Trieste, stop del TAR al progetto della cabinovia: annullate Vinca e Vas.
Il progetto della cabinovia Trieste-Opicina ha subito una battuta d’arresto. Con una sentenza emessa pochi giorni fa, il TAR del Friuli Venezia Giulia ha accolto in parte i ricorsi presentati da cittadini e associazioni ambientaliste, annullando due passaggi chiave dell’iter autorizzativo: la Valutazione di Incidenza Ambientale (Vinca) regionale e la Valutazione Ambientale Strategica (Vas) comunale.

Che cosa ha deciso il TAR
Il Tribunale Amministrativo ha accolto in parte i cinque ricorsi presentati da associazioni ambientaliste e cittadini contro il progetto della cabinovia Trieste-Opicina.
Due atti fondamentali per l’iter amministrativo e ambientale sono stati annullati:
- La Vinca (Valutazione di Incidenza Ambientale): il provvedimento regionale che avrebbe dovuto dimostrare che il progetto, in relazione agli interessi europei di tutela dei siti Natura 2000 e di biodiversità, non arrechi danni o che eventuali danni sono compensati.
- La Vas (Valutazione Ambientale Strategica) comunale: l’atto con cui il Comune avrebbe dovuto valutare gli effetti ambientali strategici dell’opera, considerando alternative, impatti cumulativi, implicazioni su paesaggio, su ecosistemi, su partecipazione dei cittadini.
Il TAR ha rilevato che alcuni aspetti della procedura erano viziati, in particolare:
- la mancanza di motivazione politica nella Vas da parte del Comune: il Comune si è limitato a recepire il documento tecnico, senza esplicitare un proprio parere motivato nei termini della legge.
- la deroga invocata (i “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, IROPi) usata per giustificare impatti ambientali in aree protette, ma senza che fossero valutate in modo concreto e comparato le alternative progettuali, come richiede la normativa comunitaria.
- misure compensative e studi propedeutici giudicati insufficienti, non aggiornati o non adeguati alla portata dell’impatto atteso del progetto.

Perché “fare bene” Vinca e Vas non è un dettaglio: è democrazia
Spesso si sente che queste procedure – Vinca, Vas, studi ambientali, valutazioni alternative – siano solo “burocrazia” o ostacoli al progresso, all’innovazione. Ma non è così. Ecco perché la decisione del TAR è importante sul piano sostanziale, non solo formale:
- Trasparenza amministrativa: Vinca e Vas sono strumenti che obbligano a rendere trasparenti le scelte: quali alternative sono state considerate? Con quali criteri si è scelto un progetto piuttosto che un altro? Queste sono domande che non devono restare retoriche. I cittadini hanno il diritto di conoscere le motivazioni, non solo i tecnicismi, dietro decisioni che cambiano la città e il paesaggio.
- Partecipazione collettiva: non basta che qualcuno studi le carte dietro le quinte. La partecipazione non è un optional: significa che le comunità, gli abitanti, le associazioni abbiano modo di esprimersi, di proporre alternative, di dissentire, di essere coinvolti. È una garanzia che il potere pubblico non disponga del territorio in modo verticale, autoritario, già deciso “altrove”.
- Tutela ambientale efficace: la protezione delle aree naturali, dei siti Natura 2000, del paesaggio, della biodiversità, non è qualcosa da “compensare” a posteriori con piante messe qua e là. Serve valutare in anticipo gli impatti, misurare se sono accettabili, cercare soluzioni meno impattanti, ridurre al minimo. Se vengono ignorate, le conseguenze possono essere gravi e irreversibili.
- Legittimità delle decisioni pubbliche: lo Stato, la Regione, il Comune non sono padroni assoluti. Devono agire nel rispetto delle norme, della Costituzione, del principio di legalità. E le norme che richiedono Vas e Vinca, alternative, motivazioni esplicite, non sono burocrazia fine a se stessa: sono garanzie giuridiche che proteggono tutti. Anche quelli che non sono d’accordo col progetto, anche quelli che sono “minoranza” nel consenso, ma che meritano rispetto come cittadini.
- Evita sperpero di risorse e conflitti: come questo caso ben mostra, un progetto che non ha basi solide su questi strumenti fondamentali rischia di sprecare denaro – su studi, consulenze, contenziosi legali – e di accumulare opposizione, divisione sociale, sfiducia. È un costo che pagano tutti: il territorio, i cittadini, le istituzioni.
Cosa succede ora
La sentenza impone una revisione dell’iter. Il Comune e la Regione dovranno decidere se ripartire con nuove procedure di valutazione, più solide e motivate, oppure se ridiscutere l’opportunità stessa dell’opera. In ogni caso, il progetto della cabinovia non potrà proseguire senza un percorso trasparente e rispettoso delle regole europee e nazionali.
Sempre più spesso i ricorsi al TAR diventano un baluardo contro scelte politiche scellerate: laddove la politica nega il confronto, l’unico strumento rimane l’appello alla legalità e al rispetto delle regole che la comunità stessa si è data come garanzia collettiva.