Aosta, il convegno “La montagna del futuro: abitare il cambiamento” tra beni comuni e responsabilità.

Una sala piena, un confronto partecipato e una domanda al centro di tutto: quale futuro vogliamo per le montagne? Sabato 23 maggio, ad Aosta, l’incontro “La Montagna del futuro: abitare il cambiamento”, promosso dal Comitato Insieme per Cime Bianche e dal progetto L’Ultimo Vallone Selvaggio, ha riunito cittadini, attivisti, studiosi e persone impegnate nella tutela delle Alpi per discutere delle trasformazioni che stanno attraversando i territori montani.
La serata, moderata da Annamaria Gremmo, ha visto dialogare Luca Rota e Nicola Pech, vicepresidente di Mountain Wilderness Italia, attorno a temi che riguardano non solo la montagna, ma il modello di sviluppo delle nostre società: crisi climatica, monocultura turistica, spopolamento, beni comuni, rapporto tra economia ed ecologia.

Un nuovo sostegno per la tutela del Vallone delle Cime Bianche

Ad aprire la serata è stato un annuncio di particolare importanza per il futuro della mobilitazione a difesa del Vallone delle Cime Bianche: Mountain Wilderness Italia affiancherà il Comitato “Insieme per Cime Bianche” nelle future eventuali azioni legali per la tutela del Vallone.
Una decisione accolta con grande favore dai presenti e definita da Annamaria Gremmo, da anni impegnata nella difesa del Vallone, «un grande punto di forza» per proseguire un percorso che intreccia partecipazione civica, tutela ambientale e strumenti giuridici. L’annuncio rafforza ulteriormente la collaborazione tra realtà associative e cittadini che si oppongono alla trasformazione di uno degli ultimi grandi spazi selvaggi delle Alpi, riconoscendo nella difesa del Vallone una questione che riguarda non solo un territorio specifico, ma il modello di futuro che si intende costruire per le montagne.
L’impegno di Mountain Wilderness si inserisce così in una visione più ampia: proteggere gli ecosistemi alpini significa anche sostenere concretamente le comunità che li difendono, mettendo a disposizione competenze, strumenti e reti di collaborazione capaci di incidere nei processi decisionali.

Annamaria Gremmo

La montagna oltre la monocultura dello sci

Uno dei nodi principali emersi riguarda la dipendenza economica da un turismo sempre più centrato sullo sci industriale e sull’espansione infrastrutturale. Nel dibattito sono stati richiamati dati che mostrano uno squilibrio crescente tra investimenti pubblici destinati ai grandi impianti e quelli rivolti ai servizi essenziali per chi vive stabilmente i territori montani.
La riflessione condivisa è stata netta: puntare su un’unica economia rende la montagna più fragile, meno resiliente e maggiormente esposta alle trasformazioni climatiche. In un contesto in cui l’innevamento naturale diminuisce e la produzione di neve artificiale richiede consumi crescenti di energia e acqua, continuare a inseguire modelli del passato rischia di aggravare criticità già evidenti.
Da qui la necessità di immaginare economie più diversificate, capaci di generare lavoro, servizi e qualità della vita senza ridurre il territorio a mera risorsa da sfruttare. Una prospettiva che Mountain Wilderness sostiene da tempo: mettere al centro le comunità che abitano le montagne, non gli interessi estrattivi.

Luca Rota e Nicola Pech

Abitare il cambiamento significa scegliere responsabilità

Il titolo della serata conteneva già una proposta culturale: abitare il cambiamento non come adattamento passivo, ma come scelta consapevole. Significa riconoscere che il futuro delle montagne è già in costruzione e che le decisioni di oggi avranno effetti per decenni.
Nel confronto è emersa più volte l’idea che acqua, foreste, paesaggi e biodiversità non siano “risorse” nel senso economico del termine, ma beni comuni, patrimoni collettivi da custodire. Una differenza lessicale solo apparente, che in realtà definisce modi diversi di pensare il rapporto tra esseri umani e ambiente.
Anche il valore della wilderness è stato richiamato come elemento fondamentale: mantenere spazi selvaggi significa preservare luoghi di relazione autentica con l’ambiente e alimentare lo spirito critico verso modelli di sviluppo fondati sulla crescita continua.

Un confronto che guarda al futuro

L’incontro di Aosta è stato definito dai partecipanti intenso, ricco di contenuti e capace di generare confronto reale. Secondo Luca Rota, il valore più importante della serata è stato aver condiviso indicazioni concrete: riportare le comunità al centro delle decisioni, riconoscere la complessità dei territori montani e sviluppare visioni di lungo periodo fondate su competenze, partecipazione e responsabilità.)
In questo senso, iniziative come quella di Aosta non rappresentano soltanto momenti di discussione, ma spazi necessari per costruire immaginari diversi sulle montagne: non periferie da sfruttare né scenari turistici da consumare, ma territori vivi, complessi e indispensabili per affrontare le sfide ambientali e sociali del presente.
La montagna del futuro non sarà il risultato di un’opera o di un investimento isolato. Dipenderà dalla capacità collettiva di immaginare e praticare nuovi modi di abitare, custodire e condividere le Terre Alte.

Le foto sono di Francesco Sisti e di Marco Soggetto 

Nicola Pech