Montagna in vendita? Riflessioni critiche sull’overtourism e la mercificazione dell’esperienza alpina.

Skift è una piattaforma di intelligence per l’industria del turismo che fornisce notizie, approfondimenti e servizi di marketing. Nel 2016 Rafat Ali, il suo fondatore, coniò per la prima volta il termine overtourism, che in italiano è traducibile con “sovraffollamento turistico” e non deve essere confuso con il turismo di massa, che è altra cosa.

Gli esempi più eclatanti di overtourism in Italia si sono manifestati in grandi città come Venezia e Firenze, ma anche la montagna ha la sua parte di problemi. Le strade di penetrazione ed i posteggi a pagamento ormai non bastano più a contingentare l’affluenza dei turisti, come del resto accade anche per le autostrade intasate nonostante le tariffe sempre più alte: i picchi di affluenza creano sempre problemi, e le località più ricercate concentrano l’interesse a discapito di altre che invece soffrono una crisi diametralmente opposta.

Gli esempi del lago di Braies sulle Alpi o quello recente di Roccaraso in Appennino ci hanno mostrato come la suggestione mediatica (nel primo caso una serie televisiva, nel secondo il tam tam dei social media) possa influenzare pesantemente le scelte dei vacanzieri “mordi e fuggi” che si concentrano in determinate località con conseguenti disagi per i residenti e per l’ambiente circostante. La scelta del rimedio affidato al numero chiuso pare sia quella più gettonata, soprattutto per gli accessi stradali: per la prima volta dopo quarant’anni, quest’estate l’accesso alla strada a pagamento (40 € ad autovettura) che conduce alle Tre Cime di Lavaredo sarà possibile solo tramite prenotazione online. Già da anni all’Alpe di Siusi si accede nelle ore diurne solo tramite bus o cabinovia; sulla strada del Nivolet in Piemonte il progetto ”A piedi tra le nuvole” che prevedeva la chiusura domenicale al traffico nei mesi estivi si è interrotto dopo vent’anni nel 2024, quest’anno si punta al limite giornaliero di 300 permessi. Anche per numerosi passi alpini e dolomitici, dallo Stelvio al Sella e Gardena, si invoca da anni la limitazione del traffico. Ma la maggior parte degli operatori turistici ha un atteggiamento schizofrenico nei confronti del turista: “lo detesto, ma lo voglio”.

La nuova frontiera è la limitazione all’accesso persino sui sentieri. Al parco nazionale delle Cinque Terre in Liguria è stato introdotto un pedaggio per i frequentatori del famoso “Sentiero dell’Amore”, dopo consistenti lavori di ripristino legati all’instabilità geologica del terreno; nei giorni scorsi ha fatto notizia l’installazione di un tornello abusivo su un sentiero della Val Gardena, installato da un contadino esasperato dai danni provocati sul suo terreno dai numerosi visitatori. Ma anche all’estero questa pratica non è sconosciuta: dalle Fær Øer in Norvegia all’isola portoghese di Madeira, fino all’accesso alle Galapagos in Ecuador. Certo, in tutti questi casi l’intento è che il ricavato vada a finanziare gli sforzi di conservazione ambientale, in fondo nulla di diverso dalla tassa di soggiorno che si versa senza discutere negli alberghi di città. Speriamo sia davvero così, ma la polemica è destinata a non spegnersi: solo pagando possiamo usufruire delle bellezze della natura? E l’obolo versato ci esime dalle buone norme comportamentali (“lavoro/guadagno/pago/pretendo”)?

Così come sulle autostrade si raccomandano le classiche “partenze intelligenti”, che puntualmente non servono ad evitare le code, anche in montagna le “vacanze intelligenti” sono una soluzione auspicabile ma di difficile realizzazione. Diversificare i periodi di villeggiatura, le mete di destinazione, la tipologia di soggiorno potrebbe servire ad una redistribuzione dei carichi turistici e delle risorse economiche sul territorio; ma il turismo oggi è sempre più legato allo spettacolo piuttosto che alle emozioni intime, il popolo dei selfie impera e vale di più una foto con lo sfondo di un panorama instagrammabile che un’esperienza vera a contatto con gli usi e costumi locali, è più facile apparire in un luogo che viverlo e cercare di comprenderlo, fissare in un’immagine la natura piuttosto che immergersi in essa e riscoprire un lato di noi che si era perduto o che non si pensava di avere.

Selfie Point

Da un lato montagne che si spopolano, dall’altro un sovraffollamento che può avere impatti negativi. Da una parte mancano i soldi per servizi socialmente necessari come sanità, trasporto pubblico, istruzione, mezzi di comunicazione, dall’altra il costo della vita sale alle stelle e le strutture urbanistiche risultano insufficienti a sostenere i picchi di carico turistico. Chico Mendes, sindacalista brasiliano che si batteva in difesa della foresta amazzonica, diceva che l’ambientalismo senza giustizia sociale è solo giardinaggio, i due aspetti sono collegati in profondità. La nostra società oggi non è giusta ma è malata, ed è anche colpa nostra, non solo dei potenti e dei ricchi ma anche delle nostre piccole azioni: l’ambiente ne risente, lo vediamo ogni giorno con i nostri occhi. Mendes è stato ucciso per le sue idee, mentre avanza sempre più l’erba sintetica e noi la apprezziamo, ormai non siamo in grado di cogliere la differenza.

Fabio Valentini