Un augurio di pace mentre il mondo si arma
Mentre l’Europa normalizza la guerra e restringe gli spazi del dissenso, anche in Italia si consolida una chiara volontà di sterilizzare l’agibilità politica e sociale: i ddl sicurezza, lo sgombero di storici luoghi di elaborazione politica e culturale come il Leoncavallo e Askatasuna, la criminalizzazione del pensiero critico, disegnano un orizzonte inquietante. A cittadini pensanti si preferisce un gregge mansueto, ordinato in fila per gli acquisti di Natale, docile consumatore e silenzioso spettatore di decisioni prese altrove.
Mountain Wilderness rifiuta questa deriva e non si rassegna. Nel rivolgere ai propri soci e sostenitori un augurio di pace, l’associazione invita allo stesso tempo a non tacere, a non lasciarsi deprimere, a continuare a farsi sentire. Un augurio che è anche un’assunzione di responsabilità civile, e che il presidente Luigi Casanova rivolge a tutte e tutti come invito alla resistenza, alla parola, alla speranza attiva.

Cari amici, non è consuetudine per un’associazione ambientalista portarvi gli auguri di Natale riflettendo sulle guerre in corso. Oggi ritengo sia più che mai doveroso. L’ambientalismo, anche quello rivolto alle montagne, non può tacere in presenza di devastazioni tanto atroci, in Europa come in Palestina, in Sudan come nello Yemen. Anche noi ambientalisti dobbiamo farci carico del tema della pace sintetizzato in pochi obiettivi: giustizia sociale, difesa dei diritti umani, tutela integrale degli ambienti, di mare, di pianura, di montagna. Oggi i movimenti per la pace vengono criminalizzati, anche in Europa. L’Occidente propone una sola verità: la corsa al riarmo, la preparazione alle guerre. L’Occidente ha smarrito i valori fondanti del vivere civile: una società articolata, democratica, rispettosa dei diritti umani, che investe in giustizia sociale, protesa alla pace. All’interno di questa prospettiva lavorano giorno dopo giorno migliaia di cittadini sui temi dei diritti umani, della libera informazione, della condanna alla corsa al riarmo; quanti invocano accoglienza dei migranti e denunciano le migliaia di morti sepolti nelle acque dei mari del pianeta; quanti chiedono sostegno a trattative serie nel risolvere i troppi conflitti. Cittadini e associazioni che lavorano su questi temi vengono sprezzantemente definiti filoputiniani, o antisemiti, o sostenitori dei trafficanti di esseri umani, o pacifinti, semplificazioni sostenute da opinionisti ritenuti autorevoli dalla maggior parte dei media internazionali.

Oggi la preparazione della guerra la si coltiva dapprima sul piano culturale, creando un nemico, poi diffondendo censura in scuole e università, nei dibattiti pubblici, nei luoghi di alta cultura come nei grandi teatri, con la cancellazione di concerti, spettacoli, proiezioni di film. Non è più possibile, se non venendo criminalizzati, denunciare quanto accade in Medio Oriente, la violenza imposta da sessant’anni ai palestinesi all’interno di un regime di apartheid sostenuto contro inermi con la forza da un esercito, o da coloni invasori, o con l’uccisione scientifica di oltre duecento giornalisti. Nemmeno è possibile tacere l’orrore della strage voluta da Hamas il 7 ottobre nei confronti di cittadini del mondo inermi. Ma ci chiediamo, il diritto alla difesa contro l’aggressore vale solo per l’Ucraina? Israele, Stati Uniti, Arabia Saudita sembrano poter commettere ogni delitto e rimanere impuniti, come rimane impunito il terrorismo di Stato che uccide persone e famiglie in assenza di diritti umani. Non ci risulta più possibile avanzare analisi complesse, né storiche né sociali, per provare a uscire dall’incubo di una possibile prossima devastante guerra. Si dà per scontato che ci si debba preparare alla guerra, anche nucleare, ovviamente utilizzando armi tattiche fatte passare per noccioline. Eppure le guerre, tutte le guerre, possono essere evitate ascoltando reciproche richieste e usando diplomazia sincera. Sono tempi tristi. Non sappiamo dove porterà questa diffusa follia dell’Occidente tesa solo a imporre le sue leggi di mercato, anche sul tema dell’ambiente. Muri si alzano ovunque, si mitragliano i disperati nei barconi sui mari, si sostengono lager in paesi dove le sevizie sono un criminale sistema di oppressione giornaliero. Eppure l’Europa è stata terra di politici lungimiranti, come Willy Brandt e Olof Palme, ha alimentato luoghi del pensiero dell’accoglienza e della pace, è stata terra di piazze colme di gente che chiedeva pace e disarmo.

Un simile tragico quadro non può comunque privare noi cittadini e associazioni del diritto di parola, di confronto, né privarci della resistenza. È auspicabile che in tempi brevi arrivi il giorno nel quale troppi governi occidentali dovranno vergognarsi delle loro decisioni, anche riguardo alle politiche ambientali. Se quel giorno arriverà, il merito va ascritto a quanti sono rimasti tenaci lottatori, a quanti non hanno perso speranza, a chi ha continuato la semina in presenza di un terreno politico, sociale e culturale tanto arido. Verrà il lungo periodo della pioggia che permetterà a questi diffusi semi di germogliare e di alimentare una società capace di vivere nel rispetto delle diversità, della natura, nella difesa dei beni comuni. Auguri, portiamo speranza e fiducia.
Luigi Casanova