Speculazione eolica nel cuore del Montefeltro: un rischio per ambiente e comunità.
Un territorio che unisce arte, storia e biodiversità, oggi stretto tra fragilità ambientali e pressioni speculative. Di Fabio Valentini.

Montefeltro: un patrimonio di storia, natura e fragilità
Il Montefeltro è un territorio che trasuda storia, considerato una delle culle del Rinascimento e il cui sfondo ritroviamo nei dipinti di Piero della Francesca e di Leonardo da Vinci. Compresa tra l’alta Valtiberina, con il Monte Fumaiolo da cui nasce il fiume che bagna la capitale, e la Valmarecchia che attraversa la Romagna fino al mare e che per convenzione delimita la fine della Pianura Padana e dell’intera Italia settentrionale, questa regione è anche un grande patrimonio ambientale con vere e proprie emergenze naturalistiche: l’Alpe della Luna e il Sasso Simone e Simoncello, numerose aree SIC-ZSC e ZPS appartenenti alla Rete europea NATURA 2000 e una fitta rete sentieristica frequentata ogni anno da tantissimi camminatori, qui nidifica l’Aquila reale ed altra avifauna protetta, qui trova riparo il lupo e il raro gatto selvatico.
È purtroppo anche un territorio fragile: qui negli ultimi anni le alluvioni hanno colpito duramente, con innumerevoli dissesti e frane come evidenziato nel piano di assetto idrogeologico – PAI del Bacino Conca Marecchia oggi facente parte del distretto idrografico del Fiume Po. Inoltre l’intera area è classificata come zona sismica di livello 2, con pericolosità media dove possono verificarsi forti terremoti.
La Strategia Nazionale Aree Interne ha identificato l’Alta Valmarecchia come uno dei territori italiani vocati a sperimentare pratiche di sviluppo fortemente connotate da un approccio partecipativo, mettendo a disposizione risorse economiche per sviluppare progetti in diversi ambiti tra cui i trasporti, il welfare, la scuola. Tutto ciò ha favorito una certa fiducia da parte di associazioni, abitanti, imprese, nell’investire in questo territorio, che da anni dichiara a livello politico la propria propensione alla cura dell’ambiente, del paesaggio, delle filiere corte, dei siti culturali.
L’assalto eolico: speculazione e rischi per il territorio
Qui, proprio qui, nonostante il valore storico-culturale e ambientale dell’area e le difficoltà legate all’assetto idrogeologico, l’assalto eolico oggi si sta concentrando. Un attacco meramente speculativo, che porterebbe interessi economici solo per pochissimi -le ditte proponenti e alcuni proprietari terrieri-, avanzato in totale assenza di coordinamento e pianificazione nella gestione territoriale. Si assisterebbe alla trasformazione dell’intera area in un complesso industriale eolico formato da almeno 60 aerogeneratori di grandissima taglia con impatti enormi sull’ambiente e sulla stabilità dei versanti, trovandosi di fronte ad un concreto rischio di disastro ambientale con previsione di sbancamenti dei crinali al fine della realizzazione di infrastrutture, strade, trivellamenti profondi per reggere le imponenti torri d’acciaio, nell’incredibile obiettivo di impiantarle, oltretutto, a ridosso di aree di dissesto, generando pericoli e minando la sicurezza dell’intero territorio. Si distruggerebbero ettari di bosco, la decarbonizzazione deve passare attraverso l’abbattimento di alberi che forniscono importanti servizi ecosistemici tra cui la cattura dei gas climalteranti?
Un’altra via è possibile: energie rinnovabili e comunità locali
Ribadiamo il concetto a sostegno delle nostre idee: la transizione energetica non può e non deve andare a discapito dei beni comuni, come riporta anche l’art. 41 della Costituzione italiana. Le alternative esistono, ISPRA ha già ben illustrato come in Italia, paese del sole, «sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW, un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile complessiva previsto dal PNIEC al 2030. In generale, data la vasta disponibilità di superfici a minore impatto ambientale, si potrebbe formulare un mix di localizzazioni che non solo risponde alle esigenze energetiche, ma minimizza anche il consumo di suolo». Inoltre le amministrazioni comunali locali, in accordo con le linee di indirizzo regionali, anziché trovarsi ad affrontare progetti calati dall’alto senza le consultazioni pubbliche che la normativa vigente suggerisce, dovrebbero poter avviare un programma di promozione delle energie rinnovabili come alternativa alle fonti fossili sostenendo la nascita di Comunità Energetiche Rinnovabili per l’autonomia energetica e la conseguente riduzione del costo delle bollette per i residenti. Le torri eoliche in progetto si configurano come un corpo estraneo inserito in una comunità territoriale che dovrebbe consapevolmente, senza pressioni ed ingerenze industriali, politiche ed economiche, valutare quale sia la propria vocazione e quali i costi/benefici di ciascun progetto che la riguardi, per consolidarsi e gettare le basi per una progettazione del domani.
Fabio Valentini