Anche i parchi naturali violati dai voli in elicottero.

E’ di dominio pubblico la notizia dei tanti voli in elicottero che hanno sconvolto durante l’estate tutte le Dolomiti. Vi si portano influencer, quanti vogliono lanciarsi con parapendii da torri famose, ci sono voli per matrimoni o feste ritenute di alta qualità (tradotto: quantità di spesa disponibile, quindi abbuffate). La vigilanza è pari a zero, nemmeno si interviene per verificare il rispetto delle norme di sicurezza di questi voli, decolli, atterraggi. Immaginiamoci se ci si preoccupa dell’ambiente, della tutela della fauna selvatica e del disturbo che tale attività arreca alla maggioranza dei frequentatori tradizionali della montagna.
In un caso recente si sono documentati voli perfino all’interno di un’area protetta, il parco naturale di Paneveggio Pale di San Martino in particolare. Si sono accompagnati arrampicatori palestrati (definirli alpinisti è improprio), protagonisti anche guide alpine (vedasi caso di Cima Lastei nelle Pale di San Martino). Guida e arrampicatore sono stati fatti scendere dall’elicottero privato all’attacco di una via e una volta raggiunta la cima si sono fatti riportare a valle.

A parte l’aver stracciato ogni valore etico dell’alpinismo (rimarrà spettatore passivo il collegio delle guide alpine?) valutiamo il profilo legale.
Il volo si è tenuto in alta quota violando la legge provinciale che regolamenta l’uso degli elicotteri in quota. Valutata la località del trasporto, il volo successivo per il recupero dei due in vetta, quindi la logistica, sicuramente si sono violate innumerevoli norme di sicurezza sui voli come del resto è probabile, se non certo, che il volo non fosse autorizzato.

Il volo ha sicuramente violato il regolamento del parco naturale di Paneveggio Pale di San Martino e si spera che dal parco non sia stata concessa alcuna deroga. Siamo in presenza di un sommatoria di violazioni di diverse leggi che ha dell’incredibile. Mountain Wilderness, oltre a chiedere l’avvio di un’inchiesta su quanto avvenuto, inchiesta giudiziaria che dovrebbe accertare responsabilità perlomeno amministrative, ritiene di dover chiedere spiegazioni sull’accaduto a chi ha responsabilità dirette nella gestione del Parco naturale, partendo dall’assessore provinciale all’ambiente e dal Presidente del Parco. E’ lampante come il nostro territorio, anche nei parchi naturali, sia privo di controlli rivolti a verificare la portata di attività tanto deleterie e dannose per i fragili ambiti delle alte quote. In questa Provincia non solo risultano carenti i controlli ambientali, ma è chiaro come perfino in un’area protetta oggi ogni singolo soggetto possa violare le leggi e i regolamenti. Si dovrà pur pensare, in tempi più che brevi, di reintrodurre nei nostri parchi la figura professionale del guardiaparco malauguratamente cancellata anni fa.

Luigi Casanova