Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Una sconfitta culturale e sociale delle Alpi?
Quello che segue è l’editoriale del direttore del Notiziario ( e presidente dell’associazione) di Mountain Wilderness, Luigi Casanova. Un testo che anticipa il numero monografico in arrivo ai soci verso Pasqua, interamente dedicato a un bilancio delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 appena concluse.
L’analisi proposta è netta e documentata: le Olimpiadi come sconfitta culturale e sociale delle Alpi. Al centro, la critica a un modello fondato su crescita, grandi opere e retorica della competizione, rilanciata anche attraverso il motto olimpico “Citius, Altius, Fortius”, richiamato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma svuotato — secondo l’autore — del necessario richiamo al “Communiter” introdotto dal Comitato Olimpico Internazionale.
Nel Notiziario approfondiremo costi, legacy, impatti ambientali, deficit di partecipazione democratica e l’assenza di una visione per il futuro delle terre alte. Una riflessione severa ma necessaria, nella convinzione che solo dalla verità dei fatti possa nascere una nuova consapevolezza per le Alpi e per chi le abita.

L’editoriale del Direttore
“Oltre ogni limite”, così le Federazioni sportive hanno spiegato agli atleti le Olimpiadi Milano Cortina 2026. Uno slogan che fa rabbrividire tanto è superato dai tempi. Slogan sostenuto nel giorno dell’inaugurazione dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando ha sposato in modo acritico il motto Olimpico: “Citius, Altius, Fortius”. Il motto, presente fin dal lancio delle Olimpiadi definite moderne, 1894, ma utilizzato ufficialmente solo dalle Olimpiadi di Parigi del 1924 in poi, “Più veloce, più in alto, più forte”. Il Presidente ha dimenticato una parola strategica, significativa per questi tempi, sostenuta dal Cio solo dal 2021 in poi, “Communiter”, che significa “Insieme”. Una parola che avrebbe sostenuto i valori della solidarietà internazionale, il bisogno di universalità, e perché no, il legame degli umani alla natura, al paesaggio, ai bisogni di tutta la cittadinanza italiana, non solo guardando all’ambito sportivo, il miraggio – dovere della vittoria e della gloria. Certo, alle Olimpiadi si va per dare il massimo delle proprie capacità. E perché non dare il massimo delle nostre capacità, anche culturali, cogliendo e offrendo risposta all’invito del nostro caro amico Alessandro Langer quando con acutezza, in netta contrapposizione al motto olimpico, ha coniato lo slogan “Lentius, Profundis, Suavius” – “Langsamer, Tiefer, Sanfter” – “Più lenti, più profondi, più dolci”? Invece di presentarvi questa somma di critiche avremmo preferito dover commentare le Olimpiadi della sobrietà e del rispetto, verso la natura, verso l’umanità intera, a esempio accogliendo l’invito a una certa tregua olimpica, verso l’accoglienza rivolta a quanti sono costretti, da disperati, a fuggire da guerre, dalle sanzioni che affamano a Gaza come a Cuba, dalle sanzioni che ricattano e si tramutano in cultura di guerra, con i ricatti imposti da chi si ritiene economicamente più forte. Nuove, efferate forme di colonialismo.

Le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 si sono concluse, è il momento di una riflessione complessiva. Per questo motivo abbiamo costruito il numero monografico che vi apprestate a leggere. Mountain Wilderness è stata l’associazione che con maggiore continuità e apporto di contenuti, di documentazione, è stata critica verso l’evento. Ci saremmo attesi una maggiore presenza delle grandi associazioni ambientaliste italiane. Ci hanno accompagnato su percorsi importanti come il confronto, poi fallito causa l’arroganza della Fondazione Milano Cortina 2026, con gli organizzatori. Ci hanno accompagnato nell’avvio del rapporto costruttivo con Libera e il gruppo Abele scaturito nei rapporti Open Olympics. Ma c’era bisogno di più costanza, di capacità di critica, di sostegno alle opinioni tecniche e scientifiche che quasi da soli abbiamo sostenuto. Nella lotta, perché di lotta si è trattato, vanno ringraziati per l’apporto offerto i comitati locali, in primo luogo il Coordinamento delle Associazioni del Cadore, senza trascurare i comitati della città di Milano, del Veneto, quanto offerto da Italia Nostra del Veneto e del Trentino, da alcuni, troppo pochi, isolati senatori, dall’europarlamentare dei verdi Cristina Guarda, dal mensile Altreconomia, dal quotidiano Il Fatto Quotidiano, da Report, da singole sensibilità che Mountain Wilderness è riuscita a tenere legate nell’obiettivo di una critica sempre documentata, sempre ricca di significativo profilo scientifico. Il tutto è stato retto dal volontariato puro, tutto è stato retto nonostante la vergogna dei muri istituzionali incontrati e dai necessari conflitti, anche giuridici, che con Italia Nostra abbiamo sostenuto. Se queste Olimpiadi non hanno incontrato unanimità è stato perché le istituzioni tutte, dai Comuni fino alle Province, Regioni, lo Stato hanno umiliato il diritto di cittadinanza attiva, hanno impedito che si sviluppasse partecipazione democratica. Queste istituzioni, sorrette dai comportamenti inqualificabili della Fondazione MiCo 2026, da Infrastrutture MiCo 2026 hanno costruito un fortino impenetrabile.
Spiegheremo come nei prossimi servizi.

Dal nostro punto di vista le Olimpiadi sono state un fallimento anche sul piano della sostenibilità. Il sostantivo più diffuso nei commenti di chi le Olimpiadi le ha imposte su questa linea. Il 92 % delle opere già ci sono, ha sempre sostenuto il boss Giovanni Malagò, quasi tutte sono state rifatte. Si è trattato del fallimento della legacy. Si tratta dell’eredità che le 98 opere, nessuna condivisa sui territori, lascerà nelle vallate e nella città di Milano, a meno che ai giovani non si lasci mangiare asfalto. Si è trattato del fallimento della sobrietà, cioè della capacità di intervenire con minime ristrutturazioni su tante opere sportive presenti, praticamente ovunque demolite e ricostruite senza badare a spese, in tutti i casi in assenza di un progetto di gestione di medio – lungo periodo. Si è trattato del fallimento della democrazia partecipata; su tutti i territori è stata dapprima evitata la presentazione delle opere e poi impedita la partecipazione attiva a comitati e associazioni portatori di interesse generali. Si è trattato del fallimento sul tema costi: le opere, solo sportive, dovevano costare poco più di 200 milioni di euro, abbiamo sorpassato i 900 milioni. Oltre ad aver aggiunto fra le opere, strade, rotonde, circonvallazioni, rete ferroviaria, aeroporti e stazioni di treni. Tanto da portare le spese a 3,540 miliardi di euro (solo cifre presenti in documenti istituzionali). I conti reali dell’evento olimpico saranno possibili solo dopo il 2033.
I temi del cambiamento climatico in atto, delle emergenze che questo provoca su territori fragili come le montagne delle ALPI, è stato trascurato. Non ne trovate proprio traccia. Sono stati trascurati i bisogni reali delle genti della montagna italiana. Non si è vista orma di un progetto di investimento che porti dignità a chi in montagna vi vive: selvicoltura, bisogno sanitario, formazione scolastica, trasporto pubblico, innovazione. Le Olimpiadi MiCo2026 verranno ricordate come seconda sconfitta culturale della montagna italiana.
Sono state anche le Olimpiadi che hanno visto fallire gli obiettivi del Cio contenuti nella Agenda 2020 + 5.

Di tutto questo leggerete nel Notiziario, una lettura triste, ne siamo consapevoli, anche come sportivi. Si ritiene che solo dalla verità, dalla descrizione della cruda realtà possa nascere la semina di una consapevolezza che ci porti modificare le politiche che hanno permesso tanta desolazione. Mountain Wilderness ha avuto coraggio, è divenuta il punto centrale dell’informazione critica, un luogo dove il mondo dei media, internazionali in primo luogo, ha potuto attingere giorno per giorno l’evolversi dell’evento grazie a una lettura scientifica e documentata. Ne siamo orgogliosi. Lo abbiamo fatto nel nome dei valori reali della montagna, italiana e internazionale.
Come del resto siamo orgogliosi delle medaglie d’oro di due nostre atlete: Federica Brignone e Francesca Lollobrigida. Senza nulla togliere agli altri atleti che hanno permesso al nostro paese il record di medaglie, ben 26 …; le due donne citate hanno vinto perché ricche di tenacia, Francesca anche perché orgogliosa di essere atleta – mamma. Federica perchè ha vinto disavventure e dolore. E siamo orgogliosi del fatto che su nove medaglie d’oro, ben sette siano state conquistate dal mondo femminile. Purtroppo, nelle federazioni sportive, un mondo rappresentato al vertice solo al 2,7 % delle cariche.
Luigi Casanova