Bellezza e Armonia infrante: il vero volto di Milano-Cortina.
Dall’assegnazione dei Giochi a oggi, Luigi Casanova non ha mai smesso di indagare, denunciare e documentare le ombre di Milano-Cortina. A pochi giorni dall’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, ci offre uno sguardo ravvicinato e impietoso su ciò che sta realmente accadendo nei territori coinvolti: un racconto che smaschera la retorica ufficiale di Bellezza e Armonia, restituendo voce ai paesaggi feriti, alle comunità escluse e a una montagna piegata alle logiche dell’imposizione.

Le oramai imminenti olimpiadi invernali il 6 febbraio saranno inaugurate sulla base di due parole forti: Bellezza e Armonia.
Siamo proprio certi che simili sostantivi risultino coerenti con quanto avvenuto? La nostra lettura critica dimostra il contrario: sfregi paesaggistici diffusi, rottura di ogni rapporto fra uomo e natura, fra città e montagna. In nessun territorio abbiamo trovato assonanze, cucitura fra diversità, solo imposizione. Si è assistito a una totale assenza di trasparenza, di coinvolgimento delle popolazioni locali, scelte progettuali ovunque aggressive. Non parliamo della sostenibilità: a oggi non c’è traccia della contabilità delle emissioni di gas climalteranti delle 98 opere previste. Una contabilità di tecnici a noi vicini stima una cifra impressionante: 2,4 milioni di tonnellate di CO2 buttate in atmosfera, un volume pari alle dimensioni della piramide di Cheope. Per innevare le piste del circo olimpico si sono prodotti 2,4 milioni di metri cubi di neve, un consumo idrico pari a 8 milioni di metri cubi, per non parlare dei costi energetici che Enel, essendo sponsor delle Olimpiadi, scarica sulle bollette di noi cittadini.

A immortalare lo scardinamento di ogni valore etico di queste olimpiadi rimane in noi impressa una immagine. Su un terreno lievemente innevato un violoncellista di valore internazionale, seduto su uno sgabello, Mario Brunello, ci porta a ascoltare incantevoli melodie. Alle sue spalle, a venti metri di distanza, tre motoseghe urlanti si accaniscono nella distruzione del lariceto monumentale. Rumore, schianti di tronchi, rami spezzati. 500 alberi che sono stati risparmiati da due guerre mondiali visto il loro pregio vengo abbattute dalla cecità, dall’aggressività della nostra società: nel nome dello sport. La bellezza viene schiantata, l’armonia spezzata.

Sempre a Cortina si è imposta la distruzione della vecchia stazione ferroviaria per fare posto a parcheggi e a una operazione immobiliare. Si è quasi costruita l’inutile cabinovia di Socrepes (costruita su una frana in movimento verso valle). A Fiames si è imposto un villaggio olimpico di 377 baracche , sarà poi smontato. E ancora a Livigno, si sono costruiti incredibili parcheggi e un devastante bacino di innevamento a 2600 metri di quota, 203 mila mc. di capacità. E piante tagliate ovunque, lungo la pista Stelvio a Bormio, ad Anterselva, si sono venduti i terreni pubblici dell’ex ferrovia a Milano per fare posto a speculazioni privatistiche (Arena Santa Giulia, Villaggio olimpico). In nessuna situazione siamo stati capaci di trovare né Armonia, né Bellezza.
Giochi in una montagna privata di servizi
Ci viene spiegato che queste Olimpiadi segnano un nuovo rapporto, ancora di armonia, fra città e montagna. Frequentando spesso le località che ospiteranno le gare non si trova traccia di una sola opera che sostenga la lotta allo spopolamento della montagna. Si sono costruite strade, si costruiranno circonvallazioni e rotatorie. Ma i nostri giovani domani mangeranno asfalto? Non c’è traccia di risposta al tema dei costi degli affitti, per i lavoratori stagionali o per i giovani, di politiche pubbliche a sostegno dell’edilizia agevolata. Non c’è traccia di investimento in lavori innovativi o nella cura del territorio, al consolidamento della biodiversità o nella lotta coerente ai cambiamenti climatici.

Invece si è abbandonato ogni intervento a sostegno degli ospedali pubblici, a Sondalo come in Fiemme. In Cadore i fondi sono stati riversati sull’ospedale privato, il Codivilla. In Lombardia si farà riferimento alla città, ancora Milano, investendo nell’ospedale Niguarda. Nelle valli, ovunque, c’è carenza di servizi sanitari, non ci sono infermieri, non ci sono medici. Nel frattempo, anche in realtà ricche, i giovani scappano dalla montagna. Ogni anno 650 in Trentino, 850 in Alto Adige, non osiamo immaginare Cortina o Bormio. La Valtellina è dimenticata, il bellunese, a esclusione dell’alto Cadore le Olimpiadi non lasciano traccia di futuro. Su tutto trionfa la città di Milano, una città che espelle i suoi cittadini storici per sostituirli con i più abbienti che coltivano il mondo della finanza o delle speculazioni immobiliari. Si fa posto ai forti, si espellono i lavoratori.
Proviamo a ricercare armonia nel corpo dei volontari, oltre 18.000 mila. Non abbiamo trovato entusiasmo, si lotta per avere la giaccavento ricca di loghi olimpici. Ma nel Cadore i volontari sono stati invitati a portarsi sacco a pelo e cuscino, molti di loro dormiranno in locali promiscui. In Trentino invece riceveranno un borsone ricco di 14 gadget. Ovunque non si è trovato calore, l’evento viene vissuto come privo di anima. Altro che Armonia.
Ecco quindi le due parole chiave dell’inaugurazione rimanere vuote, pura retorica.
Il Cio succube delle decisioni politiche
Su quanto sta avvenendo nel cerchio olimpico vi sono responsabilità politiche chiare. Le Olimpiadi della sobrietà costeranno all’incirca 7 miliardi di euro. Ma è all’interno del Cio che si deve scavare. Il Cio ha visto la sua Agenda 2020 + 5 uscire umiliata. Le cinque parole chiave di quell’agenda sono mortificate: Solidarietà, Digitalizzazione, Sostenibilità, Resilenza economica e finanziaria, Credibilità. Delle 15 raccomandazioni si salvano solo quelle riferite allo sport. Speriamo che il Cio sappia affrontare una severa autocritica e chiedere che i suoi programmi rimangano esigibili, non svenduti per miseri calcoli politici come avvenuto in questo appuntamento.
Ci sono anticorpi? Certo, e diffusi. Da tempo anche nostri soci sostengono una campagna, di profilo anche internazionale, che denuncia quanto è avvenuto. In questi giorni si moltiplicano iniziative di controinformazione, su tutti i territori, in Veneto come in Lombardia. Si è istituito un altro Cio (Comitato insostenibili Olimpiadi), si sta lavorando nel complesso laboratorio delle Utopiadi. Altri soggetti hanno promosso un concorso fotografico nazionale, Olimpiadi Infernali. Rimane così accesa un’antitorcia olimpica, ricca di cultura, di umanità, di visione internazionalista, una fiamma ricca di fantasia e capace di alimentare luce multicolore anche a evento concluso. In queste iniziativa si ritrovano Bellezza e Armonia, conflitto e gioia. Anche grazie a forti e necessarie provocazioni. Altrimenti si è destinati a rimanere “Foresti a casa nostra” come denunciava un cartello a Cortina d’Ampezzo.
Luigi Casanova