“Vocabor Franciscus” (Mi chiamerò Francesco). La lotta contro la cultura dello scarto.
Alcuni si chiederanno perché Mountain Wilderness Italia interviene, e ritiene doveroso farlo, oltre che con le condoglianze, nel merito dei contenuti del pontificato di Padre Bergoglio, papa Francesco 1°. Perché abbiamo condiviso, al di là delle nostre diverse credenze religiose o dei soci agnostici, il percorso di un papa che ha posto come centrale il valore dell’uomo intimamente legato al pianeta che abbiamo la responsabilità di gestire senza togliere opportunità alle generazioni future di vivere una natura complessa, ricca di biodiversità, dispensatrice di bellezza.

Nei commenti seguiti alla morte del papa (ma era accaduto anche negli anni precedenti) i temi dei cambiamenti climatici, del dovere di difendere la natura in ogni sua manifestazione, sono spariti da tutti i media e dai social. Sono spariti i contenuti dell’enciclica “Laudato Si”, i contenuti dell’altra enciclica “Fratelli tutti”. Due documenti che, a differenza del passato, non sono rivolti al dialogo con il solo popolo cattolico e cristiano, ma sono stati indirizzati a tutto il genere umano, agli uomini di “buona volontà” avrebbe ribadito papa Giovanni XXIII°. Solo Carlo Petrini ha diffuso un editoriale specifico sull’enciclica ambientalista. Noi, alpinisti e escursionisti disubbidienti al potere attuale che governa il pianeta, abbiamo il dovere, in una stretta sintesi, di ricordare alcuni passaggi di questo storico papato. Anche perché nelle lotte che ci accomunano ai partigiani, al lavoro che svolge Libera presieduta da don Luigi Ciotti sul tema delle Olimpiadi e delle montagne, noi siamo protagonisti attivi. Laudato Sì è un’enciclica non solo ricca di spiritualità, ma anche testo scientifico che auspichiamo i seguaci del cristianesimo mondiale e l’umanità intera sappiano non solo aggiornare, ma coltivare come programma di vita.
Nell’affrontare la complessità dei messaggi di questo papato non possiamo tralasciare alcune parole cardine, il loro insieme consolida l’eredità che ci è stata lasciata.
Fra tante scegliamo sicuramente fraternità, universalismo, pace, ambiente, migranti e non numeri, poveri, giustizia sociale, lavoro, solidarietà, umiltà, servizio. Ci ha lasciato anche verbi che invitano all’azione: seminare, agire, servire.
Il messaggio forte deriva dallo scritto e dall’esempio di vita del patrono d’Italia, san Francesco, con il suo Cantico delle creature. Il frate già anticipava il dovere di affrontare una “ecologia integrale”, avere cura del creato, e quindi dell’uomo: un messaggio inteso a tenere insieme natura e esseri umani: siamo invitati a intraprendere un nuovo stile di vita
Proprio perché con orgoglio ribadiamo di essere ambientalisti, non possiamo evitare di unire nella riflessione le modalità con le quali si attuano lo sfruttamento sull’uomo e sui popoli e quello sulla natura. Nel concreto, il fallimento dell’economia capitalista, non sta certo creando progresso. La ricchezza dell’enciclica “Laudato si” sta anche nella proposta di relazione stretta, intima tra i poveri e come la povertà tanto diffusa sia legata a quella della fragilità del pianeta. Nell’enciclica troviamo la spiegazione, scientifica, di come sul pianeta tutte le nostre azioni siano fra loro connesse, troviamo forte la critica alla cecità della tecnologia utilizzata più che mai e solo per diffondere e consolidare poteri di pochi sui tanti, su chi non ha diritto di parola, compresa la natura.

Laddove poi papa Francesco, già nella sua prima enciclica, 2013, “Evangelii gaudium”, affermava che questa economia uccide, rafforzava le nostre analisi sullo scandalo del diffondersi della cultura dello scarto. Dello scarto umano (i poveri, i migranti), ma anche dello scarto dei beni del pianeta, dell’assenza di sobrietà nella gestione dei beni. Lo ha ribadito questo concetto dell’economia che uccide ad Assisi nella visita del 24 settembre 2022 denunciando come si consideri l’essere umano come bene di consumo che si può usare e poi gettare…. così venga sostenuta la cultura dello scarto, la negazione del primato dell’essere umano a scapito della qualità del vivere, invitandoci, prima di portare l’uomo a essere un cercatore di beni a soffermarci nel cercare di senso del vivere e dell’agire.
Guardiamo a come stiamo usando le nostre montagne. Le scelte delle politiche locali e nazionali le stanno riducendo a terreni di puro svago, stanno diventando il giardino, il campo giochi adrenalinico delle grandi aree urbane. Rispetto, limite, beni comuni sono termini spariti da ogni analisi. Vi si arriva fin sui ghiacciai con aerei, con elicotteri e motoslitte, le rocce le si circonda di ferraglie (ferrate e impianti), si abbattono foreste, le si invadono con rumori e frastuoni, illuminazioni diffuse, spariscono torbiere e angoli di natura pregiata. In nome di un’economia che uccide e e che sconvolge, in modo irreversibile, ogni valore che sfiora.

Un altro tema del pontificato di papa Francesco è trascurato, o utilizzato solo in titoli a effetto e poi non analizzato. Quando il papa invocava la pace da attuarsi subito anche, specialmente attraverso il disarmo -“disarmare le parole per disarmare le menti e la terra”-, quando ci avvisava, scientificamente, che la terza guerra sta arrivando a pezzetti, ci faceva comprendere che guerra non significa solo dispersione di risorse economiche nelle armi a scapito dei servizi sociali essenziali, che guerra non è solo uccisioni di persone (sempre più civili), ma è anche inquinamento che si diffonde sui vari teatri (vedasi Ucraina, vedasi Gaza e Libano), inquinamento che sarà impossibile bonificare nel tempo. E se terza guerra mondiale ci sarà, causa i riarmi diffusi, qual è il futuro del nostro pianeta e della nostra stessa vita?
Anche forte di queste riflessioni un autore che ci è vicino, Paolo Rumiz, ci invita non solo a studiare quanto ha scritto il papa. Ci dice anche, con forza, che questo è un papa da toccare, in senso fisico, terreno. Cioè sentirlo nostro.
E infatti, cosa ci dice ancora papa Francesco? “Voi siete chiamati a diventare artigiani e costruttori della casa Comune, una casa comune che sta andando in rovina (1 maggio 2019)”. Ritorniamo a portare un pensiero alle migliaia di morti, migranti, sepolti nei mari o nei campi di internamento da noi pagati. Ritorniamo al tema della pace, – “…nessuna pace è possibile senza un vero disarmo!| L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo”- (Messaggio Urbi et Orbi, Pasqua, 20 aprile 2025).
Questo papa ci ha costretti a riflettere sull’urlo dei poveri, su quello dei migranti, su quello del pianeta. Un urlo che deve scuoterci per portarci a agire, subito. Francesco con le sue encicliche ci porta confrontarci con l’umanità intera, si tratta di uno sguardo universale non solo interno al suo credo. Bene ha fatto padre Antonio Spadaro a spiegarci che l’agire di papa Francesco è “una diplomazia sartoriale”. Cioè il tentativo di mettere insieme tessuti diversi per avere come obiettivo la rinascita di un uomo nuovo che agisce in stretta sintonia con il respiro del pianeta. Ci ha lasciato un metodo di lavoro che da tempo Mountain Wilderness prova a sostenere nel rapporto e nell’ascolto verso chi pensa diversamente. Abbiamo tutti presente che “nessuno si salva da solo”. E che le guerre, sia quelle rivolte contro gli uomini che quelle diffuse contro la natura, lasciano sempre un mondo peggiore di come era precedentemente, le due guerre per tutti sono sempre una sconfitta. Per contrastare la cultura dello scarto è necessario l’investimento nella solidarietà, nell’ascolto e nell’azione.
Luigi Casanova