Olimpiadi Milano Cortina: si inseriscono elementi mafiosi, assenza di trasparenza e ritardi.

Luigi Casanova denuncia il volto nascosto delle Olimpiadi Milano Cortina 2026: ritardi, costi fuori controllo, opacità e territori feriti da opere che tradiscono lo spirito olimpico.

Alle Olimpiadi si gareggia per vincere. I tifosi vogliono la vittoria dei loro beniamini. L’evento è inserito nella semplificazione storica del motto olimpico: Citius, Altius, Fortius, – Communiter. Su questo motto le ormai vicine Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 hanno già stabilito un loro record: gli ori guadagnati certi, in anticipo, li troviamo in specialità tipicamente italiane: costi, ritardi e assenza di trasparenza. Tempo fa, e ancora oggi, Giovanni Malagò presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, il ministro allo sport Andrea Abodi, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, sostenevano che gli impianti sportivi sarebbero stati tutti ultimati per l’evento. Non sarà così: gli impianti ospiteranno si le gare, ma poi, in tutte le situazioni, si dovranno riprendere i lavori per completare le opere rimaste sospese, interventi rimandati. Ecco perché la società pubblica Simico (forte a oggi di 3,4 miliardi da spendere, tralasciando gli extracosti prossimi al miliardo) ha ottenuto dal Parlamento una proroga della sua scadenza: dal dicembre 2026 siamo passati al dicembre 2033, mica poco. Nel Decreto Sport del giugno 2025 si leggono stanziati altri 328 milioni di euro per coprire i buchi della Fondazione Milano Cortina 2026 gestita dal Presidente Giovanni Malagò. Si sono anche destinati al finanziamento dei giochi 43 milioni di euro provenienti dal fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime della mafia e usura e dai fondi riservati agli orfani di femminicidio. Si stima che ancora oggi vi sia da coprire un buco nella gestione della Fondazione (che si autodichiara essere ente privato per contrastare l’inchiesta aperta dalla magistratura milanese) di oltre 100 milioni di euro che non si riescono, al momento, tutti da trovare.

Sono segnali di allarme per noi cittadini, situazioni poco conosciute causa un’informazione forte nell’omettere qualunque criticità. Segnali che comunque agitano chi con ostinazione le Olimpiadi le ha volute e  per le Olimpiadi ha imposto ai territori opere che risulteranno ingestibili. Sull’evento si stanno sommando problemi ancora più gravi, interessano tutti i territori.

Risulta ancora problematico trovare l’alloggio per le migliaia di agenti dei diversi corpi militari coinvolti nel garantire sicurezza e sopperire alle emergenze: senza elencare tutte le carenze, pensiamo al Trentino dove li si alloggerebbe  in una struttura da tempo abbandonata di proprietà della Provincia, l’albergo  “Panorama” a Sardagna, un edificio lontano 80 chilometri dai luoghi delle gare. Sugli altri territori le emergenze sono molto più pesanti e riguardano anche l’accoglienza di migliaia di “volontari”. Si sgomberano edifici che accolgono servizi essenziali pubblici per offrire posti letto a questo indispensabile impegno organizzativo.

Sulle Olimpiadi arriva sempre più concreta la presenza delle organizzazioni mafiose. A Cortina d’Ampezzo i fratelli Alvise e Leopoldo Colbianchi, romani, tifosi irriducibili del settore più aggressivo della Lazio, da tre anni organizzano un diffuso smercio di droga nei locali più famosi della conca olimpica, in particolare cocaina. In questi giorni sono stati arrestati a Roma con l’accusa di concorso in estorsione e rapina aggravata dal metodo mafioso. Non solo a Cortina avevano organizzato lo spaccio. Puntavano in alto: tramite perizie pilotate intendevano inserirsi nella governance della gestione delle opere e ottenere nel settore dell’ospitalità e di appetitosi appalti.  Minacciando con armi (pistole e intimidazioni dirette) imprenditori o amministratori che provavano a defilarsi. -“Siamo la malavita romana, tu non vali niente”- aveva detto Leopoldo al maresciallo che lo arrestava per spaccio. Volevano prendersi un po’ tutto: specie gli aprèski negli chalet più esclusivi. I media hanno provato a fare passare la notizia come una situazione minimale: si tratta di sbandati, si è scritto, che si infiltrano in una organizzazione altrimenti perfetta. Per noi cittadini rimane la consolazione nel rilevare l’efficienza delle istituzioni preposte ai controlli. Già dal 2022 diverse Corti dei Conti (Venezia, Milano e Trento), avevano evidenziato il rischio di infiltrazioni mafiose nel giro degli affari olimpici. Per avere un minimo di trasparenza leggibile a tutti è stato necessario l’intervento di Libera e del Gruppo Abele, accompagnati dalle associazioni ambientaliste nazionali come promotori del progetto Open Olympics: hanno portato non senza difficoltà SIMICO a pubblicare un poster (da aggiornare ogni 45 giorni) su progetti, gare, appalti per garantire a noi cittadini altre informazioni su tutte le opere olimpiche.

La macchina olimpica nel settore delle infiltrazioni mafiose propone altre clamorose cadute. Infatti a Bormio è emerso che la ditta Bracchi srl di Valdisotto, esclusa da una gara regionale della Lombardia perché coinvolta in un’inchiesta per corruzione, stia lavorando in subappalto in due cantieri Simico a Bormio all’interno di un consistente appalto, 20 milioni di euro, destinati al rifacimento degli impianti di innevamento artificiale e ancora per la riqualificazione delle aree limitrofe, altri 1,2 milioni di euro. Il titolare dell’impresa Enrico Davide Bracchi a marzo 2025 era stato portato agli arresti domiciliari nell’inchiesta “Rechargee” con accuse di corruzione, peculato e falso.

Su Bormio piovono altre inattese emergenze. Non si tratta solo dei conflitti aperti sull’allargamento della pista Stelvio (ettari di bosco distrutti fin nel cuore del parco nazionale, stazione di arrivo con struttura criticata da tutti i bormiensi). Il 3 ottobre è crollato il contro soffitto dello Ski Stadium ai piedi della pista Stelvio durante l’installazione della struttura. Opera non in carico a Simico, ma seguita dalla Regione Lombardia e finanziata dalla società Cal Spa (concessioni autostradali lombarde). Cosa c’entrino imprese stradali, vi domanderete, ma in Italia succede anche questo. Un lavoro da “medaglia d’oro”  è stato subito commentato in paese. Sull’accaduto silenzio assoluto da parte dell’amministrazione comunale di Bormio e dalla Regione Lombardia.

Trentino e Sudtirol patrie dell’efficienza?

Anche l’efficiente Trentino ha i suoi problemi da risolvere. Gran parte del progetto  BRT (Bus Rapid Transit) è rinviato per la conclusione al 2027, ben che vada.  Ma sui trampolini (dopo ben due inaugurazioni già avvenute, in attesa della terza a novembre) è arrivata una tegola. Le gare di salto estive, gare internazionali, hanno portato a tre gravi infortuni degli atleti tanto da portare le nazionali austriaca e canadese a ritirare le squadre. Si dovrà intervenire sulla pista di salto ben sapendo che i lavori definitivi saranno conclusi, forse, dopo le Olimpiadi.

Ad Anterselva (BZ) i lavori di costruzione dell’enorme bacino di raccolta acque (31 mila metri cubi) sono bloccati dalle associazioni ambientaliste per un ricorso al Consiglio di Stato in quanto il progetto è ricco di inadempienze di valutazioni, l’opera è ritenuta tanto impattante da distruggere un bosco pregiato a monte del paese.

A Cortina i problemi sono ancora più gravi. La circonvallazione sarà terminata, forse, nel 2029. Sulla pista di bob non si riesce a rendere efficiente l’impianto di ghiacciatura, si tratta della pista che a detta del presidente del Veneto Luca Zaia ha messo in ombra il museo Guggenheim. Zaia insiste, anche ultimamente franando nel ridicolo: tale opera sostituirà per magnificenza lo storico Museo ripete con ossessione.

Sempre a Cortina, la venue degli storici trampolini 1956 in località Zuel, abbandonati da 70 anni, sulle assi in legno vi crescono alberelli, doveva costare un milione di euro. Il progetto, definito di riqualificazione oggi prevede una spesa di 10 milioni. Per fare cosa? Non solo il teatro delle premiazioni, ma vi si inseriscono (lontano 3 chilometri dal paese) un ristorante, museo, negozi. Tutto viene rimandato a dopo le Olimpiadi.

Preoccupano e non poco i lavori della costruzione della cabinovia Socrepes – Apollonio. Un’opera in partenariato pubblico privato che prevede un esborso pubblico di 27 milioni di euro. A dire di Simico e del locale sindaco la struttura è indispensabile per il trasporto degli atleti dal villaggio alle piste di sci verso la Tofana dove si terranno le gare dello sci alpino femminile. Trascurando di dire ai cittadini che le atlete italiane non alloggeranno al villaggio ma nei lussuosi alberghi di Cortina. Il costosissimo impianto non serve le olimpiadi, è utile in prospettiva futura solo per gli impiantisti locali. Sarà la base utile per completare l’assalto alle Dolomiti più pregiate; all’area di passo Giau, val Fiorentina e Mondeval (sito paleontologico e archeologico) per arrivare con gli sci ai piedi del Civetta. Se questo accadrà, come da spinte di Confindustria e di Luca Zaia, si tratterà del cemento che definirà il fallimento definitivo di Dolomiti UNESCO. L’impianto di Socrepes si impone su una grande frana storica di Cortina, una frana in movimento, ben documentata dalla storica pianificazione comunale e regionale. Nonostante questo vi si lavora alacremente. Si sono abbattute abitazioni private, alla partenza si è cacciato il servizio di veterinaria senza offrire ai professionisti un’alternativa e lo si sa, a Cortina trovare spazio dove svolgere il lavoro è quasi impossibile senza il sostegno del Comune. Non appena iniziatiti gli scavi destinati a ospitare la stazione intermedia della cabinovia sui prati di Mortisa si è aperta una profonda frattura nel suolo, lunga 15 metri all’inizio e ancora oggi in via di allungamento. I lavori devono procedere si dice; si è provveduto a coprire la ferita con dei grandi teloni, un cerottone irridono in paese. I lavori più impegnativi devono ancora iniziare, sarà improbabile che l’impianto risulti pronto per l’evento olimpico nonostante gli organizzatori insistano nell’affermare che la struttura sia imposta dal CIO con la scusa della mobilità alternativa all’uso dell’auto, quindi sostenibile. Il CIO, non solo in questo caso, insiste nell’affermare che ogni opera è decisa dagli organizzatori e che il Comitato olimpico non mette lingua. Vedasi pista di bob costruita nonostante la contrarietà netta del CIO (settembre 2023).

Cortina d’Ampezzo. Nel cantiere di lavoro del collegamento sciistico di Socrepes si è aperta una faglia. Foto: Vocidicortina.it

Tralasciamo di parlare di Milano. In questa città nemmeno il villaggio olimpico è terminato: certo, la struttura ospitante è conclusa, ma le opere accessorie, accessibilità e altro sono da realizzare. Come sono in alto mare le opere accessorie del PalItalia (gare di Hockey su ghiaccio). I costi di urbanizzazione se li è accollati il comune di Milano nonostante il progetto rientri nel solito parternariato pubblico privato. In sofferenza c’è anche l’accessibilità alla struttura dello stadio di San Siro (appena svenduto dal comune di Milano, 197 milioni di euro, alle società calcistiche di Inter e Milan) in attesa del suo quasi totale abbattimento e della ricomposizione urbanistica speculativa dell’intera area a scapito del verde pubblico. Nello stadio vi si terrà la cerimonia di apertura dell’evento olimpico.

Questa è la situazione della realizzazione delle opere olimpiche strettamente necessarie a 100 giorni dall’evento: si entra nel cuore dell’inverno, stagione non proprio propizia per lavori in quota come Cortina, Bormio, Anterselva  e Predazzo. Ma in Italia si confida sempre nell’aiuto dei santi.

Luigi Casanova