“Camminando alti”, storie di montagna, avventura e libertà.

Sedici racconti per esplorare una montagna appartata e ancora capace di custodire la propria anima selvaggia. In Camminando alti. Avventure dal profumo di resina e fatica, Vittorino Mason raccoglie esperienze, incontri e memorie di una vita trascorsa tra boschi, crode e sentieri dimenticati. Un libro che restituisce il senso più autentico dell’andare in montagna: non la conquista di una vetta, ma il valore del cammino, della scoperta e dell’incontro con la natura.

C’è un filo che unisce le pagine di questi sedici racconti: la montagna come luogo dell’anima.
Non soltanto cime e sentieri, ma incontri, stagioni, odori e silenzi. Tra i Monti del Sole e il Lagorai, tra le Dolomiti più appartate e i graniti degli Alti Tatra, l’autore intreccia ricordi e avventure, scalate e smarrimenti, figure di compagni di cordata e solitudini piene di senso.
Ogni racconto diventa un piccolo rito: la sorpresa di un’aquila che si leva in volo, il passo rapido dei camosci, la fatica della salita, l’imprevisto che obbliga a cambiare strada, il temporale che incombe o il sereno che si apre all’improvviso.
Ne emergono quadri vivi, in cui la montagna non è mai sfondo ma protagonista: severa e accogliente, minacciosa e salvifica, sempre capace di riportarci all’essenziale.

Queste pagine non sono una guida, anche se spesso seguono i viàz nascosti e le forcelle dimenticate. Sono piuttosto un diario corale, dove alpinismo e vita si mescolano, dove la natura è specchio e maestra.
Chi legge vi troverà il sapore del vento, il profumo del legno, il passo lento e antico di chi cerca un senso salendo verso l’alto.

«Là si prova ancora un senso a svegliarsi ogni mattina: non occorre nessuna maschera per vivere, tutto è vero, fin troppo a volte.» Con queste parole si apre il viaggio tra le crode, i boschi e le malghe che hanno accompagnato una vita intera di cammino.
Quei luoghi sono il respiro della natura, la rivendicazione di un lembo di terra, roccia e vegetazione rimasti ancora integri e selvaggi. Monti in cui poter sentire il sapore di luoghi altri, un profumo tutto loro e che, per persone come me, dà la sensazione di vivere un’esperienza forte, vera, e di andare alla riscoperta di percorsi un tempo di ordinario utilizzo e oggi dimenticati. Tracce battute da carbonai, boscaioli, malgari, pastori, cacciatori, bracconieri e briganti.

L’autore è entrato spesso nel mondo selvaggio di quelle montagne che lo invitavano ad esplorarle. Erano come un richiamo lontano, ancestrale, una specie di canto delle sirene, un’eco arcaica e seducente che lo trascinava in un luogo inospitale ma armonioso, un regno formato da rocce, dirupi, salti, canaloni, pendii di lóppe e vegetazione: regno dei camosci e degli spiriti dei monti.
Le sue sono salite facili, da uno della domenica, roba da secondi, terzi gradi, ma è come fossero di più. Solo una questione di numeri. L’avventura, l’esperienza che si vive, le emozioni che si provano sono incalcolabili; non passano per la scala dei gradi e dei numeri, sono diverse da persona a persona. Non si misura in gradi un’esperienza e non occorre salire l’Everest per provare la gioia più grande.

Camminando alti non è soltanto il racconto di scalate e sentieri, ma un mosaico di emozioni: la meraviglia per un paesaggio improvviso, l’incontro con figure amiche e sconosciute, la fatica che diventa gioia, il silenzio che si trasforma in memoria. Ogni pagina custodisce un frammento di montagna, ma anche un frammento di vita.