Contro lupi e orsi, la guerra ai predatori della destra italiana

Mentre il ritorno di lupi, orsi e altri selvatici nelle Alpi riapre una questione antica, quella della convivenza tra presenza umana e biodiversità, il dibattito pubblico si irrigidisce in slogan, paure e semplificazioni. La narrazione dominante trasforma i predatori in nemici, oscura dati scientifici, cancella decenni di lavoro ambientalista e alimenta una cultura dell’emergenza che legittima esclusione e abbattimento. In questo articolo Luigi Casanova attraversa il conflitto tra conservazione e consenso politico, raccontando come la gestione della fauna selvatica stia diventando il terreno simbolico di una più ampia crisi culturale: quella della nostra capacità di accettare limiti, complessità e coesistenza.

Quanti ci governano oggi non sopportano la presenza dei predatori in natura. Amplificano un clima di paura (tattica fondante della cultura di destra), diffondono e rafforzano false notizie. Su tante semplificazioni ovunque ribadite vi cadono anche persone di alto prestigio culturale e opinionisti.

A tanti commentatori va ricordato che fin dal 2017 l’associazionismo ambientalista delle Alpi, coordinato da CIPRA Italia, aveva diffuso un articolato documento, un’analisi sulla diffusione dei predatori: in quel documento non solo veniva aggiornata la presenza dei predatori selvatici, ma si offrivano indicazioni alle istituzioni, agli allevatori, ai cittadini, su come comportarsi. In determinate, documentate situazioni si condivideva anche la necessità dell’abbattimento (casi di ibridazione, di eccessiva confidenza con le attività umane). L’azione disinformativa tanto diffusa cancella questo realismo dell’ambientalismo italiano.

I predatori selvatici stanno incontrando sempre più difficoltà nello stabilizzare la loro permanenza in territori da decenni, se non secoli, privi della loro presenza. Nei secoli scorsi l’uomo se ne era liberato. Oggi, con l’abbandono della coltivazione della montagna (l’industrializzazione dell’agricoltura non è sinonimo di coltivazione o corretta gestione) molte specie stanno colonizzando territori.

Da decenni sui corsi d’acqua non si vedevano aironi e cormorani. Sono ritornati: alcune regioni oggi ne permettono l’abbattimento. I cormorani sono quasi nuovamente scomparsi, si offre diritto di precedenza alle istanze dei pescatori a scapito della biodiversità. In Italia la lontra è scomparsa nella quasi totalità del territorio, sopravvive in minuscole oasi del centro –  sud Italia. Una specie privata di minime attenzioni.

All’opposto grande spazio mediatico lo ottengono i predatori mammiferi: orso, lupo, sciacallo dorato. Nell’informazione a volte appaiono anche la timida lince e il gatto selvatico. Animali timorosi verso noi umani, ora gli incontri cominciano a farsi frequenti. Alcune di queste specie, laddove il mondo degli allevatori non mette in atto misure di protezione (siano queste recinzioni adeguate o cani di guardiania) provocano razzie in greggi, predando anche mucche e asini.

Si tratta di selvatici, lupo e orso, che fin dalla nascita hanno hanno un’elevata mortalità, nel primo anno di vita anche prossima al 50%. Le loro vite medie sono relativamente brevi. Nonostante tanta fragilità su loro infierisce l’uomo, non solo diminuendo i profili di protezione, ma anche con il bracconaggio, silente. Nel corso di assemblee che venivano descritte come informative tra il 2017 e 2018 in Trentino e non solo il mondo politico si lasciava sfuggire questo indecente messaggio: -“ si tratta di animali protetti, sappiatelo, ammazzarli è reato penale. Se si agisce lo si faccia in silenzio, non se ne discuta, men che meno nei bar”-. Ho assistito a diversi di questi incontri. Con gli amici più sensibili uscivo scandalizzato: mentre nelle forze di destra l’attacco era diretto, nel centro – sinistra si usavano maggiori attenzioni lessicali, ma il significato dell’informativa non mutava. – “Le leggi europee non permettono abbattimenti, quindi agite in proprio”-.

Il mondo degli allevatori e dei cacciatori ha sposato il linguaggio diretto, contaminando ampi settori sociali. I risultati elettorali lo confermano in tutte le vallate alpine, anche nelle Alpi del  Nord. Lo racconta con semplicità, ma forte incisività, il giornalista inglese Adam Weymouth nel suo ultimo racconto di viaggio nel seguire le tracce del lupo Slavc dalla Slovenia all’Italia: con questo lavoro lo scrittore ha vinto il premio ITAS al Filmfestival della montagna di Trento 2026. In ogni villaggio cacciatori, allevatori esprimono la loro cruenta opposizione all’arrivo dei predatori (uguale destino tocca ai migranti). Le accuse vengono si rivolte agli ambientalisti, ai “cittadini troppo romantici che nulla capiscono della montagna” e all’Unione Europea, sulle montagne non poteva capitare una iattura più grande, accanto all’entrata in Europa. In questi paesi nonostante le specie dei predatori non siano ancora garantite nella sopravvivenza, vengono permessi abbattimenti, vedasi Slovenia, Austria, Baviera, Svizzera, Francia. Non è sufficiente. Il giornalista, ovunque, raccoglie l’orgoglio dei bracconieri che si vantano delle uccisioni: di lnici, di lupi, di orsi.

Gipeto

Anche il governo italiano ha allentato le maglie verso il controllo di questa fauna, dapprima limitando la vigilanza territoriale (governo Renzi con l’abolizione del Corpo forestale dello Stato), ora con modifiche radicali della legislazione venatoria. Il 13 maggio il Senato ha dato via libera al nuovo statuto di autonomia delle due province di Trento e Bolzano. Fra le norme più deleterie vi stanno la deregolmentazione della pianificazione urbanistica e l’affidamento alle due province della gestione del patrimonio della fauna selvatica, lupi e orsi compresi. Gioendo del successo il presidente leghista della provincia autonoma di Trento dichiara in modo diretto: – “…dovremo, da subito, rivedere le norme sulla gestione della fauna (più potere ai cacciatori) e mettere all’angolo ISPRA. Come, togliendo esecutività e valore ai pareri della scienza. Siamo arrivati alla più totale deriva culturale e politica. Anche il governo italiano ha declassa il profilo della protezione del lupo. In Senato non c’è stato un solo voto contrario alla legge che amplia i poteri decisionali delle due province autonome. La parola “coesistenza” è stata tolta da ogni legge, non solo nella convivenza fra esseri umani ee fauna selvatica, ma anche nei confronti del popolo dei migranti, verso ogni situazione che porti disturbo all’attività umana.

Cosa accadrà in tempi anche brevi? I due rapporti sullo stato della fauna selvatica nelle due province autonome in proposito sono illuminanti. I predatori naturali subiscono, oltre alla mortalità naturale, morti sempre più frequenti causate da incidenti sulle strade. Infine si diffonde il bracconaggio: con trappole, con avvelenamenti diffusi, con i fucili.

L’accanimento verso i predatori selvatici va esibito con modalità macabre: lasciando una pelle d’orso davanti alla porta di in parco naturale (Trentino), con l’esposizione delle vittime con cappi al collo o scuoiati. Nel parco d’Abruzzo in un solo anno sono state trovate le carcasse di 4 orsi marsicani, avvelenati. In Trentino in due soli anni si contano 2 orsi morti per avvelenamento e 2 sparati, un orso scuoiato a Fondo. A maggio altri due lupi avvelenati in valle di Non. In Alto Adige si sono trovate 9 carcasse di lupo. Di cui uno avvelenato e uno sparato. 14 gli sciacalli dorati trovati morti, fra i quali uno fucilato e uno avvelenato. Delle linci non si hanno notizie. In positivo, esterni alla popolazione dei predatori, si riscontra l’arrivo nelle Alpi Nord est del castoro, della lontra. I gipeti nelle Alpi centrali riescono, seppur lentamente, a proliferare.

Uno studio sondaggio in Alto Adige ci informa che la stragrande maggioranza della popolazione altotesina ritiene che la conservazione delle malghe con animali al pascolo libero debba avere la priorità rispetto alla conservazione dei predatori. L’87% della popolazione del Sudtirol è favorevole alla regolamentazione del prelievo di lupi e orsi. Il 53% afferma di aver modificato le proprie abitudini ricreative, il 72% degli altotesini valuta in modo negativo il ritorno dei lupi, il 77% quello degli orsi.

Senza approfondire ulteriormente il significato di questi numeri è evidente la fragilità culturale dell’italiano verso il tema della conservazione della natura: numeri che dimostrano come anche in montagna l’essere umano ritenga di essere proprietario di ogni risorsa. E di gestirla solo a sostegno del profitto.

Luigi Casanova