Tra ghiacciai e stambecchi: due giorni al Pagarì per l’Anno Internazionale dei Ghiacciai.
Il 30 e 31 agosto si è svolta l’escursione al rifugio Pagarì, nei presi dei ghiacciai più meridionali delle Alpi, organizzata da Mountain Wilderness Italia per celebrare l’Anno Internazionale dei Ghiacciai.

Il trekking, guidato da Franco Borgogno, membro del nostro Direttivo e Guida Parco delle Alpi Marittime, si è svolto in un’area straordinariamente preziosa, dal punto di vista naturalistico, storico e scientifico. In questo angolo delle Alpi Marittime, sul confine tra Italia e Francia e a circa 30 km dal mare di Ventimiglia e Monte Carlo, sorgono le prime cime di tremila metri dell’arco alpino e – come già accennato – il gruppo di ghiacciai più meridionali delle Alpi. Questo dato è particolarmente interessante e attira da decenni l’interesse degli studiosi che possono trovare le condizioni per registrare dati e analizzare l’evolvere della situazione sotto vari aspetti fisici, geologici e biologici. Questi studi permettono di valutare con qualche anticipo quello che accadrà pochi anni dopo nel resto della catena montuoso più importante d’Europa: evoluzione glaciologica, morfologica, effetti sulla biodiversità, possibili adattamenti ecc…

Gli elementi studiati sono particolarmente preziosi anche perché questo è un hotspot mondiale di biodiversità, basti pensare che in pochi km sono censite 2683 specie botaniche su circa 8000 italiane (oltre il 30%) e su circa 25mila europee (oltre 10%): una condizione eccezionale dovuta proprio alla presenza dei ghiacciai e alla contemporanea estrema vicjnanza al mare.
Il trekking del 30-31 agosto è stata quindi l’occasione per approfondire questi aspetti nel corso di un lungo percorso: 12 km e circa 1500 metri di dislivello fino al rifugio Pagarì, uno dei più affascinanti delle Alpi gestito in maniera estremamente attenta e sostenibile per quello che riguarda acqua, energia, cibo e rifiuti, circondato dai ghiacciai del Peirabroc, del Clapier e del Pagarì e vicinissimo ai ghiacciai del Gelas e della Maledia.

Due giornate straordinariamente limpide e caratterizzate da un freddo pungente hanno ci hanno permesso di osservare l’alternarsi degli ambienti, dal bosco di mezza montagna alle praterie alpine alle pietraie e ghiacciai, intuendo le conseguenze anche economiche della crisi climatica in corso. La presenza di animali e delle ultime fioriture annuali, l’accompagnamento costante degli stambecchi – assoluti padroni di casa – nella parte finale e nel soggiorno in quota sono stati la poesia che ci ha nutrito il cuore.

L’aspetto dei ghiacciai è quello che ci possiamo attendere in quest’epoca e a fine agosto: sofferenti e deperiti, ma comunque maestosi e condizionanti con la sola presenza. Le morene ai loro piedi ci aiutano a comprendere, anche senza osservare foto d’epoca, quanto si siano ritratti nei secoli. I racconti del gestore del rifugio, lì da 33 anni, sono la più attenta e fedele cronaca della trasformazione radicale in atto.
Con la nostra presenza, il nostro sguardo appassionato e l’attenzione ai fenomeni in corso abbiamo voluto portare una testimonianza in un luogo simbolo. Un’esperienza che i partecipanti porteranno con loro, cercando di condividerla ulteriormente con coloro che non erano là ma che ugualmente vogliono lottare per tutelare la montagne e con essa il resto dell’ambiente e delle specie che, nell’insieme delle relazioni – anche inconsapevoli – che legano le une alle altre, rendono possibile la vita.
Testo e Foto di Franco Borgogno