L’assalto alla montagna. Impiantisti, turistificazione e futuro delle terre alte (3 di 3)

Come l’industria turistica sta trasformando la natura in infrastruttura. Di Luigi Casanova

La narrazione dominante presenta il turismo come soluzione universale per la montagna: occupazione, benessere economico, contrasto allo spopolamento. Tuttavia, nelle località dove il turismo si è trasformato in monocultura economica, emergono fenomeni che raccontano una realtà più complessa. L’aumento del costo della vita, la crisi abitativa, la difficoltà di mantenere servizi essenziali e la progressiva marginalizzazione delle attività tradizionali stanno modificando profondamente il tessuto sociale delle vallate alpine e appenniniche. Comprendere questi effetti è indispensabile per valutare il reale impatto del modello di sviluppo oggi dominante.

Capitolo 3

Capitolo 3: le conseguenze sociali della turistificazione

Leggendo i documenti del mondo degli impiantisti si può anche rimane affascinati. Ovunque l’industria dello sci sconfigge lo spopolamento della montagna, crea posti di lavoro, la montagna avrà benefici importanti perché sono, saranno gli impiantisti a curare la montagna abbandonata, sentieri e altro. Nei loro documenti non si trova traccia degli effetti negativi della turistificazione, anche perché il mondo politico li aiuta a evitare il tema.
Andiamo brevemente a vedere cosa ricade sulla popolazione locale laddove il turismo si è imposto come monocultura. Ovviamente nel fare questo abbiamo ben presente cosa significhi lo spopolamento delle terre alte, perché continua la fuga dei giovani, perché gli scompensi idrogeologici sono e saranno sempre più allarmanti. Ma dedicarsi alla montagna dimenticata è tema per altro capitolo, affrontato da altro associazionismo, da un vasto mondo della cultura, si pensi solo a un esempio, il manifesto di Camaldoli, documento che aiuta l’avvio di tante riflessioni.
Ovunque si affermi il turismo si ha come conseguenza un immediato aumento del costo della vita per i residenti. Si tratta di percentuali importanti.
Ovunque si impone la turistificazione i residenti, come i lavoratori, non solo stagionali, ma anche chi trova lavoro stabile come nella sanità, nella formazione scolastica, nelle istituzioni, si trova impossibilitato a trovare un appartamento in affitto: se lo trova i costi sono insostenibili, un appartamento di piccole dimensione costa 650 euro al mese, si arriva anche a mille euro.
Per una giovane famiglia risulta impossibile investire nell’acquisto di un’abitazione. Non si ha il coraggio di fermare il diffondersi delle seconde case nonostante i territori siano stati paesaggisticamente sconvolti. Nonostante i problemi che riversano sulle pubbliche amministrazioni. Del resto l’abitazione a uso turistico è funzionale all’industria dello sci. Un secondo aspetto, da tempo l’edilizia pubblica è stata fermata su volere della politica. L’acquisto di un appartamento è insostenibile, si va dai 4.000 euro il metro quadrato ai 16.000, o più.


Nelle località a alta intensità turistica è difficile trovi spazio il lavoro innovativo che favorisca la residenzialità dei giovani ricchi di saperi. Fuori stagione, per mesi, nelle vallate si impone la desertificazione sociale, si vive isolati e non certo causa dei mezzi informatici. Ogni luogo di socialità chiude, i percorsi culturali spariscono, gli abitati ospitano ormai quasi solo popolazione anziana, mancano servizi sociali primari come l’offerta sanitaria, la scolarizzazione di medio livello, la formazione continua al lavoro, il servizio di mobilità pubblica. Senza auto privata la vita nelle vallate risulta impossibile.
Per i motivi sopra descritti, costi degli affitti e dell’acquisto di appartamenti, non si trovano nemmeno più lavoratori del turismo, nemmeno dove sono ben pagati. Cuochi, camerieri, perfino i lavapiatti preferiscono altre località. I concorsi pubblici per occupazione nei comuni, nella sanità, vanno deserti. Non appena finisce il ciclo di una struttura produttiva sostenuta dal lavoro famigliare non si trova chi prosegua, i giovani rifiutano quel lavoro e un importante patrimonio immobiliare o chiude o viene acquistato da società esterne che, come dimostrato nei fatti, nulla comprendono della gestione del territorio e della cultura locale.
La stessa montagna viene abbandonata. Certo, nonostante la tecnologia stia alleviando le fatiche dei boscaioli o dell’allevatore, lavori che richiedono sacrifici. Non si trova più personale in questi settori, non certo per la presenza del lupo, ma perché la politica ha abbandonato il sostegno attivo a questa cultura. Si è rimasti inerti nel costruire una filiera che leghi il mondo dell’ospitalità a quello agro – pastorale. Non si è costruita nelle vallate una filiera del legno che mantenga sul territorio il valore aggiunto prodotto dalla materia prima (con l’esclusione positiva dell’Alto Adige).

Anche MW affronta questi temi. Il mondo dell’alpinismo stesso è coinvolto in questo divenire, in questa caduta di valori della montagna. L’associazione richiama tutta la società nazionale e internazionale, il mondo degli alpinisti e degli escursionisti delle alte quote a opporsi a una diffusione tanto radicale dell’assalto alla montagna. E’ necessaria, urgente una mobilitazione di massa che scuota la politica, che faccia riflettere il mondo della cultura. Fra pochi anni la montagna come vissuta dalla attuale generazione non esisterà più, tutto sarà reso artificiale, non certo grazie a un investimento in intelligenza e visione di lungo periodo.

Quale montagna lasceremo ai giovani?

Probabile che nel futuro, la montagna conquistata dalla tecnologia venga abbandonata, sarà privata della sua anima, della sua storia, di cultura. Vi avrà trovato spazio solo il mercato, tutto sarà reso simile a quanto si è abbandonato nelle città. Sicuramente non ci saranno più i gestori del territorio: allevatori, boscaioli, persone capaci di gestire drenaggi di pascoli, di viabilità, di mantenere la sentieristica, di trasmettere racconti ed emozioni.
Probabile non vi sarà più nemmeno territorio fisico. Laddove la morfologia dei versanti lo avrà permesso tutto risulterà urbanizzato, Rimarranno isole felici le rocce, gli strapiombi, le aree franose (a Cortina o Livigno nemmeno quelle).
Avendo aumentato la portata degli impianti il traffico dal basso verso l’alto non potrà che aumentare. I proprietari delle seconde, terze e più case abbandoneranno, gli appartamenti in affitto rimarranno deserti. O sotto utilizzati, se andrà bene, nei fine settimana.
Risulterà impossibile ristrutturare o adattare le proprietà causa i costi dei lavori, causa l’assenza di artigiani. Quanto rimarrà della montagna sarà snaturato dal traffico, dal rumore, il turismo cafone del mordi e fuggi trionferà anche sul lusso. I servizi degli acquedotti o dello scarico dei reflui saranno sempre più inadeguati in quanto progettati sui residenti, servizi che non sosterranno il picco delle presenza, già oggi avviene in troppe località famose. Torrenti e ruscelli saranno destinati a ritornare a emanare odori sgradevoli, a tutte le ore. Per quattro soldi in più, subito, immediati, si è rinunciato a progettare la montagna del domani: quella ricca di servizi, quella ospitale, quella che promuove cultura, storie, leggende, quella della purezza, quella dei ricercatori scientifici del 18° e 19° secolo, quella dei contemplatori riflessivi tipo Goethe, Dino Buzzati.

Dino Buzzati

Saremo stati noi, travolti dai conflitti di interesse, grandi e minuscoli, ad aver promosso, sostenuto, consolidato questo futuro. Non saranno sufficienti le cartoline pubblicitarie ripulite da impianti e mega alberghi a far ritornare nelle vallate ospiti, chi ricerca silenzio, aria pulita, paesaggi intonsi, naturalità. Saremo stati noi grazie a troppi silenzi e complicità ad aver permesso il declino della montagna. Fra poco tempo non ci saranno più risorse pubbliche disponibili per riconvertire territori demoliti. Non ci saranno lacrime per piangere, anche perché chi assisterà al degrado, in tempi non molto lontani a questo abbandono, avrà comunque perso la ricchezza e il valore della storia che ancora oggi siamo in grado di raccontare, trasferire, alimentare.
Gli impiantisti, il vasto mondo delle ruspe avranno demolito ogni paesaggio, la natura. Ci troveremo a vivere in una montagna artificiale, sempre più simile nell’offerta a ogni ambito cittadino.