Next speculation eu – 5

Continua la ricerca di Fabio Valentini di progetti redatti al fine di avere accesso al Recovery Fund europeo. Continuano le speculazioni indecorose e le proposte indecenti che poco hanno a che fare con le linee prefissate dal PNRR stesso. Ecco un’altra “puntata” , questa volta la meta è la Liguria. Un grazie a Flavia Cellerino per il contributo.

Parco del Beigua. Fonte: Wikipedia

La Liguria è osservata speciale dalle associazioni di tutela ambientale, causa le recenti norme emanate: dalla famigerata “sfascia-parchi” del 2019 fino al decreto dello scorso febbraio, che autorizza prospezioni di ricerca sui giacimenti di Titanio del monte Beigua.

La situazione ambientale ligure è complessa per la particolare orografia, per l’abbandono dei terreni: i sistemi franosi che intaccano la viabilità del vastissimo retroterra appenninico non si contano. Durante l’autunno e l’inverno molte località sono rimaste per più giorni isolate, e spesso di tratta di piccoli centri abitati soprattutto da anziani. Il processo erosivo in atto lungo le coste, con tutti i problemi legati al ripascimento delle spiagge è altrettanto significativo.
Il capoluogo regionale, Genova, è città a tutti gli effetti metromontana, incassata nelle valli appenniniche del sistema Bisagno-Polcevera e presenta numerose problematiche ambientali, non ultima la gestione dei rifiuti urbani, anche legate a disuguale gestione del territorio.

Ecco i documenti che la Regione ha prodotto per contribuire al PNRR.

Dobbiamo intanto osservare che sul sito istituzionale è stata pubblicata copia della deliberazione n. 924/2020 (https://www.gse.it/normativa_site/GSE%20Documenti%20normativa/LIGURIA_DGR_n924__13_11_2020.pdf), ma la documentazione con il dettaglio degli specifici progetti non è stata resa disponibile al pubblico; siamo ben consapevoli che tramite un accesso civico generalizzato (FOIA) le associazioni possono acquisire i documenti mancanti, ma a nostro parere le amministrazioni dovrebbero essere sufficientemente trasparenti da informare i cittadini in modo esaustivo sui progetti di utilizzo dei fondi pubblici, anche questo influisce sulle nostre valutazioni.

Lo stringato schemino riportato nella delibera evidenzia un totale di richieste pari a 25,2 miliardi di euro, un ammontare che si avvicina a quello della Sicilia e del Veneto ma quasi doppio rispetto a quello del vicino Piemonte, tutte regioni con oltre 4 milioni di abitanti contro gli 1,5 della Liguria. Sappiamo che la Commissione europea chiede percentuali minime di destinazione dei fondi del 37% sul green e del 20% sul digitale, ma sembra che qui non se ne siano accorti: la parte più cospicua è destinata alle infrastrutture per la mobilità, 19,5 miliardi pari a circa il 77,6% del totale. L’autostrada Predosa-Albenga dalla A26 scenderebbe verso il ponente ligure incrociando la A6 Torino-Savona e confluendo nella A10 Genova-Ventimiglia, circa 95 km di tracciato tra le province di Alessandria e Savona lungo la Val Bormida, con un lungo tratto in galleria nel territorio appenninico ligure. Ve la ricordate la Val Bormida? E’ quella dell’ACNA di Cengio, la “fabbrica dei veleni”: nata per la produzione di dinamite a fine ‘800, già nei primi anni del ‘900 avvelenava le acque tanto che vennero chiusi pozzi e perfino acquedotti, anni di battaglie e di lotte hanno condotto alla sua chiusura definitiva nel 1999 con un lungo strascico di morti, danni ambientali e cause legali. Annunciata la conclusione della sua bonifica nel 2010 dall’allora ministro all’ambiente Prestigiacomo, in realtà i lavori sono continuati per oltre un decennio ed ancora oggi non sono conclusi; l’ultimo decreto dell’aprile 2020 prevede la conclusione dell’opera da parte di Eni Rewind entro 5 anni. Ecco un progetto che meriterebbe attenzione per i finanziamenti del Recovery Fund, sarebbe un bel segnale.

Ma torniamo a noi. Asfalto, dunque, ma anche ferrovie e perché no, qualche pista ciclabile: circa 9 miliardi per nuovi svincoli e bretelle autostradali, altri 2 per la rete stradale ordinaria, poco meno di 4 per i lavori ferroviari con il raddoppio della Andora-Finale Ligure e il completamento della linea pontremolese vicino a La Spezia, 208 milioni per la ciclovia tirrenica. E poi c’è la questione del piano proposto dagli spedizionieri volto a trasformare di fatto la Valpolcevera in un enorme Hub in cui depositare e far transitare una grande quantità di container, per ripotenziare tutta l’attività portuale; la promessa è di nuovo lavoro, nuove occupazioni per i giovani (il porto è storicamente, dal Medioevo, l’asse portante dell’economia genovese), ma il territorio è avaro di spazi quindi il futuro sarà segnato da una ri-cementificazione della valle, che ha già pagato pesanti tributi alle servitù urbane (linee ferroviarie, mercato ortofrutticolo, etc) a fronte di ben pochi vantaggi per i cittadini.

E il digitale? E il green? E’ presto detto: 1,7 miliardi per la digitalizzazione (6,7%) e 1,36 per la transizione ecologica (5,4%). Da notare che all’interno della transizione ecologica è previsto un progetto da 103 milioni per un “impianto per utilizzo frazione ad alto potere calorifico da trattamento di rifiuti urbani, con generazione di energia termica ed elettrica”: in parole povere un inceneritore, la Liguria è una delle poche regioni italiane a non ospitare impianti di questo genere, anche se proprio all’ACNA ci avevano già provato con il famoso RE-SOL per il recupero dei solventi, approvato nel 1989 dalla Regione Liguria ma poi bocciato dal Ministero nel 1996.

La Missione Salute occupa con 1,6 miliardi il 6,4% delle richieste di fondi: il nuovo ospedale del ponente ligure (230 milioni), interventi di ammodernamento all’Ospedale Gaslini di Genova (115 milioni), interventi all’ospedale Galliera (103 milioni), nuovo pronto soccorso dell’ospedale Santa Corona (145 milioni), nuovo ospedale degli Erzelli (185 milioni di euro), ASL 5 Spezzina (10 milioni di euro) per la riqualificazione dell’ospedale S. Andrea e del San Bartolomeo. Le briciole vanno a istruzione, formazione, ricerca e cultura (2,26%, 570 milioni) e all’equità sociale, di genere e territoriale (1,5%, 389 milioni).

In definitiva dalla lista della spesa della Regione Liguria la next generation non può aspettarsi proprio nulla di innovativo, è un futuro che conosciamo già, si continua sullo stesso solco che ci ha condotti fino a qui e di fronte alla richiesta di una svolta si è deciso di proseguire dritto, chi si ferma è perduto. La rivoluzione ecologica dovrà trovare un’altra fermata alla quale scendere, prigioniera di un autobus troppo affollato.