L’eredità olimpica: una voragine di spese. A pagare saranno gli enti pubblici
Due mesi fa parlavano di “legacy”, di futuro, di giovani, di territori che avrebbero beneficiato di un evento storico. Oggi resta solo il conto. E non è un conto simbolico: è una voragine che verrà riempita, come sempre, con denaro pubblico. Le Olimpiadi invernali 2026 non si stanno rivelando un investimento, ma l’ennesimo meccanismo opaco in cui il rischio è privato solo sulla carta, mentre le perdite vengono scaricate sui cittadini. Altro che eredità: qui siamo di fronte a un caso emblematico di dissipazione sistematica di risorse, mascherata da grande evento, in cui responsabilità e trasparenza evaporano non appena emergono i debiti. Di Luigi Casanova
Solo due mesi fa, Giovanni Malagò e i politici delle Regioni e Province che hanno ospitato le Olimpiadi invernali 2026, entusiasti sostenevano la legacy, cioè l’eredità positiva che l’evento internazionale avrebbe lasciato a quanti le valli le abitano e specialmente ai giovani. Oggi Malagò, buttate alle spalle le Olimpiadi, sta tessendo la sua rete di amicizie per sostituire alla Presidenza della Federazione gioco calcio Gabriele Gravina, principale accusato del fallimento della nazionale di calcio italiana. Il poltronificio italiano è ormai metastasi. Cosa ci lascia la gestione delle Olimpiadi di Giovanni Malagò? Una voragine di debiti che sarà pagata con soldi pubblici.

Direte con ragione: ma come, la Fondazione Milano Cortina 2026 è una società privata, come sottolineato nella legge del governo 2024. Se così è i debiti dovrebbero ricadere sulla proprietà o sui componenti del Consiglio di amministrazione della Fondazione, partendo dal presidente, Giovanni Malagò.
Non sarà così. Pagheranno i soci fondatori della Fondazione, quindi Comuni (Cortina e Milano), le Regioni e le Province autonome, Lombardia, Veneto, Alto Adige e Trentino. Lo stato andrà a coprire quanto rimarrà di insoluto.
Stiamo parlando solo della gestione degli eventi sportivi, olimpiadi e paralimpiadi invernali 2026. Ricordiamo che dovevano costare 1,35 miliardi di euro, dei quali 500 milioni versati dal Cio. La copertura veniva assicurata ricorrendo al CONI (ente pubblico, allora presieduto da Giovanni Malagò), alla vendita di diritti televisivi, biglietti, sponsor. Ben 10 degli sponsor raccolti sono società con forte partecipazione pubblica, senza l’apporto di questi il risultato del debito poteva risultare catastrofico.
Al costo previsto della gestione dell’evento si devono sommare i 328 milioni di euro dati in gestione a un commissario straordinario per le paralimpiadi, Giuseppe Fasiol (dovevano costare solo 60 milioni), legge n° 119 08 agosto 2025, Decreto Sport.

Oggi la Fondazione reclama altri 310 milioni per un buco di bilancio generato da 230 milioni di maggiori costi, 80 milioni di minori introiti. A pagare vengono chiamati gli enti pubblici soci della Fondazione: la Lombardia 60 milioni, Il Veneto fino a 40, il Trentino 20, Alto Adige 5. Per quanto rimane, si spera, ci penserà lo Stato. Il Veneto aveva accantonato per ogni evenienza ben 143 milioni. A oggi la Fondazione ha speso oltre 2 miliardi di euro. Ricordiamo che in questa cifra non sono incluse le opere realizzate, queste sono a carico di Simico, la società pubblica delle Olimpiadi. Voci ricorrenti sostengono che la Fondazione presenterà a fine anno un deficit di oltre 100 milioni di euro, per conoscerne la reale entità dovremo attendere il prossimo bilancio.
Riguardo le opere per ora andiamo solo in casa dell’Alto Adige. Lo stadio del biathlon di Anterselva aveva bisogno di una semplice ristrutturazione, così sosteneva il presidente della Provincia Arno Kompatscher. Dapprima erano 4,5, poi si è passati a 28, oggi a consuntivo siamo a 58 milioni di euro. Inoltre la ricaduta su occupazione turistica, gestione della mobilità, distruzione di aree prative per parcheggi è stata tragica. Anterselva ha ospitato una sola specialità: immaginiamo quale sarà la ricaduta su ambiti come Cortina, Trentino e Lombardia. Il Comune di Anterselva dovrà anche risarcire un’azienda che è stata svantaggiata nella gara d’appalto dei lavori, 2,5 milioni di euro e ancora nulla si sa di preciso riguardo i costi di manutenzione del mastodontica stadio e delle piste. A Cortina è partita un’inchiesta della Corte dei Conti riguardo il collegamento di Socrepes. Si attendono altre iniziative su più opere da parte della magistratura ordinaria.
Ci si deve chiedere su chi ricadrà la responsabilità di tanta leggerezza amministrativa. Come sarà necessario definire, vista la quantità di denaro investita dagli enti pubblici, se la Fondazione sia realmente un ente privato. Sapendo che i soci costitutivi sono tutti pubblici, che buona parte dei costi della sola gestione o sono già ricaduti nei bilanci degli enti pubblici o li leggeremo nel volgere di pochi mesi.
Luigi Casanova