Stop all’ampliamento degli impianti da sci del Terminillo: “Interventi ricadono in area di forte interesse naturalistico”.

Per anni il progetto TSM2 è stato presentato come il grande piano di rilancio del Monte Terminillo e dell’economia montana reatina, fondato sull’espansione del comprensorio sciistico. Oggi, dopo una lunga vicenda amministrativa e giudiziaria, la Regione Lazio ha negato la proroga della Valutazione di Impatto Ambientale del progetto, riconoscendo che il nuovo quadro conoscitivo rafforza il valore naturalistico dell’area interessata e rende necessaria una nuova valutazione.

Una decisione che riporta al centro una domanda cruciale: quale futuro immaginiamo per le montagne appenniniche nel tempo della crisi climatica? Continuare a investire in grandi infrastrutture sciistiche o costruire modelli di sviluppo fondati sulla tutela degli ecosistemi, sulla biodiversità e su forme di fruizione sostenibili?

Pubblichiamo di seguito il comunicato congiunto di WWF Lazio, Salviamo l’Orso e Mountain Wilderness.

La rilettura delle dichiarazioni degli amministratori reatini e della stampa locale che, nel lontano ottobre del 2018, annunciarono al mondo la presentazione del progetto Terminillo Stazione Montana (TSM2) — con tanto di sofisticato e costoso plastico, che probabilmente oggi sta ammuffendo in qualche armadio in attesa di essere musealizzato — induce sentimenti contrastanti: risentimento per le irrealistiche illusioni propinate e tristezza per il denaro e il tempo sprecati.

Forte di un finanziamento regionale di 20 milioni di euro, il TSM2 avrebbe dovuto rappresentare, secondo i suoi sostenitori, la spina dorsale di un faraonico rilancio della Provincia di Rieti e dei comuni gravitanti sul Terminillo: un progetto capace di trasformare l’area nel principale polo sciistico dell’Italia centrale, competitivo con le più rinomate stazioni alpine.

Nulla di questo è accaduto.

Il TSM2, dopo un percorso accidentato e avventuroso — superando anche un ricorso al TAR e uno al Consiglio di Stato promossi da un ampio cartello di associazioni ambientaliste — era riuscito a ottenere nel 2020 la pronuncia positiva nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Nei cinque anni successivi, tuttavia, nulla si è mosso e quella pronuncia è giunta a scadenza.

Sarebbe stato possibile concedere una proroga di ulteriori cinque anni — richiesta anche dalla Provincia di Rieti — ma la Regione Lazio ha espresso ragioni valide e definitive per negarla.

Si riparte quindi da zero dopo quasi vent’anni dalla nascita del progetto — o meglio, auspichiamo che non si riparta affatto — certificando la fragilità di una proposta fuori tempo, inutile e dannosa.

Gli adulatori del TSM2 sosterranno che tutto ciò sia responsabilità delle associazioni ambientaliste. Una narrazione ripetuta per anni che oggi mostra con chiarezza tutta la sua inconsistenza.

La verità è un’altra: il TSM2 era un progetto nato fallimentare e gestito con supponenza da amministratori poco inclini al confronto nel merito. Il tempo e i fatti hanno dimostrato come un conto sia promettere 20 milioni di finanziamento pubblico destinati a consulenze e progettazioni; un altro sia rendere concreto un progetto imprenditoriale che, date le sue dimensioni spropositate, avrebbe richiesto ulteriori 80 milioni di investimenti privati.

Come prevedibile, nessuno si è fatto avanti.

Non si è mai superata la fase della propaganda politica per entrare nel mondo dell’economia reale.

Oggi è evidente che il contrasto degli ambientalisti non era ideologico: era un appello alla ragione.

Fu evidenziato fin dall’inizio che il TSM2 violava in modo radicale le regole del Piano Paesaggistico regionale, quelle di gestione delle aree protette della rete europea Natura 2000, che interferiva con i diritti degli usi civici e ignorava gli effetti dei cambiamenti climatici.

I dati meteorologici del Centro Meteorologico Appenninico “Carlo Jucci” mostrarono che, nel ventennio 1999–2019, le giornate con neve al suolo sul Terminillo si erano ridotte da 160 a 78, con una perdita media di quattro giornate sciabili ogni anno e una proiezione che, alla luce dell’aumento delle temperature, prevede una sostanziale scomparsa dei fenomeni nevosi nel ventennio successivo.

La storia ci racconta che tutto questo non fu sufficiente: gli ambientalisti furono sconfitti in sede giudiziaria. Ma la sconfitta degli ambientalisti non significò la vittoria del TSM2, che rimase fermo e fermo resterà.

È istruttivo richiamare le motivazioni che hanno indotto la Regione Lazio a negare la proroga:

“Il nuovo, significativo set di dati e le elaborazioni cartografiche rafforzano la rilevanza naturalistica del comprensorio del Monte Terminillo ed evidenziano la circostanza che gli interventi previsti dal progetto sciistico ricadano in ambiti di forte interesse naturalistico, in quanto habitat riproduttivi e/o trofici di specie di interesse unionale”, e che di conseguenza “non è possibile confermare la validità del parere di valutazione di incidenza […] e il mutato quadro conoscitivo rende necessaria una nuova valutazione”.

Si tratta del riconoscimento dell’ennesima lezione impartita dalla Natura, che in questi anni ha continuato ad arricchire il Terminillo di biodiversità.

Una lezione che invita a costruire un futuro realmente sostenibile: non fatto di rinunce o austerità, ma di crescita sociale ed economica fondata su una vita più sana, più serena, più partecipata e più equa.

Uno stimolo rivolto non soltanto ai proponenti del TSM2, ma a tutti i cittadini, chiamati a immaginare un futuro del Terminillo all’altezza delle sue vere potenzialità: un futuro costruito sulla tutela e sul ripristino delle risorse ambientali, associato a forme di fruizione contemporanee capaci di sostenere uno sviluppo diffuso, locale, permanente e condiviso.

Insieme si può fare.

WWF Lazio – Salviamo l’Orso – Mountain Wilderness
Rieti, 24 maggio 2026