a tutti gli effetti, finché uno scrollone più forte non farà saltare tutto!!

No, in Appennino il problema centrale non è sicuramente l’overtourism, come ben sa chi lo frequenta costantemente, quotidianamente e soprattutto in ogni stagione e giorno della settimana. È bastata una mancata Fiorita spettacolare del Pian Grande, perché non vi fosse più bisogno delle ordinanze relative alla gestione del traffico: di auto che salivano a Castelluccio non ce n’erano proprio! Eppure quel Piano, per quella magia che si ripete ogni anno più o meno scintillante, insieme al GrIG, lo abbiamo dovuto difendere dall’attacco della sua stessa Comunanza Agraria che aveva sottratto terreni gravati da Usi Civici per la realizzazione di aree parcheggio.
Costantemente assistiamo al tentativo di fare degli spazi naturali e della montagna una succursale della città con tutte le comodità cui i “turisti per caso” sono abituati e pretendono di trovare, arrivando abbigliati in modi improbabili e inadeguati che ovviamente rendono l’esperienza en plain air non soddisfacente.

Chiunque abbia un minimo di sensibilità e salendo da Norcia si affaccia sui Piani di Castelluccio dal valico di Scentinelle, capisce che il “valore aggiunto” di quel luogo è il vuoto, la sospensione di tempo e spazio che regala agli occhi e all’anima. Eppure dopo oltre vent’anni dobbiamo ancora ribadirlo e difenderlo senza mai abbassare la guardia. I suoi confini sono minacciati da speculazioni di ogni tipo, ancora più ardite dopo il sisma del 2016, venendo spacciati per “rilancio”. Un caso su tutti l’albergo che si vorrebbe costruire ai Pantani d’Accumuli proprio in faccia ai laghetti. E sì che due metri più là, a Forca Canapine di strutture ricettive pure di grandi dimensioni, abbandonate e chiuse ben prima del sisma ce ne sono in avanzo!!!

Castelluccio-di-Norcia

Perché non ristrutturare quelle, se proprio se ne ravvede la necessità per il rilancio dell’economia della zona che, si ricorda ad onor del vero, a dieci anni dal terremoto è ancora poco più che un cantiere, con la rarefatta popolazione e le comunità sempre più disaggregate in “Soluzioni Abitative di Emergenza”.

Come profeticamente dichiarammo all’epoca dell’opposizione alla costruzione del “Deltaplano” di Castelluccio, le mega strutture impattanti tirate su in quattro e quattr’otto per tacitare gli imprenditori e gli stakeholder (per altro nella gran parte dei casi, assolutamente estranei a quelle terre) sarebbero servite a gettare fumo negli occhi agli abitanti residenti che stanno ancora aspettando di tornare alla loro terra.

Sì, crediamo che a noi attivisti ambientalisti spetti anche il dovere scomodo di disilludere e mettere in guardia le popolazioni dalle false sirene del consumismo e del “rilancio”, ricordando sempre che  la fruizione mordi e fuggi e l’uccisione del genius loci depredano e dissolvono velocemente il capitale naturale, ivi incluso quello antropizzato da secoli.

Ad oggi sono stati presentati oltre 6.000 progetti di eolico industriale con una concentrazione altissima in Appennino, dove si sa, e non siamo noi a dirlo, ma mappe anemografiche dell’Aeronautica Militare e analisi di Istituti blasonati, il vento è discontinuo e inefficace proprio per la caratteristica del territorio interno. Avete mai sentito tirare Grecale o Maestrale mentre passeggiavate fra il Coscerno e l’Aspra o fra i boschi di Monte Bibico?

Avrete invece sicuramente incontrato un sacco di enduristi, più o meno aggressivi (molto più “più” che meno), che hanno minacciato di passarvi sopra se non vi spostavate, tanto hanno l’assicurazione!

Ebbene, confermando che non solo sui crinali, ma neppure nel sottobosco c’è pace in montagna, la nuova Giunta della Regione dell’Umbria, che pure abbiamo fortemente voluto e sostenuto credendola più affine alla nostra visione e sensibile in materia ambientale, non è riuscita neppure a fare una cosa semplicissima: ripristinare esattamente la legge com’era prima del malefico emendamento Puletti. No, per non scontentare nessuno e captare consensi in campi geneticamente avversi, ha aggiunto la postilla di autorizzare in ambiente naturale, dopo previa e scontata autorizzazione, manifestazioni ludiche e sportive con relativa messa in sicurezza dei luoghi. Insomma il rimedio peggiore del male…

Ma sempre per restare in Umbria, è stata approvata una legge sulle “Aree idonee” alle installazioni delle energie “pulite” affinché la regione raggiunga l’autonomia energetica. Ebbene l’Assessore all’Ambiente dichiara che il 90% del territorio è idoneo, e che laddove vi fosse una “sovrapposizione”, “prossimità” o “sconfinamento” prevarrebbe il criterio d’idoneità!

Tutto ciò in un territorio piccolo e pregiato su cui insistono: 7 Parchi Regionali, un Parco Nazionale, infinite ZPS e SIC, siti Unesco ed eccellenze gastronomiche varie, oltre a diffuse aree archeologiche.

Un impattante progetto ANAS per la statale Tre Valli da Sant’Anatolia d Narco a Serravalle di Norcia trasformerebbe irrimediabilmente la SS 209 Valnerina, una valle preziosa, stretta e incassata, ad oggi dichiarata dal Touring una delle più belle strade d’Italia. Il Comitato Tutela Valnerina si sta battendo affinché la Regione si ravveda e non permetta questo inutile scempio in cui verrebbero sacrificati migliaia d’alberi e fatte brillare molte cariche sulle pendici rocciose per far posto a banchine laterali di 1mt e 25 ciascuna, nel tratto Sant’Anatolia – Borgo Cerreto e per lo svincolo ad altissimo impatto a Serravalle. Senza contare il danno economico per le attività turistiche dei piccoli e medi centri che vedrebbero il traffico deviato e canalizzato altrove per anni. Inutile anche ribadire che il progetto interseca aree SIC e Cammini ormai famosi in tutta Europa.

D’altronde, all’insaputa delle popolazioni, fioriscono centraline e cabine elettriche all’interno di Parchi Fluviali, in aree di possibile esondazione di quel fiume Nera mai domato, ma molto abusato, sia per la captazione industriale delle sue acque, ”esodate” verso la costa marchigiana, sia per il rifacimento dell’acquedotto colabrodo di Terni.

Risparmiamo disamine ed approfondimenti, per altro già ampiamente trattati nei lunghi anni di lotta, sulla situazione dei Siti d’Interesse Nazionale dislocati sul territorio a testimoniare l’ecocidio che, soprattutto nella bassa Valnerina, è stato compiuto all’inizio del ‘900; impunemente e senza rispetto alcuno per l’ambiente naturale, i diritti e la salute delle popolazioni esposte alla tossicità del delirio industriale. Situazioni d’inquinamento presenti ora come allora in cui il ricatto antico è sempre: o salute o lavoro!

La Valnerina ternana in poco più di 10 anni, dal 1898 al 1911, passò dall’essere “La Valle delle Meraviglie” del Grand Tour  celebrata  da Byron, Goethe e ritratta dai plenaristi come Corot, a delirio di ciminiere e discarica industriale di cui paghiamo ancora i danni in termini di salute ed ambiente.

Sì, in Umbria siamo scesi anche a valle, perché è lì che le montagne hanno le radici e abbiamo lottato contro l’installazione d’inceneritori che bruciassero i rifiuti della vicina Roma, come fossimo una sua colonia, tanto si sa che se una zona è inquinata, un po’ più o un po’ meno che differenza fa? E che dire dell’utilizzo delle crete dell’Orvietano come discariche a cielo aperto per fare un favore ad ACEA? E delle mille cave che fioriscono ovunque deturpando interi crinali, o dello sfruttamento delle nostre acque minerali vendute per due soldi alle multinazionale e sottratte al legittimo diritto delle comunità, che dire?

Per le sue risorse naturali, la sua posizione di costolatura della penisola, così centrale e strategico, l’Appennino è sotto attacco da sempre e ora più che mai! Altro che “overtourism”!!! Affermarlo fa pensare alla battuta di Jonny Stecchino di Benigni (tanto per citare anche noi qualche attore/regista…) che giunto a Palermo e parlando con il tassista, alla domanda di quale sia il problema della città, si sente rispondere: ”il traffico!”

Mountain Wilderness in Appennino si è spesa a 360°, con forze a volte esigue, ma sempre al fianco dei Comitati e delle Associazioni territoriali. Lo abbiamo fatto e lo facciamo contro la devastazione programmata irrazionale, irresponsabile ed incalzante del “tubone” SNAM, oggi più che mai, quando sul carro degli oppositori storici salgono, per rifarsi una verginità ideologica e politica, aggregazioni ambientaliste di facciata fino a poco prima schierate con multinazionali e partiti politici per un po’ di visibilità e tornaconto.

Le nostre lunghe battaglie non ci hanno sfinito, neppure quando sembravano perse; di risultati a casa ne abbiano portati! Per 25 anni abbiamo tenuto ferma e contrastato la SNAM, anche se a qualcuno degli attivisti dei Comitati locali è costato denunce e rischio di carcerazione. Nel 2008 fermammo il primo attacco dell’eolico industriale in Appennino: siamo ancora qui, lo faremo ancora, lo faremo sempre finché la ragione, la coerenza e la bellezza non prevarranno sugli interessi economici delle grandi concentrazioni di potere energetico.

Non cerchiamo di blandire nessuno con la promessa di una militanza che garantisce facili successi; tutt’altro! C’è da faticare sempre e tanto, e quotidianamente per raccogliere insieme qualche frutto, ma comunque e sempre dobbiamo essere antenne per la difesa dell’ambiente.

Maria Cristina Garofalo