Un’estate rovente anche per i ghiacciai

L’estate 2026 ha lasciato un segno profondo sui ghiacciai alpini, sempre più esposti agli effetti della crisi climatica. Il caldo estremo, la scarsità di neve e la siccità accelerano la perdita di massa dei ghiacciai e contribuiscono all’instabilità delle montagne, con conseguenze che riguardano non soltanto le alte quote, ma anche la disponibilità d’acqua nelle valli e in pianura.

Come Mountain Wilderness, crediamo che osservare e comprendere queste trasformazioni sia indispensabile per superare la logica dell’emergenza e affrontare con politiche concrete le cause e gli effetti del cambiamento climatico. Condividiamo l’articolo di CIPRA Italia, che racconta le osservazioni della Carovana dei ghiacciai 2026 e richiama l’urgenza di interventi di mitigazione e adattamento.

Di Francesco Pastorelli. Copyright: Cipra

La campagna internazionale di Legambiente, che osserva i ghiacciai insieme a CIPRA Italia e alla Fondazione Glaciologica Italiana è partita dal ghiacciaio della Grande Motte in Vanoise (Francia), per poi far visita ai ghiacciai del Monte Bianco, a quello dei Forni in Lombardia e a quello del Montasio in Friuli-Venezia Giulia per concludersi al ghiacciaio Coolidge del Monviso.Per i ghiacciai alpini l’estate 2026 è stata peggiore di quelle del 2022 e 2023.

“Con l’aumento delle temperature e la crisi climatica in corso diminuisce la neve, la fusione arriva prima, i ghiacciai perdono massa e cambiano i tempi e i modi in cui l’acqua raggiunge torrenti e fiumi” dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia.

Con l’ultima tappa la Carovana dei ghiacciai è giunta ai piedi del Monviso, dove nasce il Po, il fiume più lungo ‘Italia – per sottolineare l’importante e profondo legame che intercorre tra la montagna, le valli e le pianure. Si è potuto osservare come il ghiacciaio del Coolidge sia quasi estinto, la parete nord est del Monviso soggetta a frequenti crolli causati dalla degradazione del permafrost (un crollo di enorme portata si è verificato poche ore dopo il passaggio della Carovana) ed il Po, che nasce ai piedi di questa montagna, in sofferenza a causa della siccità estiva.

Nel corso del convegno Ghiaccio che scompare – fiumi che cambiano che ha concluso la Carovana, scienziati, istituzioni e associazioni hanno affrontato il tema delle nuove sfide della governance dell’acqua nelle Alpi, dai rischi in alta quota alla sete delle pianure come conseguenza della crisi climatica. Il messaggio che ne deriva è che non si possono rincorrere sempre le emergenze che è fondamentale una governance europea che tenga conto non solo dei ghiacciai, ma anche delle risorse connesse, a partire dell’acqua. La crisi climatica e la crisi idrica devono essere affrontate con politiche strutturali di mitigazione e adattamento. Le presentazioni del convegno sono scaricabili qui.

Il rapporto sulla Carovana 2026 sarà pubblicato nel prossimo mese di dicembre.