Crinali contesi: l’Appennino marchigiano di fronte all’assalto dei grandi impianti

La TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione), insieme a Mountain Wilderness, Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), Lupus in Fabula, ai Comitati territoriali riuniti dell’Appennino Marche e al Comitato No Eolico di Mercatello sul Metauro, ha deciso di promuovere due manifestazioni, una nel sud e una nel nord della regione, in due aree particolarmente esposte alla minaccia dell’eolico industriale, dove cittadini e istituzioni hanno espresso una ferma opposizione ai progetti in corso. Il rischio è elevatissimo: le proposte presentate sono decine e prevedono l’installazione di centinaia di aerogeneratori alti tra i 150 e i 200 metri sui crinali dell’Appennino. Anche qualora solo una minima parte di questi progetti ottenesse le autorizzazioni necessarie, l’impatto sul territorio sarebbe comunque devastante. Aree oggi raggiungibili soltanto a piedi o con mezzi fuoristrada, immerse in vasti boschi di latifoglie e caratterizzate da paesaggi di straordinario valore naturalistico, verrebbero trasformate in veri e propri distretti industriali, con nuove strade di accesso per trasporti eccezionali, parcheggi, capannoni, elettrodotti aerei e interrati, cabine di trasformazione e altre infrastrutture tecniche. Sarebbe la fine, nel senso più concreto del termine, di paesaggi che rappresentano un patrimonio riconosciuto e apprezzato ben oltre i confini regionali, con pesanti ricadute anche sull’economia locale.

Ad Apecchio è stato realizzato nel 2016 l’unico grande impianto eolico delle Marche, probabilmente l’unico di dimensioni comparabili nell’intero tratto appenninico compreso tra Abruzzo e Liguria. Gli effetti osservati sono quelli che molti avevano previsto: svalutazione delle aree circostanti, produzione energetica incerta e dipendente dal sostegno pubblico, oltre a lunghi contenziosi con il Comune in merito a compensazioni e benefici economici. Nello stesso territorio di Apecchio e Mercatello sul Metauro è inoltre in costruzione il grande gasdotto Linea Adriatica di Snam, un’opera che attraversa per lunghi tratti l’Appennino anziché limitarne il semplice attraversamento. Alcuni progetti eolici sono addirittura risultati incompatibili con il tracciato del gasdotto e non potranno essere realizzati. Se però, oltre a quest’opera già fortemente impattante, dovessero essere autorizzati ulteriori impianti eolici industriali, le conseguenze per l’Appennino sarebbero irreversibili.

Da anni un comitato lavora alla creazione di un parco nazionale che comprenda il Monte Nerone, il Monte Catria e l’Alpe della Luna. Tuttavia, se questi progetti dovessero concretizzarsi, verrebbe compromessa proprio la principale risorsa su cui si fonda tale proposta: l’integrità del territorio. Il rischio di un ulteriore spopolamento delle aree montane sarebbe concreto e verrebbero vanificati decenni di investimenti pubblici e privati finalizzati a costruire prospettive di futuro per queste comunità. La Regione Marche, almeno finora, sembra condividere le preoccupazioni espresse da cittadini e associazioni. Fa eccezione Legambiente che, dopo aver sostenuto nel 1995 il progetto APE (Appennino Parco d’Europa), oggi si esprime a favore della diffusione degli impianti industriali da fonti rinnovabili anche nelle aree montane.

Secondo TESS, gli obiettivi regionali di decarbonizzazione potrebbero essere raggiunti e superati semplicemente utilizzando con impianti fotovoltaici una superficie equivalente a quella di un paio di aree industriali già esistenti nelle Marche, evitando così di sacrificare territori naturali di pregio. Un ulteriore contributo alla lotta contro i cambiamenti climatici potrebbe derivare dalla capacità di assorbimento del carbonio garantita dalle foreste mature, favorendo la crescita degli alberi anziché il loro taglio periodico per la produzione di legna da ardere, cippato o per fare spazio a nuovi impianti energetici. Una scelta che pone una domanda inevitabile: in un modello fondato sulla conservazione del territorio e degli ecosistemi, chi avrebbe interesse economico a investire?