Se l’alta quota è intrattenimento, che fine fa la natura selvaggia?

Ringraziamo VITA per l’attenzione dedicata al tema della crescente trasformazione dell’alta quota in spazio per il turismo e l’intrattenimento, dando voce anche alle preoccupazioni e alle proposte di Mountain Wilderness. L’articolo di Elisa Cozzarini, che di seguito pubblichiamo, raccoglie le riflessioni del presidente Luigi Casanova sulla necessità di fermare la progressiva antropizzazione della montagna e restituire centralità alla natura selvaggia, alla tutela degli habitat e a un turismo fondato su etica, consapevolezza e rispetto dei limiti.

Luigi Casanova

Non solo krapfen. Dalle nuove vie ferrate alle terrazze panoramiche, si moltiplicano le opere che trasformano l’ambiente naturale in un’infrastruttura ricreativa. E la fauna selvatica ha sempre meno spazio a disposizione. Per Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, l’urbanizzazione della montagna è iniziata con il boom delle seconde case, nel dopoguerra. Ma ora siamo andati oltre: «È il momento di fare scelte coraggiose, rifondare l’economia del turismo su etica e dignità»

C’è l’immagine della montagna come mondo bucolico, incontaminato, dove domina il silenzio e si è a contatto con la natura. C’è la galassia di chi nelle terre alte ci vive e cerca di costruire o ricostruire comunità, nuovi modi di abitare. E c’è la realtà dei tanti piccoli grandi assalti alle montagne, viste come “parco giochi” per chi arriva dalla città. In questa serie vi raccontiamo alcuni esempi di montagna “disincantata”. La quinta puntata è dedicata allo spazio che sempre più occupiamo, in alta quota, frammentando la natura selvaggia.

«Più lento, più profondo, più dolce», era lo slogan di Alex Langer. Lentius, profundius, suavius, al posto del motto olimpico Citius, altius, fortius: più veloce, più alto, più forte. Di fronte all’overtourism, a tante opere e nuovi progetti per rendere la montagna adrenalinica e attrattiva in ogni stagione, Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, rilancia la visione di Langer e una proposta fatta con lui, nel lontano 1991: il Parco europeo delle Api centrali – Peace, a partire dallo Stelvio. «Sconvolto dalla tragedia della guerra in Jugoslavia e dalla timidezza della politica dell’Unione europea nell’intervenire, Langer pensò che la natura potesse divenire un tassello di unione fra i popoli, di fratellanza», ricorda Casanova. L’idea era – ed è ancora, per Mountain Wilderness – fare delle Alpi un grande monumento naturale, fondare l’Europa sul rispetto dell’ambiente.

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