Brennero bloccato: la rivolta del Tirolo contro il traffico

Luigi Casanova analizza la protesta che ha paralizzato il Brennero il 30 maggio 2026, interpretandola come il punto di arrivo di anni di tensioni tra tutela della salute, sostenibilità dei trasporti e interessi economici lungo il principale corridoio alpino europeo

Il 30 maggio 2026 è una data destinata a entrare nella storia della Regione del Tirolo. Almeno 4.000 cittadini, a fronte delle 500 presenze previste, hanno bloccato tutti i transiti sull’Autostrada del Brennero (A22), costringendo per un’intera giornata Tir e automobili a fermarsi. La protesta era stata anticipata negli anni dalle misure di limitazione del traffico adottate dagli amministratori del Tirolo del Nord. Il presidente del Land e i sindaci hanno più volte espresso la loro preoccupazione per la salute dei cittadini: si stimano infatti circa 300 morti all’anno attribuibili alle polveri sottili generate dal traffico, con punte di 38.000 transiti giornalieri e 2,4 milioni di camion all’anno.
La qualità della vita dei residenti è compromessa anche dall’inquinamento acustico, che altera la serenità dei paesaggi alpini attraversati dall’autostrada. Il malcontento, tuttavia, non riguarda solo il Tirolo. Il traffico deviato, favorito da pedaggi considerati troppo bassi e che il governo italiano continua a non aumentare, si riversa in aree come la Val Pusteria e il Cadore, generando rischi per la sicurezza e diffondendo inquinanti nei centri abitati. Un aumento dei pedaggi favorirebbe infatti un utilizzo più esteso del trasporto merci ferroviario, che oggi sfrutta appena il 27% della propria capacità. Sul versante italiano si è gridato allo scandalo, denunciando un danno irreversibile all’economia e una limitazione della libertà di circolazione. Le associazioni imprenditoriali, sostenute da gran parte del mondo politico e dai principali quotidiani nazionali e locali, hanno attaccato i sindaci tirolesi e il movimento ambientalista. Confindustria Veneto e le rappresentanze economiche di Trento e Bolzano continuano a sostenere una linea opposta.

Nel frattempo è stata persa l’occasione di trasformare Autobrennero, società all’86% pubblica, in una società in house. Dal 2014 la gestione procede infatti in regime derogatorio e oggi la società è stata costretta a una gara internazionale che potrebbe sottrarre agli enti pubblici il controllo della viabilità, degli investimenti previsti e della manutenzione dell’infrastruttura. Una parte della politica, schierata a tutela degli interessi privati, sostiene ora la realizzazione della terza corsia autostradale, definita in modo discutibile “dinamica”. Parallelamente, dal Veneto si continua a promuovere il prolungamento dell’autostrada Venezia-Longarone verso il Tirolo, ribattezzata “autostrada tecnologica”. Mentre a nord delle Alpi si cerca di ridurre il traffico su gomma, in Italia lo si incentiva con nuove infrastrutture stradali, come dimostrano le opere previste in occasione delle Olimpiadi in Cadore, Val Pusteria e Valtellina. Le richieste dei sindaci tirolesi sono chiare: un consistente aumento dei pedaggi per trasferire il trasporto merci sulla ferrovia, l’installazione di barriere fonoassorbenti, la limitazione del transito ai veicoli meno inquinanti e la riduzione delle velocità consentite. Mentre gran parte della politica si è limitata a contestare le proteste ambientaliste, fatta eccezione per i Verdi del Tirolo settentrionale e meridionale, si è dimenticata di dare reale operatività all’Euregio, un’istituzione che dovrebbe promuovere strategie e progetti condivisi a livello transfrontaliero. Oggi l’Euregio appare invece incapace di elaborare proposte incisive, più impegnata nell’organizzazione di convegni autoreferenziali che nella costruzione di soluzioni concrete. Da anni il Tirolo del Nord denuncia una gestione esclusivamente mercantile dell’autostrada. Con una visione politica adeguata non sarebbe stato difficile conciliare le esigenze dell’economia con quelle della salute pubblica. Se in Tirolo si guarda con crescente preoccupazione ai 14 milioni di turisti annui, a Bolzano si celebra con entusiasmo il traguardo dei 35 milioni di presenze, invocando ulteriore crescita. I sindaci tirolesi hanno scelto di sostenere con determinazione la propria battaglia e considerano quella del 30 maggio soltanto una prima tappa. Per loro la priorità resta il diritto alla salute delle comunità attraversate dall’arteria del Brennero.

Luigi Casanova