Nunatak chiude, ma non si interrompe la necessità di una montagna altra



Nunatak: si chiude un’esperienza, si aprono nuove prospettive

Mountain Wilderness e Nunatak hanno sempre condiviso obiettivi, sensibilità e riferimenti culturali: l’idea di una montagna vissuta e pensata al di fuori delle logiche della mercificazione, la difesa dei territori e la ricerca di prospettive alternative per il futuro delle Alpi. Per questo condividiamo, con un po’ di dispiacere, il testo che ci è arrivato dalla redazione di Nunatak, che annuncia la conclusione dell’esperienza editoriale iniziata vent’anni fa. Una scelta che nasce da una riflessione sul cambiamento del contesto sociale e politico e sulla necessità di individuare nuovi strumenti e nuove forme di impegno. Ci auguriamo che questo passaggio possa aprire la strada a un progetto editoriale ancora migliore, capace di raccogliere e rilanciare le energie di quella costellazione di esperienze, resistenze e sensibilità che Nunatak ha contribuito a mettere in rete. A chi ha costruito, scritto, sostenuto e diffuso la rivista va il nostro ringraziamento.

Il testo della redazione di Nunatak

Avevamo già ventilato l’ipotesi in un precedente editoriale, ora lo confermiamo: l’esperienza di Nunatak sta volgendo al termine. Vent’anni fa, in una baita delle Alpi occidentali, nel solstizio invernale del lontano dicembre 2005, si tenne la prima riunione redazionale. Oggi ci apprestiamo a chiudere questo ciclo, che si concluderà con il prossimo numero, nell’autunno del 2026. Incominciamo quindi con l’avvisare tutti i nostri amici e le nostre amiche, i compagni e le compagne che ci leggono e ci aiutano a diffondere la rivista, di non fare più abbonamenti per l’anno che verrà, ed eventualmente contattarci per risolvere eventuali conti in sospeso. Non vi chiederemo eventuali soldi arretrati, la cassa è messa abbastanza bene da stampare e diffondere questi ultimi due numeri. In ogni caso, ovviamente, tutti i soldi avanzati verranno utilizzati per iniziative editoriali o di lotta in linea con lo spirito di Nunatak. Chiudere questa esperienza non è stata una decisione semplice né immediata, ma è il frutto di lunghe riflessioni. Nel prossimo numero ci torneremo, magari tentando qualche sorta di bilancio. Qui ci limitiamo a dire che non si tratta di una scelta dettata dall’“esaurimento” né tantomeno dalla “sconfitta” delle prospettive che hanno animato questo progetto. Anzi. Al contrario di molte riviste cartacee che negli ultimi anni abbiamo visto chiudere i battenti per svariate difficoltà, Nunatak funziona. Ma è nella natura delle cose che le esperienze abbiano uno sviluppo, una maturazione e una fine. E crediamo sia saggio saperne riconoscere i segnali, per non rischiare di accorgersi fuori tempo massimo di procedere per inerzia su sentieri che girano a vuoto. Di certo non è terminata la necessità di elaborare analisi e prospettive per una montagna altra. Ma il contesto non è più quello di vent’anni fa. È cambiato il mondo intorno a noi, siamo cambiati noi, si sono frantumati ambienti politici e sociali, nuove ricomposizioni e dinamiche inedite si affacciano. Possono essere angoscianti, e spesso lo sono, ma sono anche ricche di potenzialità dirompenti, se solo saremo capaci di coglierle. Perciò crediamo di aver bisogno di nuovi strumenti. Non è un passo indietro quello che stiamo facendo, quello di cui abbiamo bisogno. È un passo di lato, per prendersi il tempo di riflettere, confrontarsi, capire meglio il da farsi (e come, dove, quando, con chi farlo). Cosa che è difficile se si continua a fare la stessa cosa a testa bassa per anni. Insomma, porre fine a questa avventura – questa è la nostra idea – più che chiudere degli scenari servirà ad aprirne di nuovi, a liberare delle energie. Se poi saranno all’altezza della situazione, dipenderà solo da noi e da tutta quella sparsa costellazione di resistenza e di rivolta che in questi anni ha incrociato in vari modi le pagine di Nunatak. Non molliamo. Teniamoci in contatto.