Eliski, l’illusione della libertà
Con la consueta ironia tagliente, Michele Comi smonta senza sconti il mito patinato dell’eliski: quella caricatura di libertà che promette emozioni pure e discese vergini, ma che in realtà vende un prodotto preconfezionato, standardizzato, inodore come l’aria condizionata. Dietro lo slogan della “grande avventura” si nasconde un rito di consumo in alta quota, un copione in cui il turista non è protagonista ma pacco postale, trasportato come un corpo inerte tra una cima e l’altra, incapace di percepire la montagna, di ascoltarne il silenzio, di sentire la fatica.
Comi ridicolizza con fine sarcasmo questo paradosso moderno: uomini e donne che si credono liberi mentre replicano la stessa schiavitù che li accompagna ogni giorno in città. L’eliski diventa così la metafora perfetta di una società che ha perso il contatto con la realtà sensibile, con il freddo, con la paura, con la misura. Tutto è garantito, assicurato, sterilizzato — anche l’avventura.
La sua è una denuncia feroce ma necessaria: perché dove la montagna viene ridotta a luna park e il silenzio a sottofondo pubblicitario, non resta più spazio per la libertà, ma solo per la sua caricatura.

| PROPOSTA DI SCI A MOTORE | TRADUZIONE |
| Se chiudi gli occhi sei ancora sotto il piumone. E quasi ti sembra di sentire ancora il profumo del caffè e il gusto della fetta di torta alle mele mangiata a colazione. Ma se ti guardi intorno vedi solo montagne e cielo azzurro. Certo, la temperatura non è quella che ci sarebbe se fossi ancora a letto ma il dubbio ti viene spontaneo: che tu stia ancora sognando? Da lontano senti il rumore dell’elicottero che se ne va. Vi ha scaricati poco fa ed è volato via. Come se niente fosse. Come se per te e i tuoi amici fosse normale trovarsi in cima a una montagna in pieno inverno alle 9 di mattina. Il silenzio è amplificato dalla neve, ovattato. Davanti al gruppo ci sono guida e maestro. Sono loro che vi hanno portato fino a li. – Dove ci portate? – Fidatevi, sarà una bella sciata. A dir la verità non sai ancora dove sei. Se qualcuno ti dicesse di tornare al punto di partenza probabilmente andresti dalla parte opposta. Hai passato il volo in elicottero con il naso incollato al finestrino. Tutto troppo bello, troppo alto, troppo bianco per prestare attenzione a dove fossi diretto. Non importa, c’è chi ti guiderà lungo quel candido pendio. C’è chi ti dirà dove passare, dove trovare la neve migliore e persino dove fermarti per non incappare in qualche pericolo. La neve è luccicante sotto i tuoi sci, non vedi l’ora di partire. Aspetti il tuo turno. Prima parte il tuo amico. Curve larghe e veloci. Strillo di adrenalina, risate tra gli altri rimasti in cima. Poi è il turno della vostra amica. Elegantemente solleva cristalli di neve tra i raggi di sole. Pura gioia. Bene, ora tocca a te. Respiri profondamente mentre guida e maestri, le cui indicazioni sono fondamentali per un’uscita in piena sicurezza, ti indicano una via completamente intonsa. – Vai pure. E tu fidati, che sarà una bella sciata.“Dove mi porti? Eliski sulle cime di Madesimo” www.amolavaltellina.eu | Non conosci la montagna e non lasci spazio alla minima curiosità per poter imparare qualcosa. La città ti insegue ovunque, anche tra le cime, che non sapresti mai distinguere, tutte ti sembrano identiche, come quelle dell’etichetta riportata su una nota bottiglia di acqua minerale. Sei talmente abituato al termostato fisso a 25° che il tuo corpo trasportato come un pacco postale è incapace di attivare i sensi più elementari e quindi di percepire la realtà della montagna invernale. Ti fai catapultare passivamente in cima a una vetta che riesci a cogliere a malapena, come se si trattasse di una scenografia di cartapesta.Sali in giostra, spaesato, non hai nessuna possibilità di entrare in consonanza con ciò che ti circonda, hai bisogno della guida e del maestro per poter accennare movimenti elementari, sei un ebete, non sai dove andare, ti muovi solo lungo un binario prestabilito, come dentro a un videogame.Da solo non riusciresti nemmeno a pisciare. Attendi il tuo turno, di nuovo il fardello della città ti insegue, ti illudi di essere libero. Scodinzoli emettendo gridolini di piacere, non stai sciando, ma scivolando su un piano inclinato colorato di bianco che i giostrai ti hanno apparecchiato a dovere. Sei ebbro di finzione, e pure convinto che nel “pacchetto” hai acquistato anche la “piena sicurezza”, come farsi un massaggio shiatzu o un corso di pilates.Ora tocca a te, continua a replicare la schiavitù in cui vivi quotidianamente che ha la presunzione di essere libertà. Continua a ignorare la realtà e il significato del mondo dello sci fuori dai percorsi tracciati che ti obbliga a conoscere il vero volto della natura e ad ammirarne bellezza e grandezza, solo muovendosi in silenzio, dove l’unica energia impiegata è quella dei tuoi muscoli. |