Legge Parchi: la posizione di Mountain Wilderness

Proposta di legge C. 4144, recante “Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette.

La Camera dovrà discutere di uno scempio normativo, la maggioranza di questo Governo consegna con una vera e propria contro riforma, consegnando parchi e aree protette alle bramosie delle lobby.

Ghiacciai dello Stelvio – foto Archvio MW Italia

La posizione di Mountain Wilderness

Dopo 26 anni dalla approvazione della rivoluzionaria legge n. 394/91 che istituiva i parchi nazionali e le aree protette, una legge d’avanguardia a livello mondiale, in questi giorni il Parlamento si appresta a demolire alcuni valori imprescindibili delle aree protette. Certo, la legge andava in parte riformata laddove non era ancora stata applicata, laddove presentava delle carenze. L’ambientalismo italiano non ha mai nascosto questa necessità. Non è un caso che dal 2002 una richiesta corale di tutte le associazioni invochi la convocazione della Terza Conferenza Nazionale delle aree protette. Mai avuta risposta.

Oggi, con le ultime votazioni sugli emendamenti alla contro-riforma della legge quadro sui parchi L.394/91, la Commissione Ambiente della Camera ha licenziato per il dibattito alla Camera uno scempio normativo. La nuova legge si rivela lo strumento dove le competenze e le garanzie dello Stato sul patrimonio collettivo vengono cedute al sistema delle clientele politiche locali. Alle proposte emendative delle associazioni per la conservazione della Natura e alle motivate proteste di tutto il mondo ambientalista, il Presidente Realacci, in osservanza delle strategie del Partito Democratico, ha forzato in Commissione i tempi della discussione con votazioni a raffica. Invece di lanciare nuove politiche di conservazione della biodiversità, delineare forme innovative di gestione dei Parchi, diffondere reti e corridoi ecologici, rivedere la pianificazione come strumento flessibile, si rende commerciabile, attraverso il sistema delle compensazioni finanziarie il patrimonio naturale italiano, si consente che la crisi crescente delle piccole comunità venga risolta con la svendita del territorio ai “sovrani” etichettando lo scempio come “nuova economia”.

Alpe Rina. Parco Nazionale Val Grande. Foto: Luigi Ranzani

La nuova legge assume le vesti di una contro riforma e non centra il suo fondamentale obiettivo: quello della tutela e valorizzazione del patrimonio naturale italiano in funzione delle future generazioni. Solo preservando la funzione primaria della protezione della biodiversità possiamo garantire la trasmissione intergenerazionale di beni, valori e tradizioni caratteristici dell’identità territoriale e necessari alla convivenza sociale e all’ investimento in qualità.

Parco Veglia-Devero. Foto: Luigi Ranzani

Abbiamo proposto delle modifiche, la principale riguardava le competenze del direttore, auspicabilmente di alto profilo scientifico. Ed invece questa figura gestionale di rilevante importanza viene declassata a ruolo di persona subalterna del Presidente di turno.

Mountain Wilderness, accanto alle associazioni più esigenti, auspica che la discussione in Aula porti a ripensamenti autorevoli e ricchi di innovazione. I parchi non devono essere alloggio di qualche politico periferico, ma enti capaci di sostenere ricerca, formazione, innovazione anche nello sviluppo economico e sostenere politiche di conservazione d’avanguardia.

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