Fratture olimpiche. A Socrepes la coesistenza in un’area ristretta di tre cantieri con imponenti opere di scavo ha provocato una frattura nel terreno di oltre 15 metri.

Cortina d’Ampezzo. Nel cantiere di lavoro del collegamento sciistico di Socrepes si è aperta una faglia.
Di Luigi Casanova.

Foto: vocidicortina.it

Era ovvio che prima o poi accadesse. Troppe opere olimpiche previste per l’appuntamento ormai prossimo del febbraio 2026 insistono o su frane in movimento (nuova cabinovia Apollonio – Socrepes a Cortina, parcheggi e collegamenti sciistici a Livigno) o ai piedi di grandi frane, vedasi la tangenziale di San Vito di Cadore sull’Alemagna, o altre opere stradali in Valtellina. Si tratta di situazioni storicamente documentate dai geologi, addirittura inserite nelle pianificazioni o comunali o regionali. Eppure in nome dello Sport non si è andati per il sottile: le opere sono state progettate (in assenza di percorsi partecipati), approvate, appaltate e vi si sta lavorando alacremente. Se dapprima la natura ha inviato dei segnali, vedasi fine settembre 2024 il torrente Spool a Livigno, ora alza la voce.

Durante tutta l’estate la  statale 51 di Alemagna, l’unica strada diretta che dalla pianura porta a Cortina d’Ampezzo, è stata ripetutamente chiusa per più giorni perché invasa da più smottamenti, anche di grandi dimensioni. Vedasi le regolari frane scese da Cima Marcora, o quella storica di Borca di Cadore. Ci si chiede: dovesse accadere durante i 50 giorni di gare olimpiche e paralimpiche? Oltre al danno che auspichiamo, qualora avvenga, sia solo materiale e infrastrutturale, quale ricaduta di immagine ci sarebbe sull’evento italiano?

Nel frattempo, come bene documentato dai comitati locali di Cortina e dalle associazioni ambientaliste nazionali, anche nei ricorsi al TAR, a Cortina d’Ampezzo sui dolci prati di Mortisa la Bella, laddove si sta costruendo una nuova cabinovia (Apollonio – Socrepes), il terreno frana, si sono aperte fratture ampie fino a 15 metri. Succede quanto i geologi avevano previsto: sotto quei terreni vi è una grande frana attiva da decenni. Non era, non è possibile prevedere come reagirà il terreno nel sopportare non solo il peso della infrastruttura funiviaria nuova (lavori affidati in via diretta a una ditta che mai ne ha costruito, la stessa di Bormio, la Graffer s.r.l, dichiarazioni confermate dai dirigenti), ma anche il nuovo chalet che ha usufruito di deroghe volumetriche incredibili e la cabinovia che sostituirà i due impianti ritenuti superati di Socrepes e Ra Frezza. A Cortina c’è diffusa apprensione. La consigliera comunale di Cortina Bene comune ha commentato: “…un imprevisto del tutto prevedibile”. Si tenga presente che siamo solo all’inizio dei lavori di cantiere. Quando su tali suoli verranno imposti i pesanti piloni della cabinovia e specialmente la struttura della stazione intermedia nessuno può oggi anticipare cosa accadrà, quali saranno i movimenti della frana sottostante: una stabilizzazione (improbabile viste le dimensioni) o un’accelerazione della caduta verso valle?

Luigi Casanova