Monte Bondone (TN). Lo scandalo nazionale del trasporto della neve in elicottero.
Monte Bondone, la montagna della città di Trento. Negli anni ‘60 del secolo scorso era un’oasi di pace, il paradiso della natura selvatica. Si incontravano lepri, galli cedroni e forcelli, aquile, aree umide: le Tre Cime affascinavano con lunghi silenzi gli escursionisti che volevano godere di paesaggi fra loro tanto contrastanti. Il valico che collega la valle dell’Adige con clima continentale alle Sarche, la valle dei laghi dal clima mediterraneo. In pochi anni lungo la strada sono sorti alberghi (alcuni quasi fatiscenti oggi), centinaia di seconde case distribuite lungo la strada, in quota si trova un abitato privo di anima e di un centro. Ma ricco di parcheggi che hanno invaso prati e pascoli rigogliosi. L’area sciabile è esposta a sud, arriva fin poco sopra i 1700 metri di quota, la montagna intera è priva di acqua in quanto il terreno carsico la lascia filtrare verso valle.

Per anni il Comune di Trento e la Provincia hanno promosso piani di rilancio (ricordare il patto del Bondone, 2002 -3), un modo efficace teso a elargire in modo quasi clientelare, in assenza di un progetto di futuro, fondi pubblici. L’intera montagna ancora oggi è priva di una sua identità. L’ultima scandalosa trovata accomuna in un’unica prospettiva le volontà della Provincia governata dalle forze di destra a quella del Comune governato dal centrosinistra con i verdi in maggioranza. Costruire una grande funivia dovrebbe collegare la città all’area sciabile: 96 milioni di euro di spesa, un indebitamento annuo pubblico certificato da dirigenti apicali della Provincia di oltre 3 milioni di euro: vi si prevede anche il potenziamento dell’area sciabile e la costruzione di un grande bacino di raccolta acque per l’innevamento artificiale nei pressi di un’area umida, in zona di Rete Natura 2000. Il progetto complessivo viene spezzettato in più fasi, per evitare che venga sottoposto a VIA e per impedire il controllo dell’iter amministrativo alla cittadinanza tutta. L’impegno economico pubblico tanto importante viene motivato dal presunto servizio che la struttura dovrebbe offrire: fermare le auto in città. Ma la strada panoramica collega due aree a alta vocazione turistica: Garda e la città capoluogo. Nel futuro nessuno avrà mai il coraggio politico di bloccare l’uso dell’auto privata.
Innevamento con l’elicottero: l’offesa alla città
Non soddisfatti di tanta grazia il mondo degli impiantisti ha pensato bene di trasportare la neve in quota con l’elicottero. Nella giornata del 5 dicembre con ben 40 rotazione sono stati portati sulle piste quintali di neve. Si tratta di uno scandalo che travolge il Trentino verde, il Trentino che respira, il Trentino della salute come sostengono i costosi lanci pubblicitari di Trentino Marketing. Gli imprenditori dello sci come giustificano questo trasporto di neve in area Palon? Era già accaduto in Trentino pochi anni prima, a Folgaria. Le temperature sono troppo alte, non si riesce a produrre neve. Eppure la pista era perfettamente innevata, in minima parte impoverita dal forte vento. Dicono questi imprenditori che il costo è stato limitato, 6 mila euro a fronte di perdite per la chiusura degli impianti da loro valutate in 400 mila euro. Non ci abbiamo pensato due volte ha affermato il presidente della società Trento Funivie Fulvio Rigotti, non avevamo alternative chiude le polemiche.

Nelle sue dichiarazioni alla stampa non c’è nessuna valutazione riguardo i cambiamenti climatici in atto, nonostante lo scorso anno le piste siano rimaste inagibili per lungo tempo. In Bondone come altrove la neve è sempre più scarsa, spesso piove, come in Lombardia a Monte San Primo, nel Lazio al Terminillo la stagione del turismo sulla neve è finita. Investimenti tanto cospicui andrebbero rivolti alla ricerca di alternative, partendo da progetti capaci di dare risposte al territorio di alta qualità, rispetto dei beni naturale, recupero di strutture storiche esistenti. Ma al momento nel nostro paese padrone delle montagne rimane una sola categoria economica: l’impiantistica dello sci invernale.
Luigi Casanova