Responsabili

Pubblichiamo l’editoriale dell’ultimo numero del Notiziario di Mountain Wilderness. Di Luigi Casanova

Luigi Casanova

Mountain Wilderness ha sempre agito con responsabilità nelle decisioni affrontate. Responsabilità innanzi tutto verso le generazioni future. La mia generazione ha goduto di specificità naturali e paesaggistiche straordinarie. Abbiamo il dovere di trasferire ai giovani tali beni comuni.

L’ambiente naturale è stato un dono che abbiamo trovato, ereditato. Oggi, non solo perché affrontiamo l’emergenza dei cambiamenti climatici, ma prima di tutto per una questione etica, tale ambiente, tali valori, tali beni abbiamo il dovere di conservarli e laddove possibile potenziarli. La bellezza, il silenzio, lo stupore in presenza di tante meraviglie, sono valori che dobbiamo trasferire a chi viene dopo di noi. E’ assunzione di responsabilità.

Forti di tali responsabilità abbiamo dovuto sostenere una posizione tanto decisa nei confronti di Dolomiti UNESCO come quella descritta nel Dossier che trovate pubblicato. Tacere ci avrebbe reso irresponsabili, oltre che complici di una situazione ormai insostenibile.

Diversi di voi osserveranno. Ma allora, perché prima avete chiesto il patrocinio UNESCO, poi l’avete sostenuto con tanta energia, tanto impegno, e oggi avanzate la denuncia?

Tre Cime di Lavaredo

Mountain Wilderness ha senso solo se coltiva speranza. Speranza che un mondo oggi grigio sappia aprirsi all’azzurro, che permetta ancora di volare, sognare. Speranza in una umanità che sappia investire energie in una rinascita culturale incisiva, in una umanità che ritrovi quelle risorse come quelle generate nel tragico dopoguerra: in tutto il mondo, milioni di persone, hanno permesso alle democrazie di investire nella dichiarazione dei diritti dell’umanità, di sconfiggere il razzismo, si era strutturata una visione planetaria dei destini della famiglia umana. Distribuiamo speranza alle popolazioni delle montagne che si stanno spopolando, che stanno perdendo identità, che si lasciano assorbire da culture speculative, che distruggono beni comuni, storie, identità. Diffondiamo speranza nel trasferire alle popolazioni più  deboli delle montagne, in Himalaya come nelle Ande, in tutte le zone di frontiera, fiducia nella possibilità di una rivoluzione che investa in solidarietà internazionale, in condivisione, in accoglienza, in rispetto delle diversità.

Per questo insieme di motivi abbiamo prima collaborato nella promozione di Dolomiti Patrimonio del Mondo, poi abbiamo affiancato in un difficile lavoro di progettazione e proposta la Fondazione Dolomiti UNESCO. Arrivati, a 10 anni dal riconoscimento delle Dolomiti Patrimonio naturale dell’umanità, proprio perché responsabili, abbiamo  costruito questo intenso e concreto dossier. Un atto di denuncia contro la gestione politica della Fondazione Dolomiti UNESCO, una gestione inefficace nel proporre e sostenere minimi progetti di riconversione naturalistica del patrimonio dolomitico. Noi abbiamo proposto e sostenuto mediazioni di alto profilo sui transiti motoristici sui passi dolomitici. Noi assieme ai CAI, Alpenverein, SAT, abbiamo proposto delle linee guida per limitare l’accesso motoristico alle alte quote, anche con i voli in elicottero. Noi abbiamo proposto, anche in Marmolada e non solo, alternative tese al recupero paesaggistico della montagna attenti anche allo sviluppo economico delle popolazioni interessate.

Alta Via Dolomiti Marmolada. Foto: Sergio Ruzzenenti

Nonostante una simile mole di impegno siamo stati snobbati: non una sola nostra proposta è diventata progetto politico. Nonostante la nostra assunzione di responsabilità, la politica ci  ha cancellati. Proprio perché responsabili usciamo dalla Fondazione Dolomiti UNESCO. Proprio perché responsabili verso UNESCO, perché noi ancora crediamo in questa istituzione, alziamo la voce con una  critica tanto forte. Le Dolomiti non possono essere solo un manifesto pubblicitario. Le Dolomiti hanno bisogno, da subito, prima di essere sopraffatte dalla massa, di una riconversione culturale, di investimenti che riqualifichino gli ambiti naturali e anche la qualità della vita di noi che in Dolomiti viviamo. Siamo fiduciosi che le sensibilità ancora presenti all’interno della Fondazione sapranno accogliere in modo propositivo questo atto, generoso, di responsabilità sociale.

Luigi Casanova