Ciclopedonale della Lessinia: opportunità o infrastrutturazione eccessiva?
Domenica 14 giugno si terrà un incontro pubblico dedicato al progetto della nuova ciclopedonale della Lessinia, dal titolo “Ciclopedonale della Lessinia: opportunità e criticità”, promosso da Mountain Wilderness insieme al Comitato Valli Ferite, Italia Nostra Verona, Cammino dei 7 Vulcani e Associazione Il Carpino.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di informare cittadini, amministratori ed escursionisti sulle caratteristiche di un progetto che interessa uno dei territori più preziosi della montagna veneta e che sta suscitando un acceso dibattito.

La Lessinia, vasto altopiano situato a nord di Verona e in larga parte compreso nel Parco Naturale Regionale della Lessinia, è un territorio caratterizzato da boschi, pascoli, malghe e da una fitta rete storica di sentieri, mulattiere e strade rurali. Proprio questa rete costituisce la base del progetto di una ciclopedonale lunga circa 164 chilometri che coinvolge nove comuni del comprensorio e che verrebbe finanziata con oltre 5,2 milioni di euro provenienti dal Fondo Comuni Confinanti. A una prima lettura il progetto potrebbe apparire come un intervento di valorizzazione della mobilità dolce. Tuttavia, analizzando la documentazione tecnica, emergono numerose questioni che meritano approfondimento. Per questo motivo, oltre un anno fa, Mountain Wilderness, insieme a CAI Veneto e Legambiente Verona, ha presentato osservazioni dettagliate al progetto di fattibilità tecnico-economica, evidenziando criticità sia sul piano procedurale sia sul merito delle opere previste.
La questione centrale riguarda il modello di sviluppo che si intende promuovere in Lessinia. È davvero necessario incentivare ulteriormente l’afflusso turistico in quota, soprattutto attraverso la diffusione delle biciclette elettriche, in un territorio che già oggi registra livelli di frequentazione molto elevati? E quale impatto potrebbe avere un ulteriore aumento dei flussi turistici sugli ecosistemi montani, sulle attività tradizionali e sulla qualità dell’esperienza escursionistica?

Le associazioni hanno sollevato numerose perplessità. Tra queste vi sono gli interventi di ampliamento di sentieri e mulattiere esistenti, la previsione di tratti cementificati per contrastare i fenomeni di erosione, la realizzazione di nuove aree di sosta e di ben nove parcheggi dotati di punti di ricarica elettrica, uno per ciascun comune coinvolto. Opere che rischiano di trasformare progressivamente percorsi storici e infrastrutture tradizionali in vere e proprie strade, alterando il carattere identitario del paesaggio lessinico.
Particolare preoccupazione desta inoltre la prevista convivenza tra escursionisti e ciclisti lungo numerosi tratti condivisi. L’aumento delle e-bike e delle velocità di percorrenza potrebbe infatti generare conflitti e problemi di sicurezza, soprattutto sui percorsi più frequentati e su itinerari di rilevanza escursionistica come il Sentiero Europeo E5.
Accanto agli aspetti legati alla fruizione, vi sono poi quelli ambientali. I lavori comporterebbero cantieri diffusi, movimentazioni di materiale, interventi sul suolo e la realizzazione di nuove infrastrutture in un territorio sottoposto a molteplici forme di tutela: vincoli forestali, paesaggistici e aree appartenenti alla rete Natura 2000. Proprio per questo le associazioni contestano la decisione di non sottoporre il progetto alla Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), ritenendo insufficienti le verifiche svolte finora.
Più in generale, il dibattito riguarda il significato stesso della cosiddetta mobilità sostenibile in montagna. Una mobilità che rischia di diventare il pretesto per una crescente infrastrutturazione dei territori alpini e prealpini, alimentando l’idea che ogni luogo debba essere reso facilmente accessibile e fruibile da tutti, sempre e con qualsiasi mezzo.
L’impressione di molti osservatori è che il forte sostegno istituzionale all’opera sia legato anche all’opportunità di utilizzare finanziamenti già disponibili, che consentirebbero ai comuni di realizzare nuove infrastrutture senza incidere direttamente sui propri bilanci. Una logica che rischia però di spostare l’attenzione dalla reale utilità degli interventi alle sole opportunità economiche offerte dai finanziamenti.
L’incontro del 14 giugno vuole quindi essere un’occasione di confronto pubblico e trasparente, per analizzare dati, documenti e conseguenze di un progetto che potrebbe incidere profondamente sul futuro della Lessinia. Una riflessione necessaria per comprendere se ci si trovi di fronte a un autentico esempio di mobilità sostenibile oppure a un ulteriore processo di infrastrutturazione di un ambiente montano già sottoposto a forti pressioni turistiche.