Approvato alla Camera il Ddl Montagna: un passo avanti, ma mancano elementi essenziali per il futuro delle aree montane italiane.
Comunicato stampa di CIPRA Italia
È stato approvato oggi alla Camera il Disegno di legge Montagna (C. 2126), già approvato dal Senato, che introduce disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane. CIPRA Italia – la rappresentanza italiana della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi – accoglie con favore l’attenzione finalmente rivolta ai territori montani, ma segnala con forza le gravi lacune presenti nel testo legislativo.
Il Ddl Montagna rappresenta uno sforzo legislativo importante ma risulta carente su aspetti essenziali. Manca innanzitutto un adeguato riferimento agli effetti che i cambiamenti climatici stanno avendo e avranno sull’ambiente, sull’economia e sulla società montana, così come una concreta attenzione all’effettiva implementazione delle misure proposte.

CIPRA Italia sottolinea tre ambiti strategici risultano completamente assenti nel testo approvato:
1. Piani di adattamento climatico, fondamentali per rispondere agli impatti ambientali e socio-economici nelle Alpi, dove le temperature sono già aumentate di 2°C, il doppio rispetto alla media dell’emisfero settentrionale;
2. Piani di manutenzione territoriale, strumenti necessari per prevenire il dissesto e promuovere una gestione sostenibile delle risorse;
3. Partecipazione attiva delle comunità locali, che dovrebbero avere un ruolo chiave nelle decisioni territoriali.
«Il testo di legge – conclude Vanda Bonardo, presidente di CIPRA Italia – avrebbe dovuto riconoscere in modo più esplicito strumenti come le Green Communities, le Associazioni Fondiarie, gli Accordi e i Contratti di Foresta e di Fiume, valorizzandoli come leve strategiche per una gestione territoriale integrata e partecipata.
Ma il vero nodo critico resta l’assenza di una chiara visione sull’assetto istituzionale dei Comuni montani: senza un soggetto in grado di coordinare servizi, investimenti e progettazione, è difficile parlare di sviluppo sostenibile e di reale capacità di risposta alla crisi climatica.
Inoltre, colpisce negativamente la scelta dell’ultima ora di introdurre un emendamento che, aggirando il divieto di caccia sui valichi montani, consente di fatto l’attività venatoria su queste rotte. Un intervento normativo che, peraltro, risulta fuori luogo e poco coerente con gli obiettivi della legge appena approvata dalla Camera».