Per quest’ anno a Curgei senza elicottero, ma la partita resta aperta: il Parco Val Grande deve scegliere definitivamente da che parte stare. 

Ancora una volta l’elicottero torna a ronzare sopra uno dei luoghi simbolo della wilderness italiana. Per la Festa dell’Alpe Curgei, in programma il 19 luglio nel Parco Nazionale della Val Grande, è stato pubblicizzato un servizio di trasporto in elicottero destinato ai partecipanti. Un’iniziativa che ha spinto Mountain Wilderness a presentare un esposto agli enti competenti, chiedendo di verificare autorizzazioni e conformità alle norme vigenti.


La vicenda ripropone una domanda che ci accompagna da anni: quante volte ancora dovremo assistere alla normalizzazione dell’elicottero come mezzo di svago in montagna? Eliski, voli panoramici, sorvoli turistici, trasporti verso bivacchi o luoghi di ritrovo: ciò che dovrebbe rimanere un’eccezione limitata a soccorso, lavoro e servizio diventa sempre più spesso una pratica ordinaria. Con un costo evidente per il silenzio, la fauna e il significato stesso delle aree protette.
Mountain Wilderness non conduce una battaglia ideologica contro l’elicottero. Difende un principio semplice: la montagna non è un luna park e i parchi nazionali non possono accettare che il disturbo arrecato agli ecosistemi venga giustificato in nome della comodità o della spettacolarizzazione turistica.

Nel caso dell’Alpe Curgei, il Parco Nazionale della Val Grande ha risposto alla nostra segnalazione chiarendo di non essere stato formalmente a conoscenza dell’iniziativa e di essersi immediatamente attivato. In seguito ai chiarimenti richiesti alla Pro Loco di Miazzina, l’ipotesi di trasportare persone in elicottero è stata abbandonata. Il Parco ha inoltre precisato che non è stata rilasciata, né sarà rilasciata, alcuna autorizzazione per il trasporto di partecipanti all’evento. Resta autorizzato un solo volo per il trasporto di materiale all’alpeggio, mentre il concerto di “Musica in Quota” è stato sottoposto alle procedure di valutazione ambientale previste.
Prendiamo atto con soddisfazione di questo chiarimento, che evita un precedente grave nel cuore di un parco nazionale. Tuttavia la sostanza non cambia. Un ente gestore non dovrebbe limitarsi a intervenire quando emerge una criticità, ma esprimere una posizione culturale chiara e inequivocabile: l’uso dell’elicottero per finalità ludiche, ricreative o promozionali è incompatibile con lo spirito di un’area protetta. E se la musica ha un posto in montagna, gli strumenti possono essere trasportati con mezzi leali. La fauna selvatica ringrazia.

Il problema, infatti, non riguarda soltanto Curgei. Negli anni il Parco Val Grande è stato protagonista di una serie di episodi che hanno restituito un’immagine ambigua. Mountain Wilderness ha denunciato la promozione di voli turistici in elicottero, ha documentato diversi casi di sorvoli promozionali in aree protette piemontesi e ha criticato interventi come quelli legati al progetto “Selvaggio Verde”, che hanno introdotto nuove attrezzature in un contesto che dovrebbe essere tutelato proprio per il suo carattere selvaggio.

Presi singolarmente, questi episodi possono apparire marginali. Considerati insieme, delineano però una tendenza fatta di chiaroscuri e di un progressivo allontanamento dall’idea originaria di parco nazionale.
La Val Grande custodisce una delle ultime grandi aree selvagge delle Alpi. Il suo valore risiede nella difficoltà di accesso, nel silenzio, nell’assenza di infrastrutture e nella possibilità di vivere un’esperienza autentica di natura. Ogni volta che si legittima l’uso dell’elicottero per finalità ricreative si trasmette invece il messaggio opposto: che la fatica e il rispetto dei luoghi possano essere sostituiti dalla comodità.

Il nostro blitz alla ferrata dell’Arca – Selvaggio Verde


Per questo Mountain Wilderness chiede al Parco Nazionale della Val Grande di uscire definitivamente dall’ambiguità. Non bastano valutazioni caso per caso. Serve una posizione pubblica, limpida e coerente: l’uso turistico dell’elicottero non è compatibile con la tutela dell’ambiente. Chi gestisce un parco nazionale non applica soltanto norme; indica una direzione culturale. E oggi quella direzione dovrebbe essere una sola: difendere il silenzio, la fauna e la natura selvaggia dalla crescente banalizzazione della montagna.