Il dopo Olimpiadi di Cortina: milioni spesi e strutture che cedono.

Sulla cabinovia di Socrepes e sulla pista di bob emergono ritardi, danni e interrogativi sulle responsabilità: mentre i costi pubblici lievitano, resta aperta la domanda su chi pagherà davvero il conto delle opere olimpiche. Di Luigi Casanova

Immediatamente dopo le Olimpiadi a Cortina sta accadendo quanto avevamo anticipato: era a tutti evidente e non c’è nulla di clamoroso. L’impianto di Socrepes, una cabinovia con 10 cabine costata 37 milioni di euro e appaltata a una ditta che non aveva mai lavorato su strutture simili, veniva definito da Simico indispensabile come trasporto alternativo al mezzo privato verso i teatri delle gare di sci alpino. È stato costruito su una frana in movimento e, infatti, gli spettatori sono stati costretti a salire da Cortina in auto o con i mezzi pubblici. L’impianto è stato terminato, ammesso che lo sia davvero, soltanto all’inizio delle Paralimpiadi, il 6 marzo 2026, come attestato da Simico, ma è ancora privo di collaudi e resta da capire chi avrà il coraggio di azionarlo, mentre i danni della frana in movimento iniziano già a rendersi visibili.

La pista di bob domina l’infelice scenario olimpico di Cortina: non appena terminate le gare di scivolamento è crollata una parte di una paratoia di protezione della pista e la causa sarebbe stata una nevicata di appena 20 centimetri, davvero modesta per un paese situato a 1150 metri di quota. Nel frattempo si è inserita una severa inchiesta dell’ispettorato del lavoro sulle condizioni degli operai, che secondo alcune testimonianze sarebbero stati invitati dalle ditte a mentire. A gare terminate l’amministrazione comunale, il 26 febbraio, ha deliberato un incarico a dei tecnici per valutare l’entità dei presunti danni rilevati e il costo del ripristino qualitativo del cantiere. Una cosa è certa: i campionati italiani di bob, che dovevano svolgersi sulla pista dell’orgoglio veneto e leghista dal 10 al 12 marzo, sono stati sospesi e forse si terranno a ottobre 2026. Nel frattempo si scopre che per un decennio la federazione italiana ha fatto disputare queste gare a Innsbruck. Se questi contatti erano ormai stabili con la località austriaca, perché CONI, Fondazione e Regione Veneto, tramite l’allora presidente Luca Zaia, hanno impedito ogni confronto con l’amministrazione d’oltralpe? E perché il primo dicembre 2022 Zaia non ha informato della situazione le associazioni ambientaliste che aveva incontrato? Misteri: omissioni che nascondono situazioni inquietanti. Oggi, nella deliberazione comunale, Cortina valuta i danni rilevati intorno a un milione di euro, ma la pista è già costata ai cittadini italiani 133 milioni di euro. Chi pagherà queste inadeguatezze strutturali o la messa in sicurezza dell’opera? Il Comune? Sembra non averne la disponibilità e ha chiesto la refusione dei danni alla Fondazione Milano Cortina 2026, che però aveva soltanto il compito di gestire l’evento. Rimane allora Simico, la società che ha garantito tutto il percorso, dal progetto all’appalto diretto fino al collaudo, ma anche Simico non intende pagare. Eppure, se la pista fosse stata davvero collaudata, ci si aspetterebbe che fosse pienamente efficiente: qualcuno ha forse omesso di dichiarare situazioni di emergenza o di non conformità? Tecnici regionali, soprintendenza?

Resta la ditta costruttrice, la Pizzarotti, responsabile della magnificenza dell’opera, ma anche questa tace. È molto probabile che l’intera spesa ricada sui soli residenti di Cortina, come sembra destinato ad accadere anche per i costi di gestione, ancora non definiti in modo chiaro e pubblico. Il tanto umiliato “Guggenheim delle Dolomiti”, come lo aveva definito Luca Zaia, mostra già crepe e segni di cedimento. Era intervenuto perfino il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini nel magnificare il manufatto come prova della genialità italiana, paragonando l’efficacia rinascimentale del Brunelleschi con quella di chi aveva costruito la pista cortinese; ora però tace, come spesso gli accade dopo una gaffe. Miserie italiane che purtroppo confermano le criticità che da quattro anni Mountain Wilderness, insieme ai comitati locali, denunciava. Torniamo dunque alla domanda chiave: chi pagherà quanto sta accadendo attorno alle strutture cortinesi? Non sembra esagerato chiedere, come cittadinanza attiva, che queste spese vengano recuperate da quanti hanno apertamente sostenuto la realizzazione di queste due opere. Sarà la magistratura a stabilire chi dovrà pagare: il Comune di Cortina, la Fondazione Milano Cortina 2026, Simico o Pizzarotti. L’importante è che a essere chiamati a rispondere non siano i cittadini, ma i dirigenti degli enti e delle imprese coinvolte.

Luigi Casanova