“La montagna del futuro. Abitare il cambiamento”: incontro pubblico ad Aosta il 23 maggio.
Quale sviluppo per le Alpi tra crisi climatica, spopolamento e nuove pressioni infrastrutturali?

La montagna cambia. Cambia il clima, cambiano gli equilibri economici, cambia il modo di abitare territori che per secoli hanno costruito una relazione profonda con i propri limiti naturali. La domanda è inevitabile: come immaginiamo la montagna del futuro?
È attorno a questo interrogativo che sabato 23 maggio 2026 alle ore 20.30, presso la Sala Conferenze BCC di via Garibaldi 3 ad Aosta, si terrà l’incontro pubblico “La montagna del futuro. Abitare il cambiamento”, nato dalla sinergia tra il progetto fotografico di conservazione L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche e il Comitato Insieme per Cime Bianche, attivo dal 2023 nella tutela legale del Vallone.
Un dialogo aperto, necessario, che porterà al centro una questione sempre più urgente: esiste ancora una possibilità di sviluppo alpino che non coincida con la mera messa a reddito del territorio?
A confrontarsi saranno Luca Rota, scrittore e studioso dei paesaggi montani, impegnato da anni nella riflessione sul rapporto tra cultura, territorio e futuro delle vallate alpine, e Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness Italia. Modererà l’incontro Annamaria Gremmo, medico chirurgo, fotografa e conservazionista, protagonista della difesa delle Cime Bianche e vincitrice del Premio Marcello Meroni 2023 per la sezione Ambiente. Il progetto fotografico da lei cofondato opera dal 2017 attraverso divulgazione, incontri pubblici e attività di sensibilizzazione.
Le Alpi davanti a un bivio
Il cambiamento climatico sta ridisegnando l’arco alpino con velocità crescente: regressione dei ghiacciai, instabilità idrogeologica, trasformazione degli ecosistemi, riduzione dell’innevamento. A queste dinamiche si sommano lo spopolamento delle aree interne e la fragilità economica di molte vallate. Di fronte a queste sfide, troppo spesso la risposta continua a essere quella del grande intervento infrastrutturale, concepito secondo modelli di sviluppo nati in un’altra epoca: nuovi impianti, ampliamento dei comprensori sciistici, collegamenti intervallivi, consumo di suolo in quota.
In Valle d’Aosta, due progetti simbolo incarnano questa visione: il collegamento funiviario nel Vallone delle Cime Bianche e il collegamento Pila-Cogne.

Il Vallone delle Cime Bianche: uno degli ultimi spazi integri delle Alpi
Il Vallone delle Cime Bianche, nell’alta Val d’Ayas, rappresenta uno degli ultimi grandi ambienti alpini rimasti sostanzialmente incontaminati, ricco di biodiversità e incluso nella Zona di Protezione Speciale “Ambienti glaciali del Gruppo del Monte Rosa”, parte della rete europea Natura 2000.
Da oltre dieci anni questo territorio è al centro di un progetto di collegamento funiviario destinato a connettere i comprensori di Cervinia e Monterosa Ski. Secondo i documenti disponibili, le ipotesi progettuali esaminate prevedono costi fino a oltre 120 milioni di euro e nessuna soluzione eviterebbe l’attraversamento o l’impatto sull’area protetta, compromettendone irreversibilmente il valore ambientale.
La vicenda è diventata un caso emblematico di conflitto tra conservazione e sfruttamento turistico. Negli anni si sono susseguite interrogazioni al Parlamento Europeo e al Parlamento italiano, mobilitazioni pubbliche, campagne di sensibilizzazione e una petizione internazionale che ha superato le 21.000 firme.
Il Comitato Insieme per Cime Bianche, nato nel 2023, ha avviato anche un percorso di tutela legale del Vallone, sostenuto da una vasta rete di cittadini e associazioni. Nel maggio 2025 una delegazione è stata ascoltata dal Consiglio Regionale valdostano proprio sulla compatibilità normativa del progetto con i vincoli di tutela ambientale esistenti.
La domanda resta aperta: ha ancora senso investire ingenti risorse pubbliche in infrastrutture orientate all’espansione dello sci alpino, in un contesto climatico radicalmente mutato?

Pila-Cogne: mobilità o nuova infrastrutturazione turistica?
Il secondo progetto riguarda il collegamento funiviario Pila-Cogne, tornato al centro del dibattito regionale dopo l’affidamento della progettazione preliminare. Le nove ipotesi attualmente considerate prevedono investimenti stimati tra 100 e 200 milioni di euro.
L’opera viene presentata come risposta alle criticità emerse dopo l’alluvione del 2024, che ha evidenziato la vulnerabilità dei collegamenti con Cogne. Tuttavia, molte perplessità riguardano la reale funzione dell’infrastruttura: una funivia non sostituirebbe il trasporto di mezzi, merci o bestiame e resterebbe dipendente dalle condizioni meteorologiche.
Critici del progetto sottolineano inoltre che le risorse economiche previste potrebbero essere impiegate prioritariamente per rafforzare la sicurezza della viabilità esistente, recuperare infrastrutture strategiche abbandonate o migliorare i collegamenti già presenti.
Anche qui emerge un interrogativo più ampio: di quali infrastrutture hanno realmente bisogno le comunità alpine?
Oltre il paradigma dello sfruttamento
Il convegno del 23 maggio vuole provare a spostare il dibattito. Non limitarsi al “sì” o al “no” ai singoli progetti, ma interrogarsi sul modello complessivo di futuro che stiamo costruendo per le montagne.
Abitare il cambiamento significa immaginare forme nuove di economia, di cura del territorio, di turismo, di servizi e di permanenza nelle vallate. Significa riconoscere che la montagna non può essere considerata soltanto una piattaforma produttiva o una risorsa da consumare.
Le Alpi del futuro potrebbero diventare laboratori di adattamento climatico, biodiversità, cultura e innovazione sociale. Oppure rischiare di inseguire modelli sempre più costosi, energivori e fragili.
Il 23 maggio ad Aosta si discuterà proprio di questo.
Perché il futuro della montagna riguarda chi la abita, ma anche chi la attraversa, la ama e riconosce nel suo equilibrio un bene comune.
Sabato 23 maggio 2026 — ore 20.30
Sala Conferenze BCC, via Garibaldi 3 — Aosta
Un confronto aperto a tutti. Per immaginare insieme la montagna che verrà.