Rosiconi o responsabili?Ambientalismo, democrazia e la pista di bob di Cortina: chi difende la montagna non è un nemico dello sport.

Nei giorni scorsi, sulle pagine dell’Alto Adige, il giornalista Federico Guiglia ha definito “rosiconi” gli ambientalisti e tutti coloro che, in questi anni, hanno sollevato dubbi e critiche sull’organizzazione delle Olimpiadi invernali. Un giudizio liquidatorio, che riduce a rancore personale un confronto pubblico fondato su dati, costi, impatti ambientali e scelte politiche. È necessario allora chiarire, con pacatezza ma con fermezza, che cosa significhi davvero dissentire quando in gioco non c’è un evento sportivo, ma il futuro della montagna e la qualità della nostra democrazia.Di Luigi Casanova.

Mario Brunello sconsolato a Cortina in presenza degli alberi abbattuti (in questo caso un abete).

Si è arrivati a definire gli attori dell’informazione e della critica sulle Olimpiadi dei “rosiconi”: invidiosi, gelosi, frustrati. Accuse che potremmo persino archiviare come folklore polemico, se non fosse che a utilizzare parole ben più gravi sono stati rappresentanti delle istituzioni pubbliche. Il ministro dello Sport Andrea Abodi, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi, il commissario alle opere olimpiche Fabio Massimo Saldini hanno parlato di “terroristi”.

L’occasione fu un inconveniente all’interno del cantiere della pista di bob di Cortina. Fatti subito archiviati dagli inquirenti. Eppure, a mesi di distanza, nessuna scusa è mai giunta all’ambientalismo locale e nazionale.

L’agire dell’ambientalismo italiano ha dimostrato maturità, serietà, impegno. In nessun caso è stato animato dalle caricature diffuse da certa stampa. Certo, nel complesso del progetto olimpico si tratta di una sconfitta. Ma è anche, e soprattutto, una sconfitta del CIO e della sua Agenda 2020+5, una sconfitta della democrazia italiana.

La pista di bob è stata realizzata. Le gare si sono svolte, benché l’opera non sia ancora compiutamente conclusa. C’è ben poco da gioire. La pista originaria era nata nel 1923, restaurata per le Olimpiadi del 1956, poi chiusa nel 2008 per gli eccessivi costi di gestione e per il susseguirsi di gravi incidenti. Anche la pista olimpica di Cesana, in Piemonte, è stata abbandonata fin dal 2011.

Oggi a Cortina la pista è nuova. Ma lo è grazie a un commissariamento che ha consentito di superare normative ambientali e vincoli di tutela dei beni culturali. Per realizzarla si è cancellato non solo un’infrastruttura dismessa, ma un monumento naturale: il lariceto di bassa quota di Cortina.

In quell’area il Comune aveva investito oltre dieci milioni di euro in dieci anni, creando uno spazio ricreativo estivo e invernale per famiglie, giovani, anziani. Vi crescevano larici monumentali, con 160 anni di età certa. Alberi che avevano resistito a due guerre mondiali. Durante la Prima guerra mondiale, tra il 1915 e il 1918, Cortina ospitava quindicimila soldati austriaci, che non incisero quel patrimonio nonostante il bisogno di legna.

Alberto Peruffo: non torneranno i larici

Hanno invece agito con arroganza i responsabili delle nostre istituzioni.

Si dimentica che a Mumbai, nel settembre 2023, il CIO – con il consenso del presidente del CONI Giovanni Malagò – aveva deciso che la pista non si dovesse costruire: troppo impattante, troppo costosa. Si era suggerito di utilizzare Innsbruck, con pista appena rinnovata, o addirittura Lake Placid. Ma a fine ottobre 2023 Matteo Salvini e Luca Zaia presentarono un progetto definito “light”, dal costo annunciato di 81 milioni di euro. La gara d’appalto si svolse con trattativa diretta, su progetto della ditta vincente. Oggi la spesa ha raggiunto i 130,5 milioni.

In Italia il bob è uno sport che si risveglia a ridosso delle Olimpiadi. Al di fuori dell’evento, la federazione conta poco più di una decina di aderenti, settantenni compresi.

Sul luogo della nuova pista non c’era una discarica, come qualcuno ha lasciato intendere. Vi era un bosco di larici e un piccolo lago sereno ai loro piedi. Vi erano giochi per ragazzi, campi da tennis, un’area viva e frequentata. Oggi i larici non torneranno: oltre ottocento alberi sono stati abbattuti.

C’è chi esalta la pista in nome delle vittorie sportive. Ma quando un allenatore o un atleta, forte della propria gloria, si pronuncia senza valutare il contesto complessivo, entra inevitabilmente in un conflitto di interessi. Accade spesso nello sport, anche se non a tutti.

Noi “rosiconi” viviamo le vittorie olimpiche con orgoglio. Orgoglio per le nostre atlete e i nostri atleti, in particolare per donne straordinarie come Federica Brignone e Francesca Lollobrigida. Ma riteniamo che l’orgoglio non debba tradursi in investimenti che alimentano una tecnologia e un modello di sviluppo che ci stanno conducendo all’autodistruzione. L’orologio climatico segna meno 85 secondi.

l taglio del lariceto di Cortina d’Ampezzo, fine febbraio 2024 © Silverio Lacedelli

Noi investiamo le nostre energie nella difesa dei paesaggi, nella biodiversità, nella sicurezza idrogeologica. Siamo ritenuti infelici? Forse da chi non vuole comprendere le nostre ragioni. Noi investiamo nelle generazioni future, nel lavoro stabile, nella casa, nell’innovazione per chi vive la montagna ogni giorno. Non per ministri che fanno della Cortina olimpica la loro dimora temporanea, sottraendo tempo al proprio mandato nazionale.

Ai critici rispondiamo che non ci rassegniamo. Evitiamo l’informazione rancorosa che tenta di screditare il nostro impegno. Il nostro obiettivo non è vincere né crescere in quantità. Siamo donne e uomini che preparano un futuro per poter vivere su questo pianeta martoriato da chi sogna soltanto crescita.

“Citius, Altius, Fortius”, ha ricordato il Presidente della Repubblica nell’inaugurazione olimpica. Ma nel 2021 il CIO ha aggiunto una parola decisiva: “Communiter”, insieme. È a quest’ultima parola, e alla sobrietà che implica, che noi continuiamo a riferirci.

Anche quando troppi cercano di zittirci.

Luigi Casanova