La fauna è patrimonio dello Stato, non dei cacciatori: il no di Mountain Wilderness al DDL 1552.

Il 21 ottobre 2025 inizierà in Senato l’esame del DDL 1552, un disegno di legge che mette seriamente a rischio la tutela della biodiversità italiana. Mountain Wilderness, insieme a oltre cinquanta associazioni, lancia un appello per fermare questa deriva che svilisce il patrimonio naturale del nostro Paese.

Nel paese europeo col maggior livello di biodiversità stiamo assistendo al tentativo di distruggere, su basi puramente ideologiche, un patrimonio di cui non tutti sono consapevoli: la legge italiana indica la fauna come patrimonio indisponibile dello Stato (art. 1 legge 157/1992). Il DDL 1552 attualmente in esame nasce invece per favorire le lobby dei cacciatori, un calcolo elettorale probabilmente maldestro perché, di fatto, l’opinione pubblica in Italia si é spesso espressa in maniera negativa nei confronti della caccia; tuttavia non ci si esprime tanto contro la caccia in quanto tale, bensì contro una riforma che fa venire meno le tutele per la biodiversità e svilisce il ruolo scientifico di istituzioni come l’ISPRA.

La ricchezza e varietà di un ambiente che spazia dai ghiacciai alpini fino alle sponde del Mediterraneo si accompagna ad una quantità di specie animali che ha pochi eguali a livello mondiale. L’isolamento di alcune popolazioni animali, in particolare negli Appennini, ha perfino portato alla differenziazione di sottospecie quali l’orso marsicano e il lupo appenninico, grazie al quale la specie si è salvata sulle Alpi dove si è assistito a uno sterminio spesso motivato da logiche più di natura “culturale” che pratica. In questo contesto fortunato si consuma la follia di voler ripristinare pratiche di caccia anacronistiche, irresponsabili, e soprattutto crudeli: usare come richiami vivi uccelli selvatici catturati allo scopo, allungare la stagione venatoria, ridurre le aree protette sulla falsariga di quanto già accaduto con la concessione della caccia sui valichi montani, prima vietata ed ora approvata con il DDL Montagna. Tutto questo in nome di non meglio specificate “tradizioni” (come se tutte le tradizioni fossero buone in quanto tali) e, quasi come sberleffo a chi veramente ha a cuore la natura, per una presunta tutela della biodiversità. Un atteggiamento certamente volto a far “rosicare”, per usare un termine caro a certa politica, coloro che si battono da sempre per la conservazione della natura.

Anche la proposta di gestione totalmente populista e senza vere basi scientifiche delle conflittualità con i grandi carnivori tramite gli abbattimenti si colloca in questo clima di rivalsa ideologica e politica. La gestione della fauna e gli eventuali danni all’agricoltura non si gestiscono con le doppiette, e ancora una volta gli Appennini, vero cuore verde d’Italia, mostrano la via con il loro esempio di convivenza tra attività antropiche e predatori, frutto di anni di lavoro che hanno portato a risultati che andrebbero esportati non solo sulle Alpi italiane ma nel resto d’Europa.

Mountain Wilderness si batte dalla sua fondazione per la preservazione degli ambienti di montagna, dei quali gli animali sono l’anima più pura ed autentica, non ci tireremo indietro in questa battaglia di civiltà, umanità e attaccamento alla nostra terra e daremo il nostro contributo a fianco delle oltre cinquanta associazioni che si sono costituite in coordinamento contro questo assurdo disegno di legge, per il quale il prossimo 21 ottobre 2025 è previsto l’inizio dell’esame nell’Aula del Senato.