Aree protette

Attività

Una delle principali attività di Mountain Wilderness è sempre stata quella di elaborare proposte e stimoli per:

  • definire il concetto
  • studiare la fattibilità
  • sostenere l’istituzione e la corretta gestione di parchi e/o zone protette ricadenti in quelle aree di montagna in cui è ancora possibile tutelare o recuperare la Wilderness.

Per questo l’associazione protegge ed aiuta in vari modi:

  • parchi
  • riserve
  • zone SIC già esistenti

vigilando affinché non si degradi il loro significato naturalistico e culturale e propone, studia e pubblicizza nuove forme di protezione ambientale, spesso alleandosi alla parte più consapevole delle popolazioni locali.

1989, Vallée Blanche, manifestaziome Mountain Wilderness – foto A. Gogna/K3

Campagne

Varie grandi campagne, sostenute da manifestazioni coraggiose ed efficaci, hanno contribuito alla realizzazione delle aree protette del:

  • Pelmo
  • Monti della Laga
  • Gran Sasso d’Italia

e hanno dato l’avvio al dibattito che ha portato, dopo più di un decennio di lotte, alla formalizzazione dell’ingresso delle Dolomiti nell’elenco dei grandi monumenti del mondo dell’UNESCO.
Di primaria importanza, anche se tutt’ora senza esito, è stata la campagna per fare del massiccio del Monte Bianco il primo parco internazionale europeo.

Legge quadro 394/91

Fin dalla sua nascita, Mountain Wilderness è sempre stata in prima fila nella battaglia per l’approvazione in Parlamento di una buona legge quadro sui parchi. L’ottimo impianto legislativo della legge 394 del 1991 è anche frutto del grande lavoro di molti studiosi e ambientalisti poi confluiti nelle file dei soci di Mountain Wilderness. Forte di questa esperienza l’Associazione, anche recentemente, si è opposta alla deludente e pericolosa proposta di revisione della “legge quadro” presentata in Parlamento.

Manifestazione agosto 1989 al Monte Bianco, pour le Parc – foto A. Gogna/K3

Carta di Fontecchio

Nel 2016, Mountain Wilderness, alla testa di un gruppo nutrito di associazioni ambientaliste, tra le quali WWF, Italia Nostra, Lipu, Pro-natura, FAI, Touring Club, ha presentato la Carta di Fontecchio, derivata dai lavori del convegno “Parchi capaci di futuro” del 2014. La Carta di Fontecchio rappresenta una autentica pietra miliare per l’evoluzione virtuosa del rapporto tra i cittadini italiani e l’ambiente naturale. Il testo sostiene la necessità di riportare il rapporto con la natura protetta al centro dei progetti di sviluppo del nostro paese. Uno sviluppo certamente liberato dalla vischiosa ragnatela degli interessi mercantilistici e consumistici e volto piuttosto alla valorizzazione, anche economica, dei beni immateriali.

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