Una petizione per salvare l’Alpe Devero

Il Comitato Tutela Devero ha lanciato una petizione online per raccogliere le voci contrarie al Progetto, per contarsi, per capire quanti si oppongono a un modello di sviluppo sconsiderato.

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L’Alpe Devero è un gioiello naturalistico nel cuore delle Alpi Lepontine e, da oltre trenta anni, resiste a tentativi di omologazione che vorrebbero farne uno dei tanti ski resort delle Alpi.
Già dai primi anni ’70, l’abortito progetto VE.DE.FOR. prevedeva la realizzazione di un maxi comprensorio con quattro principali poli di sviluppo – San Domenico, l’Alpe Devero, Riale e il rifugio Maria Luisa presso il Passo San Giacomo – dove presumibilmente residence e seconde case sarebbero cresciuti come funghi. Negli anni successivi, l’istituzione del Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero, ha arginato le mire speculative di imprenditori senza scrupoli e ha consentito di conservare un’area capace di distinguersi e di risaltare in tutto l’arco alpino per la sua unicità e stato di conservazione.

Foto: Sergio Ruzzenenti

Nel 2017, in piena crisi sociale, politico e ambientale di molte vallate alpine, un gruppo di imprenditori con in testa la San Domenico Ski, società controllata dalla finanziaria svizzera Mibafin, ripropone un progetto vecchio di trenta anni con il solito cliché: nuovi impianti di risalita e nuove infrastrutture per un modello di sviluppo ormai anch’ esso in profonda crisi.
Il progetto della San Domenico Ski ottiene il pieno appoggio della Provincia del Verbano-Cusio-Ossola e dei comuni del Parco tanto che è diventato un “Accordo Territoriale tra la Provincia del Verbano Cusio Ossola, i Comuni di Baceno, Crodo, Trasquera e Varzo, per la razionalizzazione e l’integrazione del sistema delle valli Divedro e Antigorioprevede”,
L’accordo prevede da una parte l’ampliamento verso il Monte Teggiolo (Comune di Trasquera) e dall’altra, il collegamento della stazione turistica di San Domenico con l’Alpe Devero, attraversando la selvaggia Val Bondolero per poi risalire, attraverso il Passo di Buscagna, sul crinale del Monte Cazzola. Sull’area insiste una ZPS (Zona di Protezione Speciale della Direttiva Uccelli), all’interno della quale le norme della Regione Piemonte non prevedono ampliamenti di impianti ma solo il loro adeguamento tecnico, anche con la riduzione numerica degli stessi. Inoltre, il Piano Paesaggistico Regionale, approvato il 3 ottobre 2017 con l’intesa del Ministero dei Beni Culturali, prevede l’integrità del crinale del Monte Cazzola dove si ipotizza di arrivare con un nuovo impianto funiviario.
Sull’onda delle proteste, le Amministrazioni ora dichiarano di aver stralciato il collegamento dal progetto ma, nei documenti ufficiali, si legge come “ la possibilità di realizzazione del collegamento tra i due comprensori non sia espressamente negata e possa ritenersi compatibile”.
La Regione Piemonte al momento nicchia, ben sapendo che dando l’assenso si troverebbe in posizione di aperto conflitto con le sue stesse leggi appena approvate.
Gran parte della popolazione locale è favorevole a quel modello di sviluppo, affascinata dai “soldi privati”.

La Rossa e il Cervandone sullo sfondo.

Chi si oppone senza riserve sono tre albergatori che da decenni conducono le proprie vite in simbiosi con l’Alpe e che insieme all’Ente Parco stesso e alla Regione Piemonte, hanno contribuito a fare del Devero quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. Sono consapevoli che la realizzazione di questo collegamento rischia di compromettere inesorabilmente la bellezza di queste montagne e il modello di sviluppo perseguito in questi anni, rendendo l’Alpe Devero una località turistica alpina uguale a tante altre.
Questo grido di allarme è stato raccolto da Mountain Wilderness che, insieme a Legambiente, Italia Nostra, Cipra e Salviamo i Paesaggio Valdossola, ha costituito il Comitato Tutela Devero che assume una posizione ufficiale rispetto al progetto della società San Domenico Ski.
Il Comitato ribadisce che molti degli interventi previsti nel progetto della San Domenico ski sono destinati a colonizzare questa parte delle Alpi Lepontine in vista di una possibile accoglienza di grandi masse turistiche. Questo non si concilia affatto con i valori della conservazione dei territori, perché l’inevitabile conseguenza sarebbe la profonda alterazione di quegli ambienti e paesaggi che costituiscono la vera ricchezza.
Il Comitato ricorda che l’Alpe Devero è un’area che, per le sue peculiarità storiche, paesaggistiche e naturalistiche, è stata inserita nel primo gruppo di aree naturali protette istituite dalla Regione Piemonte nel 1978. E che oggi, dopo decenni di attività da parte dell’ente di gestione, costituisce un mirabile esempio di integrazione fra natura, attività agropastorali e turismo.
Non siamo in presenza di un’area depressa: l’Alpe Devero si trova al centro di un comprensorio escursionistico di grande pregio.

Ora, per dare forza alla propria voce, il Comitato Tutela Devero ha lanciato una petizione online per raccogliere le voci contrarie al Progetto, per contarsi, per capire quanti si oppongono a un modello di sviluppo sconsiderato.

Forse è possibile ipotizzare un futuro libero da nuove inutili mega infrastrutture limitandosi a mantenere e migliorare quello che già c’è, coerentemente con la morigeratezza che da sempre contraddistingue le tradizioni di una (s)radicata economia alpina. Forse è possibile ipotizzare un futuro libero da nuovi e vecchi padroni, molto interessati al denaro e poco alle sorti delle montagne e delle genti che le abitano e che, in vario modo, le frequentano.

Nicola Pech