Intervista a Lara Negro, referente per il Veneto e consigliera nazionale dell’associazione.

Di Monica Malfatti, copyright: Elbec

Le Olimpiadi Milano Cortina 2026, ma anche la Marmolada e la foresta del Cansiglio, oltre che la tutela del paesaggio attraverso il suo valore storico, come nel caso dei Sentieri partigiani. Mountain Wilderness Italia, il cui nuovo consiglio direttivo è stato eletto da pochi mesi (dal 2024 NDR), ha nel mirino una lunga lista di impegni e di obiettivi, con il minimo comun denominatore di un paesaggio da tutelare e presidiare.

Ce lo siamo fatti raccontare da Lara Negro, eletta a pari voti con Sandro Campagnola come referente dell’associazione per il Veneto, ma anche consigliera nel direttivo nazionale.

«Un direttivo composto da 9 persone – ci spiega – scelte per elezione durante una riunione generale dei soci. Gli scorsi anni eravamo in 7, ma quest’anno si è deciso di ampliare il direttivo e anche l’impegno dell’associazione, con una riunione due volte al mese, al fine di meglio programmare tutte le iniziative che stiamo progettando».

Una fra tutte, la lunga lotta alle Olimpiadi Milano Cortina 2026.

«Esattamente. Nell’ultimo periodo è stato il nostro focus principale, anche se non l’unico. Le nostre perplessità riguardano non tanto, o non solo, la pista di bob, a causa della quale sono stati comunque abbattuti larici secolari sopravvissuti al bostrico degli abeti rossi, ma anche altri progetti che deturpano il territorio montano. Ricordo ad esempio i collegamenti sciistici pensati ad hoc per i Giochi, come Cortina-Badia, Cortina-Civetta, Cortina-Arabba, mentre sull’altro versante, quello lombardo, abbiamo gli analoghi collegamenti di Bormio e Livigno. Il Comelico è un’altra area che vogliamo tutelare, dove il sì della sovraintendenza ha dato il via ad un progetto vetusto e deturpante, sempre di collegamento sciistico, che intende unire il Comelico a Padola e alla Val Pusteria. Un progetto che anni fa era già stato bocciato proprio perché vetusto. Come Mountain Wilderness stiamo facendo ricorso al Consiglio di Stato proprio per bloccarlo del tutto»

Ci sono speranze di successo oppure ormai è utopico credere di poter vincere su qualcuno di questi fronti?

«Sono battaglie estremamente difficili, ma la cosa più positiva è che stimolano il dibattito e le coscienze delle persone. Ritengo inoltre che siano lotte capaci di creare virtuose sinergie con altre realtà nazionali, come Libera ad esempio, con cui riusciamo a presidiare sempre più la legalità dei progetti infrastrutturali che vengono portati avanti, indipendentemente dalle Olimpiadi. Qualcosa si è mosso, almeno per quanto riguarda la trasparenza dei processi decisionali, così da poter valutare a priori eventuali criticità economiche ed ambientali. Mi preme sottolineare come in questo caso non si tratti di essere contro le Olimpiadi di per sé, ma a favore di una sostenibilità generale delle iniziative, che anche il monitoraggio costante del Comitato olimpico internazionale vuole garantire»

Un altro capitolo è quello che riguarda la Marmolada, ultimo ghiacciaio dolomitico, e il suo ineluttabile destino: scomparire fra qualche decennio.

«Il direttivo di Mountain Wilderness si è riunito in Marmolada il 23 agosto dello scorso anno, esattamente a Pian dei Fiacconi. L’obiettivo era quello di ridiscutere proprio il futuro della Marmolada, concordando un documento sottoposto poi all’attenzione delle autorità regionali, provinciali e comunali direttamente interessate. In sintesi, siamo per il rilancio della Regina delle Dolomiti, in assenza però di nuovi impianti sciistici, e per il recupero del paesaggio togliendo i ruderi di cemento presenti, oltre che pulendo ciò che rimane del ghiacciaio. L’8 settembre il presidente sarà in Marmolada per un evento organizzato dall’università di Padova che intende creare un virtuoso dibattito sulla situazione odierna».

Marmolada, 2016 – foto Archivio MW Italia

Hai citato gli impianti sciistici: proprio il futuro del turismo invernale sembra essere il nocciolo della questione.

«In generale, Mountain Wilderness promuove un no deciso all’ampliamento delle aree sciabili, mentre dove sono previsti ricostruzioni o rifacimenti è bene si lavori sulla qualità dell’impresa e non in modo pregiudiziale. La Marmolada però, come profilo turistico, merita ben altro che continuare con lo sci. Al netto della sua appartenenza alle Dolomiti Patrimonio UNESCO, abbiamo avanzato alcune proposte di miglioramento: anzitutto la conservazione del ghiacciaio e l’attenzione specifica della sua evoluzione, poi una riqualificazione ambientale della montagna, con la necessità di rivedere, da subito e su tutto il territorio, la carta dei pericoli, siano essi di natura geologica, idrogeologica o valanghiva. Inoltre auspichiamo un potenziamento dei musei della guerra, con la costruzione di un’alta via dedicata alla memoria del primo conflitto mondiale, la valorizzazione sentieristica dell’intero gruppo e un occhio di riguarda all’accessibilità generale, per una frequentazione anche ciclistica dell’intera fascia lago che comprenda un ripensamento dei diffusi e disordinati parcheggi ai piedi della montagna. Infine, c’è a nostro avviso un ultimo marcato bisogno: quello di rivedere l’intera pianificazione urbanistica dei due ambiti (Regione Veneto e Provincia Autonoma di Trento), compresa la pianificazione forestale e la gestione dei pascoli in quota. Il tutto con un obiettivo fermo e irrinunciabile: azzerare il consumo di suolo libero».

Prima parlavi delle sinergie con altre associazioni, come nel caso di Libera per le Olimpiadi. Hai altri esempi da farci?

«Sicuramente la proficua collaborazione con Anpi per la realizzazione dei Sentieri partigiani. Si tratta di una campagna che intende rievocare la memoria della lotta al nazifascismo, spesso avvenuta sui sentieri di montagna, ovvero lungo vie di comunicazione aspre, severe, faticose, capaci di ricordarci quanto ci sia ancora bisogno, anche in un momento storico come quello che stiamo vivendo oggi, di una diffusa Resistenza culturale al progressivo degrado della montagna e dei paesaggi. Una Resistenza da attuare anche e soprattutto opponendosi alle speculazioni: di fatto si tratta di nuove tipologie di trincee, di nuovi e più subdoli campi di battaglia».

Uno di questi campi di battaglia è senz’altro la foresta del Cansiglio, una questione ormai annosa.

«Sono ormai 38 anni che lottiamo per la sua tutela e per salvaguardarne il territorio da collegamenti inutili, come quello fra Tambre e Piancavallo. La Regione intendeva inoltre vendere beni di pertinenza pubblica ai privati, cosa a cui ci siamo strenuamente opposti sin dai tempi dell’ex presidente di Mountain Wilderness, e strenuo combattente, Toio De Savorganani. Ogni anno, in novembre, ci riuniamo con moltissimi dei nostri soci e con realtà che credono nella causa, per ribadire la nostra intenzione a non retrocedere di un millimetro».