Alpi Apuane: rifugi VS cave.

La vicenda del Rifugio Carrara – simbolo di un rapporto sempre più squilibrato tra fruizione escursionistica e attività estrattiva nelle Apuane – riporta con brutalità al centro del dibattito una verità che da anni associazioni e cittadini denunciano: qui la montagna continua a essere trattata come un contorno, mentre il sistema delle cave si erge a protagonista indiscusso, a scapito di salute pubblica, economia locale e tutela del paesaggio.


Con il comunicato che di seguito pubblichiamo, il CAI Toscana non si limita a segnalare una criticità: compie un atto di responsabilità civile, indicando con chiarezza che la situazione attuale non è più sostenibile e che il destino delle Apuane non può essere deciso seguendo un’unica logica produttiva.
È un richiamo forte, documentato, urgente: cambiare paradigma, prima che a scomparire non siano solo i rifugi ma l’idea stessa di montagna come bene comune.


E quando a formulare questo richiamo è il Club Alpino Italiano – che a livello nazionale rappresenta oltre trecentomila cittadine e cittadini – la sua voce non può essere derubricata a rumore di fondo, ma riconosciuta per ciò che è: una presa di posizione collettiva che interpella direttamente la responsabilità pubblica.

Apuane: rifugi VS cave – Il comunicato del CAI Toscana


È emblematica la vicenda del Rifugio Città di Carrara del rapporto tra le strutture escursionistiche con l’attività estrattiva. Il gestore è costretto a lasciarlo per le difficoltà economiche. Certamente non è un rifugio facile da gestire, ma il peso delle cave è stato rilevante e ancor più lo è il disinteresse delle pubbliche amministrazioni a forme di impresa che non riguardino l’attività estrattiva. È evidente come a Carrara e nel comparto apuano la priorità sia data tutta alle cave e non si faccia alcuno sforzo per migliorare e promuovere il territorio montano. Per il rifugio città di Carrara inoltre i camion carichi di marmo sfrecciano lungo la strada che porta a Campocecina, creando un serio pericolo, mentre c’è il divieto di transito per moto e bici, che invece porterebbero utenti al rifugio e una fruizione sostenibile ai monti. Inoltre le strade provinciali 72 e 73 che salgono il M. Sagro, chiaramente inadatte al traffico pesante sia per la cedevolezza del terreno sia per il pericolo dell’attraversamento dei centri abitati, sono state finora rese percorribili in virtù di una generosa deroga della Provincia di Massa Carrara.
Da anni denunciamo e documentiamo quanto le cave gravino sull’economia della provincia, che ha il più alto tasso di disoccupazione della regione, da anni denunciamo la disattenzione delle amministrazioni pubbliche per ciò che potrebbe essere alternativo, o almeno complementare, al sistema estrattivo.
Nel contempo le stesse amministrazioni invece potrebbero riaprire o aprire cave alle Gobbie, danneggiando ulteriormente il territorio in prossimità del Rifugio Puliti, e nulla hanno fatto affinché raggiungere il Rifugio Orto di Donna, in Val Serenaia, non sia una odissea, tra scenari apocalittici e affondando nella marmettola, per non parlare del bivacco Aronte, assediato dalle cave, per salvare il quale abbiamo dovuto portare centinaia di persone in piazza.
Il capitolo sui sentieri distrutti, snaturati o con i segnavia cancellati sarebbe ancora più lungo. Proprio in prossimità del Rifugio Città di Carrara il sentiero 174 è stato interrotto da una cava e persino la osannata via Vandelli è a rischio.
Serve veramente un cambio del paradigma, prima che sia perso anche ciò che resta delle Apuane e della possibilità di frequentarle.


Commissione Regionale Tutela Ambiente Montano CAI Toscana
La Presidente del Gruppo Regionale CAI Toscana Benedetta Barsi