Difendere la montagna è fare politica
Il notiziario che state per ricevere si apre con un intervento di Luigi Casanova che richiama una delle ragioni fondanti dell’esistenza di Mountain Wilderness: la necessità di prendere posizione. Difendere le montagne, i loro paesaggi, le comunità che le abitano e i valori che esse custodiscono significa infatti confrontarsi ogni giorno con scelte che riguardano il futuro dei territori e della società. È un impegno che non può essere neutrale. Con la passione e la chiarezza che da sempre contraddistinguono il suo pensiero, Casanova riflette sul significato del fare politica al di fuori delle logiche partitiche, intesa come responsabilità civile, tutela del bene comune e difesa della natura. Un contributo che invita soci e lettori a interrogarsi sul ruolo di Mountain Wilderness e sulla necessità di continuare a costruire, insieme, una cultura della montagna fondata sul limite, sulla bellezza e sulla giustizia ambientale.

Alcuni lettori, alcuni nostri soci, potrebbero non condividere i contenuti di diversi servizi presenti in questo notiziario. Come già accaduto per altri temi affrontati nel recente passato, qualcuno potrebbe sostenere che vi siano giudizi eccessivamente politici. Lo confermo: quella che può apparire una sensazione corrisponde alla realtà. Ritengo infatti fondamentale che l’associazione faccia politica. Vediamo perché. Tutto ciò che facciamo è politica: il confronto con chi ci è vicino, con chi ci è lontano e con chi si oppone fermamente alle nostre tesi in discussioni che, vi assicuro, sono spesso molto vivaci. La nostra vita, privata e sociale, è politica. Lo è anche per coloro che dichiarano di rifiutare la politica, per chi, sfiduciato o deluso, non si reca a votare, per chi alimenta il lamento nei bar o utilizza i social per offendere chi prende posizione, per chi sostiene di non essere né di destra né di sinistra. I puri, i puliti.
Si tratta spesso di una forma di autodifesa che aiuta a sopravvivere nella confusione e nelle contraddizioni che le molte criticità del nostro tempo ci pongono davanti. L’associazione non emette condanne: non è questo il suo compito. Ma parlare con chiarezza è un dovere che sentiamo nostro. Fare politica, per noi, non significa in alcun modo coltivare l’azione partitica. Mountain Wilderness prende posizione, anzitutto nella difesa delle montagne, dei paesaggi e della complessità della natura. Una difesa che si oppone al consumo di suolo e sostiene la qualità delle foreste, dei pascoli alpini, della fauna selvatica in tutte le sue forme, delle rocce, dei ghiacciai e delle popolazioni che vivono la montagna. Tutto questo è scritto chiaramente nelle Tesi di Biella. Se facciamo politica, non possiamo che accompagnare le comunità montane, i tanti resistenti che ci sostengono, coloro che ci osservano con delusione senza esprimersi, quanti lavorano per il vivere in montagna non solo sul piano intellettuale, ma anche chi la montagna la lavora concretamente, con la fatica, con le mani, con badili e picconi, con la motosega usata con competenza, accudendo il bestiame e accogliendo chi si avvicina alla montagna con curiosità. Fare politica è un’arte nobile, è un modo di vivere.

Significa schierarsi, anche quando si è in forte minoranza, a difesa di chi vive in montagna e delle persone più fragili, a favore di quanti si sentono legati a questi territori aspri e talvolta dolci, di chi promuove e sostiene la ricerca scientifica, di chi fugge dalle città sempre più roventi non soltanto per cercare temperature più miti, ma anche per respirare, sognare e apprendere dalla montagna il senso del limite. Un limite che non viene vissuto come un’imposizione, ma come un valore, da loro come da noi. Facciamo politica perché siamo un’associazione ecosociale. Sosteniamo chi si esprime attraverso le molteplici forme dell’arte; anche l’alpinista, in fondo, è un artista. La montagna ha generato arte in ogni sua espressione: nella sensibilità di Giovanni Segantini, nella durezza delle guerre raccontate da poeti come Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale, negli scritti di Primo Levi e nella severità delle montagne narrate da Mario Rigoni Stern. Quanti patrimoni di emozioni e di valori ci hanno lasciato questi e molti altri artisti. A loro va il nostro ringraziamento. Anche loro, ciascuno a modo proprio, hanno fatto politica, come spesso accade agli artisti. Siamo orgogliosi del nostro impegno perché siamo consapevoli di incidere, anche se in misura diversa, sulle scelte dei governi. E quando veniamo sconfitti, sappiamo comunque di aver seminato cultura di montagna. Sempre in difesa della bellezza e dell’armonia che le montagne del mondo sanno generare e consolidare nelle persone e nelle comunità. Alimentiamo e sosteniamo così forme di resistenza a favore della natura e di quanti continuano a vivere ai margini delle società, forti del proprio orgoglio, delle proprie fatiche e capaci di lasciare, nel lungo periodo, tracce profonde nei territori montani. Tracce che non possono essere confuse con gli scempi ai quali siamo costretti ad assistere. Scempi che anche l’evento olimpico ha contribuito a consolidare e ampliare.
Luigi Casanova